Pace a voi! Così rinasce una comunità

 

Viviamo una società di soli. Siamo tutti molto interconnessi attraverso i social, da Whatsapp a Facebook a Instagram, ma nelle relazioni intime e vitali, quelle che contano, nei rapporti che creano clima sociale e orientano concretamente la nostra vita quotidiana, siamo tutti più soli.
Con chi parliamo dei nostri interrogativi profondi? Con chi ci sfoghiamo di ciò che ci mette alla prova? Con chi comunichiamo l’importanza di certe mete raggiunte, di certi traguardi, di certe scelte che ci stanno davanti? Mettiamo le foto di momenti belli, riceviamo gli auguri di compleanno, certamente…ma quanta solitudine c’è nella vita concreta, di tutti giorni. Ognuno si costruisce la sua agenda, irta di impegni, e alla fine della settimana può dirsi soddisfatto o meno se è risuscito a fare tutto e a farlo bene. La solitudine non è dovuta ad avere più o meno persone intorno, o più o meno likes nei nostri post, ma dal pensare la mia vita in una chiave esclusivamente individuale o, al massimo, familiare, per cui tutto il resto non mi interessa, non mi riguarda, in fondo me ne frego. La paura di compromettermi, di perdere tempo, di fare fatica con gli altri, impegnandomi in qualcosa di più grande di me è alla base di questo atteggiamento.
Anche la comunità dei discepoli di Gesù si trovava un po’ in questa situazione, dopo la morte del loro maestro. Avevano paura di tutto e di tutti e stavano a porte chiuse, loro soli. È in questo contesto che Gesù compare, stando in mezzo a loro. Gesù risponde alla chiusura e all’isolamento dei suoi con tre messaggi.
Il primo è quello della sua posizione fisica, corporea. Egli è in piedi, da vivente e mostra le mani e il costato, dove i sono i segni della sua passione, che non indicano più la sofferenza e la morte, ma anzi l’amore che è fonte di vita e di speranza, perché lui è vivente, risorto. Questo primo messaggio centra subito l’obiettivo: i discepoli lo vedono e ne provano gioia, perché riconoscono Lui, il suo amore, il dono della vita che ha fatto per loro. Lui è il segreto e il cuore del loro stare insieme, della loro comunione e le paure all’improvviso spariscono.
Il secondo messaggio viene dalle sue prime parole, rivolte alla comunità dei suoi discepoli: “Pace a voi”. Non è solo un saluto, è molto di più. È la comunicazione di una pace che supera le solitudini, le chiusure dovute alle paure di ciascuno di noi e porta i discepoli, la comunità a sentirsi più unita, più forte, più piena di speranza e di desiderio di continuare la propria esperienza e testimonianza di fede. A volte nelle comunità ci sono anche asperità, amarezze, dovute a rapporti personali compromessi da piccole, grandi ferite, che non si è mai voluti ricucire. In alcuni casi addirittura delle persone si allontanano da una comunità cristiana, perché la ferita non si richiude e si sentono sole e non comprese dagli altri. Questo allontanamento non dovrebbe accadere se si fosse pienamente convinti che il risorto è davvero in mezzo a noi ed è in grado di dare la pace, ossia di ricucire le ferite e gli strappi e lenire quella solitudine o quel risentimento che possono tenere lontani gli uni dagli altri.
Il terzo messaggio viene dal soffio dello spirito, che ricrea quegli uomini dal profondo del loro cuore. È come una rinascita, un ritornare a quello stadio della giovinezza in cui il futuro è totalmente aperto e in cui si sentono delle energie in grado di vincere tutte le sfide: “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Questa energia è sperimentata da un’intera collettività di persone: è un fuoco che invia, che manda a testimoniare la persona di Cristo, ad annunciare il Vangelo. Se non sentiamo più il crepitare di questo focherello nel nostro cuore e nella nostra comunità, è venuto il momento di attizzarlo, invocando il Signore e il Suo Spirito su di noi, e aprendoci umilmente al perdono e alla gioia!

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