Lettura popolare Trinità Santissima

 

 

Lettura popolare Santissima Trinità Anno B

 

 

Mt 28,16-20

La rivelazione della Trinità

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”  ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il gruppo dei dodici, ridotto a undici dopo il tradimento e la morte di Giuda, si reca sul monte in Galilea, come ordinato da Gesù attraverso l’annuncio pasquale delle donne  (28,10). La Galilea rappresenta la terra dei popoli pagani, a cui è rivolto l’annuncio del Vangelo (4,15-17). Il monte  richiama la parola del maestro che compie la legge (5,1) e del Figlio che rivela definitivamente il volto del Padre (17,5).  Essi «vedono» Gesù e gli si prostrano in segno di adorazione, come già avevano fatto le donne (28,9) ma ciò non gli impedisce di avere ancora dei dubbi e delle paure. Sono ancora degli uomini di poca fede (8,26), deboli e insicuri, di fronte alla potenza del male che si è scatenata sul loro maestro.

Solo la parola di Gesù può superare questi dubbi e fragilità, per mezzo di un potere, che è dono del Padre. Egli è infatti il Figlio che con la sua resurrezione ha ricevuto ogni cosa dal Padre suo (cf. 11,27) e in particolare il potere di rivelare e compiere la Sua volontà nel cielo e nella terra (cf. 7,29; 9,6). Egli è il re/messia figlio di Davide, che istituisce il Regno definitivo di Dio nella storia degli uomini, restaurando Israele e rendendolo al contempo segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano. Infatti con questo potere regale Gesù invia i suoi discepoli non più alle pecore perdute della casa di Israele (16,5-6) ma a tutti i popoli, per renderli discepoli con il dono dello Spirito Santo, attraverso il sacramento del battesimo. Essi sono così inseriti dentro al mistero del Figlio e del Padre, rivelato ai piccoli (11,25-26).  Oltre che a battezzare i discepoli sono inviati a condurre con la loro parola gli uomini dentro al mistero del Figlio di Dio. Si tratta di una “mistagogia” ossia di quell’insegnamento che propone ad ogni battezzato la via di una sovrabbondante giustizia, nel compiere la volontà del Padre (cf. 19,21; 5,20.48). L’efficacia di questa missione dipende solo dalla presenza di Gesù, che, in quanto risorto, è l’Emmanuele, il Re/messia-Dio con noi (Mt 1,22-23) per tutti i giorni fino al compimento del tempo.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

I dubbi e le conferme nel cammino di fede

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei discepoli.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 28,16-20 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti tempi, luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande (a scopo puramente esemplificativo, cioè non devono essere poste con qualche ordine particolare, ma servono unicamente all’accompagnatore per suggerire ai partecipanti possibili identificazioni interiori):

 

  •  Qual è il contesto spazio-temporale del racconto evangelico?

-Ci troviamo al termine del Vangelo, in Galilea, lì dove era iniziata la missione del maestro, in un territorio fortemente mescolato con genti pagane. L’orientamento universale della missione di Gesù trova così una definitiva conferma. Quali confini e periferie dell’umano incontro quotidianamente? Qual è la mia Galilea delle genti?

-Gesù dà appuntamento ai suoi discepoli sul monte. Qual è per me, nella mia vita, il monte, ossia il luogo e il tempo in cui incontro Gesù?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

Gesù risorto e i discepoli.  

I discepoli vanno sul monte in Galilea. Mi metto anch’io in cammino per andare dove Gesù mi chiama o perdo i suoi appuntamenti?

I discepoli vedono Gesù e si prostrano. Quale esperienza di Gesù risorto e del Padre nella mia vita? Come lo adoro?

Essi dubitano. Che ruolo gioca il dubbio nel mio cammino di fede?

Gesù si avvicinò. Gesù non ci lascia soli, ma si fa presente e vicino. Mi sento accompagnato dalla Sua presenza e da quella del Padre?

  • Cosa dicono i personaggi?

– a me è stato dato ogni potere. Quale potere Gesù esercita nella mia vita e a quale livello?

Andate e fate discepoli. Mi sento inviato ad annunciare il Vangelo?

Tutti i popoli. Come considero le altre culture e religioni del mondo? Sono aperto a vedere in essi dei semi del Vangelo che possono essere coltivati?

