Cos’è il cielo? Una metafora…(omelia sull’Ascensione di Gesù)

 

Cos è il cielo? È una metafora…il cielo di per sé non esiste, perché se andiamo nello spazio l’azzurro diventa buio e l’uomo non può sopravvivere. Il cielo vero, quello che indichiamo quando parliamo di Gesù “asceso in cielo” lo ha creato lui, Gesù stesso, con la sua resurrezione. Prima non esisteva, è il luogo creato dal suo corpo umano risorto, che domina tutta la storia nella piena comunione con Dio Padre. È da questo luogo che Gesù governa la terra e manda i suoi discepoli a testimoniarlo.

“Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra.”  Questo invio di Gesù implica tre cose.

  1. lui ci manda, ci invia. Il nostro essere cristiani non viene da noi, non è una scelta nostra, originariamente. Ma è un dono che abbiamo ricevuto e un invio verso la missione, con tutta la nostra vita. Di fronte agli scoraggiamenti, al senso di impotenza che ci afferra, dobbiamo riaffermare che la missione non dipende da noi, non è una scelta nostra, ma è un dono che abbiamo ricevuto da Gesù risorto.
  2. Lui è il contenuto della nostra testimonianza. Pensiamo di dover dire chissà che cosa o spiegare o insegnare: niente di ciò, ma mostrare con la nostra vita e gioia la potenza della resurrezione di Gesù.
  3. Lui testimonia in noi e attraverso di noi, con quella misteriosa attrazione che viene dalla segreta gioia della lode di Dio. I discepoli stavano sempre nel tempio lodando Dio. La preghiera era il modo privilegiato per entrare in contatto con Dio, proprio dentro alle fatiche, alla difficoltà, al senso di solitudine che li afferrava perché il loro maestro non era più con loro. Quella preghiera li ha portati ad accogliere il dono dello Spirito e a partire per una missione fino ai confini del mondo. A volte qualcuno si lamenta perché si fanno meno cose, non ci sono proposte spirituali, non si prega…grazie a Dio se ci sono questi desideri personali e comunitari di pregare di più. Allora invece di lamentarsi e attendere sempre che qualcun altro, vescovo, prete o diacono che sia, debba prendere l’iniziativa, perché non iniziare davvero a pregare insieme? La Chiesa siamo tutti ed è di tutti…tutti siamo responsabili perché la preghiera e la lode di Dio possano sempre rilanciare la nostra iniziativa e il nostro entusiasmo missionario, che deve arrivare fino ai confini del mondo.

Fino ai confini del mondo? Cosa significa? Non è solo relativa alla geografia…ci sono confini temporali, confini spirituali e confini relazionali che noi ogni giorno attraversiamo. La nostra missione deve giungere in ogni angolo della nostra giornata, del nostro tempo, deve attraversare la consapevolezza di ogni più piccolo gesto del quotidiano, dal fare la spesa, al badare i nipotini, al programmare le vacanze. In ogni cosa entra Dio, con il suo amore, la sua presenza, e ogni cosa fatta con questo Spirito diviene testimonianza.  Poi ci sono i confini spirituali, quelli delle nostre zone d’ombra, oscure: dei nostri sensi di colpa, delle nostre angosce e ansie, delle nostre tristezze e malinconie. Anche lì deve arrivare la sua testimonianza, per afferrarci dal più profondo del nostro cuore e portare la luce e la gioia della resurrezione. Infine ci sono i confini relazionali: relazioni che si sono lacerate e che possono essere rinnovate e ricucite, se non altro con la disponibilità del proprio cuore ad aprirsi e a pregare per le persone verso le quali si ha qualche difficoltà nel rapporto. Anche e soprattutto la pazienza e la mitezza nel ricucire artigianalmente ogni giorno le relazioni e l’amore, e nel portare la pace e la serenità sono una testimonianza di Lui, che arriva fino ai confini di ogni cuore.

Maria aiutaci tu, con la tua preghiera, a dominare tutte le potenze di divisione che ci sono in noi e tra noi, e ad arrivare fino ai confini del cuore, di ogni cuore!

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