Beatitudini e guai – Lettura popolare VI TO Anno C

 

Beati i poveri,

perché vostro è il Regno dei cieli.

Gesù si rivela come il servo di Dio che è venuto ad evangelizzare i poveri.  I poveri sono beati perché sono i destinatari privilegiati del Vangelo.

Lettura popolare VI TO Anno C

 

 

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le 4 parole della vocazione

 

 

La parola “chiamata” oggi evoca qualcosa di fastidioso, perché siamo continuamente sollecitati dalle chiamate degli altri, soprattutto al cellulare.

Spesso si usava la parola “chiamata” per indicare la vocazione. Ma cosa significa che Dio ti chiama? In che modo Dio ti chiama? E poi la chiamata è un’esperienza solo dei preti e dei consacrati, o è qualcosa che appartiene a ciascuno di noi?

Vediamo cosa ci dicono le letture di oggi.

Anzitutto il profeta Isaia, che ha una visione nel tempio e prende paura. Poi però Dio gli purifica il cuore perché possa disporsi interiormente ad ascoltarlo. E allora Isaia ascolta l’invito di Dio: “Chi andrà per noi?”. È una proposta di Dio che nasce dal suo “bisogno”: Dio non vuole fare qualcosa senza di noi, senza il suo profeta, e allora egli risponde generosamente: “eccomi, manda me”.  Che cos’è quindi la vocazione? È anzitutto un’esperienza di generosità. È un sentire che Dio mi manda a delle persone precise, perché vuole passare attraverso di me per aiutarle: i figli, i genitori, i familiari, gli amici, i colleghi di lavoro. Io sono mandato a ciascuno di loro, per conto di Dio e gli rispondo: “eccomi, Signore, manda me”, io vado per conto tuo, non per conto mio. Che libertà non avere delle aspettative, mire, ritorni personali e invece essere distaccato, per servire il Signore negli altri! Questo è alla portata di ciascuno di noi, con l’aiuto di Dio. Ci sono poi vocazioni molto personali: Etty Hillesum ha avuto una vocazione particolarissima, che si è compiuta nei campi di concentramento. “L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.” Sì Dio ha avuto bisogno di questa donna generosa per vincere l’odio nazista.

Anche San Paolo ci fornisce un’ulteriore caratteristica della vocazione. Essa è un’esperienza di umiltà. Ci dice San Paolo: “io sono l’ultimo degli apostoli. Eppure ho faticato più di tutti loro!” Interessante, da una parte è umile, dall’altra proclama di fare di più degli altri. Questo significa che l’umiltà non è la virtù di chi si diminuisce per timidezza, paura o pigrizia, ma la virtù di chi riconosce il primato di Dio e del suo amore nella propria vita. Senza di lui e senza il suo amore, io non posso fare nulla. Se cerco di fare qualcosa da me stesso, non riesco, mi svuoto.  Col suo amore posso invece fare tutto! Se riconosco questa dinamica allora sono nell’esperienza della vocazione.

Ancora la vocazione è un’esperienza di fallimento, come è accaduto a Pietro quando ha pescato tutta la notte e non ha trovato nulla. Se non c’è un fallimento, la vocazione non è vera, perché rischia di reggersi solo sulle nostre forze e capacità. Infatti senza mettere davanti a Dio la nostra radicale insufficienza e incapacità, non potremmo distinguere la voce di Dio da quella del nostro orgoglio e rischieremmo di illuderci.

La vocazione nasce infatti dentro ad un sentirsi radicalmente trasportati dalla fiducia in una Parola altra, diversa, che ci viene da fuori e che oltrepassa le nostre capacità: “Sulla tua Parola getterò le reti”. Essa risponde ad un richiamo profondo, che viene dalla vita e si rispecchia nel nostro cuore e nella Parola di Dio e ci porta oltre i confini, oltre il prevedibile, programmabile, prestabilito. Essa disordina le nostre attese preconfezionate e i nostri schemi mentali e ci invita a prendere il largo. Quindi l’ultima caratteristica della vocazione è: fiducia!

Se vi riconoscete in queste quattro parole: generosità, umiltà, fallimento, fiducia, allora siete anche voi nell’esperienza della vocazione. Come vedete, non riguarda solo i preti, ma ciascun uomo senza eccezione.

