Sicuri dalle nostre paure (Omelia I Avv Anno C)

Se non lo aspettiamo perché cerchiamo altrove la nostra sicurezza, egli ci potrebbe anche disturbare, potremmo percepirlo come un ladro di notte. Se invece lo attendiamo, se gli apriamo la porta del nostro cuore, egli viene in noi e la sua venuta ogni giorno diviene per noi fonte di dolcezza e sicurezza.

 

 

La routine, il fare le cose, ogni giorno sempre le stesse, rischia di impedirci di conquistare una percezione del senso profondo che ci avvolge. Se facessimo attenzione alle cose che accadono però intorno a noi, alle disgrazie che succedono, dai terremoti agli atti terroristici che insanguinano l’Europa, allora potremmo percepire che la nostra vita è davvero fragile. Ma il nostro rischio è ancora più grave: siamo anestetizzati da tutto quello che sentiamo nei media, come se a noi non riguardasse e andiamo avanti con la nostra routine.

 

Siamo come la generazione di Noè, che non si accorgeva di nulla, finché venne il diluvio e come quella generazione, cerchiamo nella nostra routine umana delle risposte alle nostre paure profonde, qualcosa che ci dia sicurezza. Spesso ad esempio la cerchiamo negli uomini potenti e nelle istituzioni. Salvo poi renderci conto che per lo più la sicurezza vera non dipende da certe scelte politiche securitarie, che sono sempre provvisorie e piene di controindicazioni. Si possono riempire di armi i cittadini per farli sentire più sicuri: ma poi lo saranno davvero?

 

Noi cristiani abbiamo un’altra risposta alla paura, più radicale, perché non si accontenta di rimedi esteriori, ma va al nostro cuore. Svegliatevi dal sonno, la sua venuta è vicina, dice san Paolo nella seconda lettura: cosa significa questo?  Il Vangelo ce lo spiega bene: si tratta della venuta del figlio dell’uomo, di Gesù, che porta a termine e riassume tutta la storia umana. Si tratta dell’instaurazione del Regno dell’amore attraverso colui che ha donato la sua vita per noi, è morto ed è risorto. Se non lo aspettiamo perché cerchiamo altrove la nostra sicurezza, egli ci potrebbe anche disturbare, potremmo percepirlo come un ladro di notte. Se invece lo attendiamo, se gli apriamo la porta del nostro cuore, egli viene in noi e la sua venuta ogni giorno diviene per noi fonte di dolcezza e sicurezza.

 

Se lo accogliamo, saremo come gli ebrei che salivano a Gerusalemme, città della pace. Non vi è città al mondo che abbia conosciuto tante guerre come Gerusalemme, eppure essa è la città della pace, perché rappresenta la rivelazione di un Dio d’amore, che unisce tutti in un Regno di pace. Così dice il rotolo del profeta Isaia:

venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe.

Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.

È il rotolo della Parola di Dio, che oggi leggiamo e che ogni giorno entra nel nostro cuore, ci consola e ci da speranza. Essa fa del nostro cuore il tempio di Gerusalemme, in cui Dio dona la pace, anche in mezzo a tante contraddizioni e segni negativi. E così saremo costruttori di pace nel concreto della nostra vita.

 

Penso oggi, in questo tempo di divisioni, guerre e riarmo delle grandi potenze, ad una persona come Giorgio la Pira, il sindaco santo di Firenze, che fece dialogare tra loro cristiani, ebrei e musulmani, che portò il suo messaggio di pace ai grandi capi di stato e pregò per scongiurare un possibile olocausto atomico.

Questo lo fece non solo perché era sindaco di Firenze, ma perché nel suo fare il sindaco ha messo in gioco la pace del Regno, quella che solo il figlio dell’uomo può donare.

 

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