Io sono con voi. Come vivo l’appartenenza al “voi” della Chiesa, del popolo di Dio? Incontro Gesù nel popolo di Dio?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è l’Emmanuele, il messia Dio con noi il Figlio che ci rivela il volto del Padre e con la sua resurrezione il suo Regno inizia ad instaurarsi, attraverso l’annuncio del Vangelo, l’insegnamento dei discepoli e i sacramenti.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

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I due alberi (Omelia Pentecoste)

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La bontà di un albero si vede dai frutti.  Un albero può essere bellissimo, ma se i frutti sono immangiabili o addirittura nocivi…non serve coltivarlo. Un albero può essere piccolo e poco appariscente, come la vite, ma fare frutti buonissimi.

Così ci sono due alberi che possono crescere nel nostro cuore, l’albero della carne e l’albero dello spirito, come dice san Paolo.

L’albero della carne è quello dell’IO che si mette davanti a tutto e a tutti, la propria autorealizzazione contro gli altri. È quello che diceva Sartre, il drammaturgo francese: l’inferno è l’altro. I frutti dell’albero della carne sono le passioni che ci muovono non ad amare, ma a dominare gli altri e ad essere gelosi, invidiosi, arrabbiati.

L’albero dello spirito è quello che nasce, cresce e fruttifica con il dono dello Spirito Santo: i suoi frutti sono l’autorealizzazione nell’amore, che ci apre all’Altro e agli altri. Esso produce frutti di amore. Infatti nel vangelo di Giovanni lo Spirito che Gesù ci manda è il Paraclito, che, tradotto, significa “colui che è chiamato a stare presso di noi”, per condurci alla verità tutta intera, ossia la verità di Gesù, Figlio di Dio, morto e risorto per noi e del Padre che lo ha mandato nel mondo per amore nostro.

Non è una verità astratta, ma una trasformazione profonda del nostro essere, che si manifesta attraverso la consolazione. Essa è accompagnata da sentimenti di pace e gioia, ma non si riduce ad essi, perché, più ampiamente, è caratterizzata da un aumento di fede, speranza e carità. Questa elevazione e potenziamento del nostro essere ha un impatto decisivo nella nostra esistenza, perché ci conduce alla verità della nostra vita, nelle concrete decisioni quotidiane, che ci portano ad attuare la volontà di Dio e a realizzarci in Cristo.

Lo Spirito Santo, che celebriamo a Pentecoste, rafforza e sostiene la nostra responsabilità vissuta nell’amore, nei confronti dei propri cari e di ogni uomo che incontriamo…specialmente dei piccoli e degli anziani. Se l’albero della carne ha fatto nascere una società individualistica, con una grande disgregazione della famiglia a cui oggi assistiamo, chi paga le conseguenze di tutto questo sono i più piccoli, che crescono spesso con deboli riferimenti valoriali e affettivi, perennemente distratti dai continui stimoli della civiltà dell’immagine e poi diventano adolescenti disturbati e insicuri. Lo Spirito Santo può sostenere la comunità cristiana nella quotidiana lotta delle famiglie e per le famiglie. Seguiamolo come Chiesa lì dove ci sta chiamando, a sostenere le famiglie, specialmente quelle giovani!

Lo Spirito Santo rafforza e sostiene anche la responsabilità nelle grandi decisioni, che rimuovono gli ostacoli alla piena realizzazione della persona. Preghiamo perché chi da cristiano ha responsabilità politiche, lo faccia con grande dedizione rispetto ai nodi cruciali del nostro tempo, uno dei quali è certamente il lavoro per i giovani.  Un lavoro che, pur non essendo così statico e fisso come una volta, garantisca tuttavia quella stabilità che permetta ai giovani di sostenere un progetto familiare nella loro vita. E insieme alla stabilità si richiede anche sicurezza sul lavoro, in un tempo in cui, malgrado le leggi e il lungo cammino fatto dalla società occidentale, si assiste purtroppo ad un aumento di morti e tragedie sul lavoro.

Così l’albero dello Spirito, cresciuto nel cuore di ognuno, darà frutti buoni e abbondanti anche nella società.

 

La vita come un’unica passeggiata (omelia ascensione)

 

 

Non avevo mai colto bene come oggi che Gesù invia i suoi discepoli ad annunciare il Vangelo non solo ad ogni uomo, ma a tutta la creazione (la traduzione più corretta infatti non sarebbe “ad ogni creatura”, ma “a tutta la creazione”).

