Vedi Napoli e poi muori…

Ogni angolo è uno strato di storia che emerge e dialoga con il presente.

Dal barocco maestoso del Gesù nuovo al silenzioso e austero romanico di S. Chiara, fino a giungere, ancora più indietro nella storia alla basilica di San Giovanni maggiore, il cui abside paleocristiano è tuttora ben visibile.

Le varie epoche storiche di sovrappongono e si mescolano, come accade a san Gregorio Armeno, dove un rivestimento ricco e dorato del barocco riempie un complesso risalente al VII secolo. Ancor più radicalmente il complesso monumentale di San Lorenzo mostra le varie età di Napoli, dalla muratura greca e romana alle ricostruzioni medievali, alla basilica sei-settecentesca.

Svevi, Angiò e Borboni hanno lasciato le loro traccie, insieme ai vari ordini religiosi, coi loro santi, Domenicani, Francescani, Gesuiti ecc…

Non si tratta di una ricchezza del passato: tutto a Napoli dialoga con un presente ricco e vitale. Penso soprattutto agli studenti universitari che ho incontrato nella sede centrale dell’università Federico II. Mi è parso di scorgere una potenzialità enorme di futuro in questi giovani vocianti, tra un corridoio e l’altro.

La potenza del Vangelo, che oggi non è diminuita, troverà qualcuno disponibile ad annunciarlo, nel dialogo con questi ragazzi? Sapranno coltivare con responsabilità le competenze che acquisiscono, per il bene della società e non per gli interessi di qualcuno?

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