Lettura popolare V TO Anno C

 

 

Lettura popolare V TO Anno C

 

Lc 5,1-11

Pescatori di uomini

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

I primi tre versetti di questa scena evangelica chiariscono il contesto in cui avviene la pesca miracolosa di Pietro e dei compagni. Gesù sta in piedi presso il lago e predica la parola di Dio ad una folla desiderosa di ascoltarlo, che prefigura tutti i popoli in attesa della parola di Dio proclamata dagli apostoli nel libro degli Atti (cf. Atti 4,31; 6,2.7; 8,14). Questa sfumatura “ecclesiale” viene confermata dal fatto che Gesù sceglie proprio la barca di Simone (Pietro) per sedersi ed insegnare, come se Luca volesse alludere al fatto che nella barca della Chiesa, guidata da Pietro, Gesù è il vero maestro. Al contempo Gesù recupera una distanza nei confronti della folla, perchè lo si può conoscere solo ascoltandone la Parola nella barca della Chiesa.

Con un ordine paradossale e inatteso da parte di Gesù – ossia andare a pescare di giorno dopo che i pescatori hanno faticato invano durante tutta la notte – viene innescata la narrazione del miracolo. Simone dovrà lasciar da parte tutte le sue conoscenze e il suo mestiere per abbandonarsi alla parola del maestro, con un atto di fede pubblico nei confronti di colui che aveva già conosciuto a Cafarnao e che aveva manifestato la sua autorità guarendo indemoniati e malati e, tra essi, anche la sua suocera (cf. Lc 4,38-39). È questa fede pubblica di Pietro nella parola potente di Gesù a rendere possibile il miracolo, che viene descritto da Luca in due versetti in modo da esaltarne la grandezza e giustificare così la fiducia assoluta in lui.

Al cuore del racconto la confessione di peccato da parte di Pietro indica non solo la paura che coglie l’uomo davanti ad una teofania, ad una improvvisa manifestazione del divino (cf. Gdc 6,22) ma anche la consapevolezza profonda di tutta la miseria e impotenza umana e della distanza che c’è tra l’uomo e Dio (Is 6,5). La meraviglia, lo stupore panico manifestato da Pietro Giacomo e Giovanni (v. 9) non è solo un sentimento, ma l’espressione della situazione esistenziale di radicale impotenza dell’uomo a contatto col mistero di Dio.

Gesù non nega questa distanza ma esorta Pietro a non temere, a fidarsi della sua parola che lo chiama a prendere vivi gli uomini.  Solo la parola di Gesù colma la distanza tra Dio e l’uomo e la fede di Pietro in essa lo renderà capace essere pescatore di uomini, in modo unico e straordinariamente fecondo. Il verbo che viene tradotto con “pescatore” (zogrèo) significa “prendere vivi” e si usa in un contesto di guerra per indicare i nemici quando vengono fatti prigionieri senza essere uccisi (cfr. Nm 31,18), oppure può significare qualcuno che viene rianimato e gli viene resa la vita.  Pietro e gli apostoli, come tutti i missionari cristiani, sono coloro che, per mezzo della parola di Dio, saranno in grado di catturare gli uomini per la vita (cfr. At 5,20).

A questo punto i discepoli sono in grado di lasciare tutto, ossia di seguire incondizionatamente Gesù nella sua missione (v. 11). In effetti la parola di Gesù non era rivolta solo a Pietro ma anche agli altri discepoli, come ricorda il plurale “calate le reti” (v. 4). Pietro si pone qui come l’interlocutore che rappresenta il gruppo degli apostoli, chiamati attraverso il miracolo a credere alla Parola di Gesù e a seguirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Il mio incontro con Gesù

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 5,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù sta presso il lago di Gennesaret, che è il teatro della sua prima evangelizzazione e la folla gli fa ressa intorno. Immagino di essere anch’io in mezzo a questa folla: cosa mi affascina di Gesù? La sua parola, il suo volto, l’attenzione che si crea intorno a lui?

-La folla è presente per ascoltare la Parola di Dio. Si tratta della stessa parola di Gesù, che viene da Dio e trasforma la nostra vita. Come mi dispongo all’ascolto della Parola? È per me un incontro con la persona di Gesù?

-I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Le barche sono libere per accogliere Gesù, in un momento semplice e ordinario di vita. L’ascolto della parola è una realtà ordinaria e consueta della mia vita?

– Gesù dalla barca di Pietro insegnava alle folla. Sono convinto di incontrare Gesù nella barca della Chiesa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Pietro e i compagni obbediscono alla parola di Gesù e prendono una quantità enorme di pesci. Lo stupore invade tutti i presenti e Pietro si getta alle ginocchia di Gesù. Mi stupisco della forza della Parola di Dio?

-Tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono. Sono disposto a fidarmi totalmente di Gesù e della sua parola?

  • Cosa dicono i personaggi?

Prendi il largo e gettate le reti per la pesca. Ho obbedito a questo invito di Gesù?

abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Come mi ritrovo nei momenti di sconfitta? Sono in grado di rivolgermi a Gesù?

Sulla tua parola getterò le reti. So fidarmi e affidarmi alla parola di Gesù?

-Allontanati da me, perché sono un peccatore. Che coscienza ho di me stesso davanti al Signore?

-Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Mi sento spinto all’annuncio del Vangelo?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore della vita e la sua parola potente è in grado di dare nutrimento. I discepoli costituiscono la Chiesa, radunata e inviata in missione dalla parola di Gesù.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Gesù e i campanilismi

 

Cos’è il campanilismo e perché si chiama così? È la logica del noi-voi, che costruisce il mio gruppo contrapponendolo agli altri. È ciò che capita quando una nazione cerca di compattarsi contro un’altra, quando una città o un paese rivaleggia con un altro (tipo Rimini e Pesaro) o quando una parrocchia si isola rispetto ad un’altra…non a caso è il campanile ad aver dato origine a questa parola.

Gesù profeta va oltre gli steccati e spezza la logica del campanile. Quando si reca a Nazareth, la sua città, e va in sinagoga dicendo che si è compiuta la parola del profeta Isaia, tutti gli rendono testimonianza, sono felici che il figlio di Giuseppe, uno di loro, possa essere il messia. Ma Gesù citando due famosissimi profeti, Elia ed Eliseo, che il Signore aveva mandato a soccorrere due stranieri, la vedova di Sidone, e il generale siriano Naaman, dice subito ai suoi compaesani che il suo ministero ha l’obiettivo di superare i confini di Nazareth e di Israele, per arrivare dai popoli pagani, fino ai confini del mondo.

Lo Spirito conduce il messia profeta, Gesù di Nazareth, ad annunciare la Parola a tutti i popoli del mondo, senza confini e distinzioni. Ed è proprio questo messaggio a suscitare la rabbia e la violenza dei suoi concittadini, che vogliono farlo fuori, perché sono egoisti e gelosi di Gesù, non pensano a farne dono agli altri.

Noi cristiani oggi siamo davanti ad un bivio, o viviamo come Gesù oppure come i cittadini di Nazareth. Se viviamo come i cittadini di Nazareth, finiremo per cacciare Gesù dal nostro paese e perderemo la nostra fede. Se invece viviamo come Gesù, siamo spinti dal suo spirito di testimonianza, che si concretizza in gesti di amore ed accoglienza, soprattutto dei più poveri, dei bambini, di chi è in difficoltà. Questa accoglienza diventa poi annuncio esplicito della nostra fede in un Dio che si è fatto povero per noi per liberarci. Se Dio attraverso di noi libera i poveri e i bambini dal rischio di morire in mare, poi Dio libererà noi dalle nostre paure, che ci chiudono e ci rendono egoisti, che ci fanno domandare: chi ci difenderà? Ma la nostra identità di popolo, così come la nostra identità di cristiani, si difende solo nella misura in cui si dona, si trasmette agli altri. Così diventa feconda, capace di generare, nuovamente vitale.

A nulla serve tenere il crocifisso nelle aule o fare il presepe in casa se quei valori non si vivono e si trasmettono in modo vitale, concreto, vero. Dobbiamo andare oltre gli steccati di una identità che pretende di essere forte ma in realtà è solo debole, perché si regge sulla paura dell’altro, del diverso.

Tutto il ministero di Gesù, come profeta messia, è rivolto costantemente oltre i confini, per compiere un disegno davvero universale. Così ogni persona e ogni popolo ha un disegno universale! Cosa sono l’Italia, l’Europa? O sono concetti morti legati a eventi del passato o realtà attuali, portatori di valori che si incarnano della vita di oggi, per ogni uomo. Come cristiani siamo chiamati a dare un’anima a questi valori, testimoniandoli con la nostra fede.

 

Lettura popolare IV TO Anno C

lettura popolare iv to anno c

Lc 4,22-30

Il profeta rifiutato

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La parola della Scrittura di Isaia, riportata nel brano precedente, (Lc 4,16-21) si è compiuta nell’atto stesso della sua proclamazione, nell’oggi dell’ascolto (v. 21). Non si tratta quindi solo di un discorso, ma di una parola che è al contempo evento, realtà, storia, salvezza.