Questa osservazione mi ha portato a riflettere sul Vangelo, come un seme che è destinato a trasformare, attraverso l’umanità, anche ogni essere vivente e tutto il cosmo, le galassie e l’universo!

Oggi infatti meditando sull’ascensione di Gesù, scopriamo come nel Vangelo la nostra umanità sia riplasmata ed elevata al cielo, non come una realtà astratta, ma come la creazione stessa riempita di Dio. Nell’umanità che Gesù risorto porta in cielo, c’è la pienezza, il compimento di tutta la creazione, di tutto il cosmo.

Da questa intuizione ricavo tre aspetti.

  1. l’ascensione al cielo di Gesù ci dice che l’uomo è misurato non dalla natura di cui è composto, ma da Dio, cioè il suo fine è la comunione con Dio. Non il piacere, non il potere, non il successo, non la procreazione, non la famiglia, nemmeno il lavoro: questi sono tutti mezzi, ma il fine è arrivare a Dio. Un uomo felice, adulto realizzato è quello che è in cammino con Dio. Questo può accadere anche in situazioni molto difficili, come quella di Etty Hillesum, che proprio nei campi di concentramento nazisti realizza la pienezza del suo essere donna e raggiunge vette altissime di spiritualità. Ella afferma nel suo diario: “Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata.”
  2. in Cristo asceso al cielo vediamo che l’uomo è destinato a trovare in Dio quella pienezza che dà equilibrio e armonia anche al suo rapporto con la natura, con la creazione. Un cristiano dovrebbe vivere in profondità questi valori di integrazione e rispetto della natura, a partire da un rapporto diverso con il tempo, che tiene insieme riposo e lavoro, attività e contemplazione. Oggi si sperimenta un ritmo frenetico che spesso non lascia spazio al gusto delle cose, delle relazioni, alla riflessione. Al contempo la società tende ancora a vivere nell’accumulazione e nello spreco. Siamo chiamati ad un cambiamento nel nostro stile di cristiani, a partire dalle piccole cose di ogni giorno, come il prendere meno la macchina e più la bicicletta, spendere del tempo per fare la raccolta differenziata, non sprecare né buttare cose, saper godere dell’arte, della storia e della cultura, e cogliere ogni cosa come un’opportunità per dare lode a Dio.
  3. Da noi sta iniziando in questo periodo per molti la stagione, che vuol dire, per chi vi lavora, non aver più tempo per nient’altro. Occorrerebbe cercare forme più sostenibili, anche di lavoro, per riplasmare la nostra economia e quindi la nostra vita. Non è solo questione del tempo che manca per andare a messa (anche se anche questo è un aspetto certamente non trascurabile per chi intende vivere da cristiano!). Siamo chiamati ad una stagione di ripensamento globale dei nostri stili e abitudini consolidate: fondare la nostra economia, anche turistica, non sul consumo di esperienze e sull’accumulo dei numeri, ma sulla relazione umana, sulla bellezza del territorio e delle persone, sulla storia, sulla cultura. Anche per di qui passa l’annuncio del Vangelo!

 

Lettura popolare Ascensione di Gesù Anno B (Mc 16,15-20)

 

 

Lettura Popolare Ascensione – anno B

 

Mc 16,15-20

Il risorto “preso in alto”

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La pericope ritagliata dalla liturgia per la domenica dell’ascensione dell’anno B presenta i versetti conclusivi del Vangelo di Marco. Si tratta del secondo quadro dell’epilogo del Vangelo (vv.15-20): nel primo quadro si trova una sintesi delle apparizioni di Gesù ai discepoli (vv. 9-14); nel secondo c’è un discorso di commiato (vv. 15-18), l’assunzione e intronizzazione di Gesù (v. 19) e l’esecuzione dell’invio in missione da parte dei discepoli (v. 20).

Il discorso di commiato può essere ulteriormente suddiviso in due parti: l’invio (vv. 15-16) e i segni che contraddistinguono la missione (17-18).

