La resilienza a Scampia e non solo…

 

Ieri e oggi ho fatto un po’ di attività coi bambini di Scampia, assieme ad un gruppo di giovanissimi e giovani di una parrocchia di Monza.

Li siamo passati a prendere al Lotto P, detto dei Puffi. Io ho avvisato una mamma che saremmo andati alla Villa (il parco comunale). “Riportatemelo qua” mi ha risposto perentoriamente.

Il bambino, Carmine, di 5 anni, vivacissimo, in un quarto d’ora è riuscito a litigare con altri tre bambini: minaccioso e per nulla impaurito li affrontava con aria di sfida.

La stessa aria che un gruppo di sette bambini, capitanati da Ciro, mostravano nei confronti di altri tre bambini, che non erano del nostro gruppo ma erano colpevoli di averci incrociato in senso opposto (e forse di averli provocati con lo sguardo). I nostri magnifici sette li hanno inseguiti e raggiunti in men che non si dica, ignorando completamente i richiami degli adulti. La scaramuccia è terminata con qualche mala parola scagliata ai tre, che non hanno replicato.

“Perché avete fatto questo?”, chiedo a Ciro”eh quelli gridano da lontano ma da vicino stanno zitti!!!”.

Abbiamo giocato un po’ a calcio. Nel pomeriggio il campo era occupato dai più grandi ma Ciro non ha avuto paura di occuparlo e sfidarli. Alla fine se ne è dovuto andare, ma, per la rabbia,  ha trascinato altri suoi amici e sono scappati via”. Inutili i richiami degli “educatori”.

Questi comportamenti sono una chiara imitazione degli adulti, della legge del più forte imparata col latte materno, di una società adulta in cui domina la prepotenza e chi è in grado di incutere un maggiore timore.

In tutto questo è lodevole l’impegno dei gesuiti e di altre realtà con loro, che si impegnano ogni giorno a creare occasioni formative e sociali, ad invitare giovani e adulti a fare attività. È un segno, forse piccolo, ma sicuramente importante anche per le famiglie di Scampia.

Qualcuno ha già fatto crescere nel proprio cuore il seme di questo annuncio evangelico. Altri semi sono destinati a portar frutto in futuro, secondo i tempi di Dio.

“La sua caratteristica più importante era la resilienza” mi ha detto Daniele, gesuita, riferendosi a Fabrizio Valletti, il fondatore del centro Hurtado.

Resilienza è la capacità di ripartire ogni volta, quando la scorza della realtà sembra troppo dura per essere scalfita.

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