La reazione dei nazaretani è inizialmente positiva, a differenza che nel vangelo di Marco e di Matteo, (cf. Mc 6,3; Mt 13,57) dove è presentata come una mancanza di fede. La meraviglia e lo stupore indicano un riconoscimento positivo della grazia dello Spirito Santo che opera in Gesù, anche se i nazaretani non riescono a comprenderne l’origine, perchè pensano a Gesù come al figlio di Giuseppe.

Con due proverbi Gesù oppone l’attesa implicita dei suoi concittadini che Gesù rimanga tra loro («medico, cura te stesso» v. 23) allo scenario molto più vasto e inimmaginabile della sua missione, che arriva fino al mondo dei popoli pagani («nessun profeta è gradito in patria» v. 24).

Con due esempi tratti dalla storia del profeta Elia (1Re 17,7-16) e del profeta Eliseo (2Re 5,17), in cui i profeti sono mandati da Dio in soccorso di una donna e di un uomo stranieri, il Gesù lucano anticipa qui, al principio della sua missione terrena, l’obiettivo ultimo della volontà di Dio, che verrà descritto nel libro degli Atti degli Apostoli, ossia la salvezza di tutti i popoli pagani, fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

È dunque Gesù stesso, proclamando la volontà di Dio fin dall’inizio ai suoi concittadini, a provocare in loro lo sdegno. Essi si sentono scavalcati da quella prospettiva di salvezza per tutti e l’impulso di gelosia li spinge a rifiutare Gesù, anziché rallegrarsi perché i doni di Dio sono per tutti. Così si comporteranno anche i giudei che ricevono l’annuncio del Vangelo da parte di Paolo nel libro degli Atti (cf. At 13,45; 17,5 ecc.).

Il tentativo di uccisione di Gesù da parte dei suoi concittadini (v. 29) rimanda il lettore all’ultimo evento terreno di Gesù, che sarà gettato fuori dalla città (cf. Lc 20,15), per essere crocifisso. Ciò accadrà per un misterioso progetto di Dio che culminerà con la resurrezione e il fatto che Gesù passi in mezzo a loro (v. 30) è un evidente richiamo simbolico al dominio assoluto di Dio sulla storia degli uomini, che si manifesta con la resurrezione di Gesù.

In effetti tale dominio divino si mostra in atto lungo tutto il percorso del Vangelo e degli Atti. Gesù è in cammino da Nazareth a Cafarnao e in tutto Israele, fino ad arrivare a Gerusalemme (Lc 9,51) perché il compimento delle Scritture nella sua morte e resurrezione è necessario, voluto da Dio (Lc 24,26), così che «nel suo nome venga annunciata la conversione per la remissione dei peccati a tutte le genti» (Lc 24,47). Allo stesso modo nessuna potenza umana potrà fermare la corsa della parola di Dio (cf. At 5,39) che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, si diffonderà da Gerusalemme (cf. At 8, 4) per arrivare fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali sono le periferie che incontro quotidianamente?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo sempre nella Sinagoga di Nazareth, dove Gesù ha letto la parola di Isaia e l’ha applicata al presente, all’«oggi» della salvezza.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • I Nazaretani si stupivano delle parole di grazia. Questo stupore non è ancora un segnale di fede, ma almeno una prima indicazione di ascolto. Sono capace ancora di stupirmi di Gesù e del Vangelo? Sono convinto che le parole del Vangelo contengano la grazia dello Spirito Santo?
  • I Nazaretani si riempiono di sdegno e cacciano Gesù fuori. Le motivazioni di gruppo o di classe o di ideologia sono in me più forti di quelle della fede?
  • Gesù passa in mezzo a loro. La potenza di Gesù è quella della resurrezione. Sono consapevole delle straordinarie risorse del Vangelo, molto più potenti della forza cieca del potere?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • «Non è costui il figlio di GiuseppePenso anch’io di conoscere già a sufficienza Gesù?
  • «Nessun profeta è accetto nella sua patria». In quali contesti e circostanze vedo oggi Gesù? Sono in grado di accettarlo?
  • Nessun lebbroso fu guarito se non Naaman il Siro. Sono consapevole che l’annuncio del Vangelo ha un carattere di universalità e oltrepassa confini e steccati?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia universale, molto diverso da come se lo aspettavano i suoi compaesani. Il suo annuncio oltrepassa confini e steccati e si rivolge a tutti gli uomini, di ogni città, paese, cultura e religione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.