L’annuncio del Vangelo è al cuore dell’invio di Gesù. Si tratta per i discepoli di annunciare il Regno di Dio (cf. 1,14-15), come già aveva fatto Gesù, solo che ora questo annuncio ha come contenuto la morte e resurrezione di Gesù e ha una destinazione universale (cf. 13,10; 14,9). Esso deve attraversare tutto il mondo e deve rivolgersi a «tutta la creazione» (v. 15).  Tale annuncio ha dunque una valenza cosmica, ed è in grado di attraversare e trasformare l’uomo e il mondo, nella globalità dei suoi elementi, con due possibili scenari: o l’accoglienza di fede e il battesimo oppure il rifiuto e il giudizio (v. 16). Il carattere definitivo dell’annuncio evangelico dopo la morte e resurrezione di Gesù è dovuto ad una salvezza ormai non più dilazionabile. Essa si manifesta in segni miracolosi, che già avevano caratterizzato il ministero storico di Gesù, come ad esempio il cacciare i demoni (cf. 1,34.39) o l’imporre le mani ai malati (cf. 6,5).  Si aggiungono ulteriori segni come il parlare in altre lingue (cf. At 2,4) o prendere in mano i serpenti, come Paolo che, morso da una vipera, ne esce guarito (At 28,3-6). Con un linguaggio molto vicino a quello di Luca (cf. Lc 10,19), questa finale marciana descrive il carattere cosmico dell’annuncio evangelico, che si manifesta nella forma di un dominio sulle forze di morte operanti nella creazione, grazie alla potenza della resurrezione.  I segni infatti sono compiuti “nel suo nome”, ossia nel nome di Gesù risorto (v. 17).

In modo simile agli Atti questa finale descrive poi l’ascensione di Gesù (cf. At 1,9-11) che è stato “preso verso l’alto” (v. 19). Qui viene usato un verbo di voce passiva, che sottintende l’azione di Dio. È Dio che lo ha elevato a sé ed egli, messia sofferente, ora è intronizzato alla destra del Padre (cf. 14,62), secondo le promesse dei Salmi messianici (cfr. Sal 110,1; 8,7). Ora egli condivide l’autorità del Padre sulla storia e può aiutare la missione dei suoi discepoli (v. 20). Il frutto universale della Parola infatti è infatti assicurato dalla cooperazione di Gesù risorto, attraverso i segni che l’accompagnano.

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Sperimento la potenza della Parola di Dio nella mia vita?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 16,15-20. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Annunciate il Vangelo a tutta la creazione: mi sento inviato anch’io da Gesù ad una missione universale?
  • Chi non crede verrà condannato: come mi pongo rispetto al carattere decisivo della testimonianza evangelica? Sono consapevole della mia responsabilità?
  • Nel suo nome: i segni di vittoria contro la morte sono fatti nel nome Gesù. Credo che in questo nome è contenuta la potenza della resurrezione, che opera non magicamente, ma realmente nella mia vita?
  • È stato elevato in alto: il mio rapporto con Gesù è con una persona vivente, che opera dappertutto, nella storia e nella mia vita?
  • Confermando la Parola: sono convinto che la Parola di Dio è viva, perché in essa opera il Risorto?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

Lettura popolare VI Pasqua Anno B

 

 

Lettura Popolare VI Pasqua – anno B

Gv 15,9-17

Vi ho chiamato amici!

 

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questi versetti che la liturgia offre (15,9-17) costituiscono la continuazione del discorso sulla vite vera (15,1-8).  Se nei versetti precedenti l’immagine della vite e dei tralci sottolinea l’appartenenza reciproca dei discepoli in Gesù e di Gesù nei discepoli, in questi versetti (9-17) emerge la natura di questo legame, che rende possibile il rimanere in Gesù: l’amore. Gesù esplode infatti in un grido di esortazione alla cui luce vanno interpretati tutti i passaggi successivi del suo discorso: “Rimanete nell’amore, il mio!” (v. 9).  Gesù rivela qui anche l’origine di tale amore: il Padre. L’amore tra Gesù e i discepoli è lo stesso amore che lega Gesù e il Padre suo (v. 10). Anzi, potremmo dire che l’amore del Padre e del Figlio è la fonte del legame tra Gesù e i suoi discepoli, e rende possibile una comunione delle volontà: osservare i comandamenti infatti significa che tale amore non può ridursi al sentimento, ma riguarda la decisione di rimanere unito a lui, esercitando l’amore nei confronti degli altri (cf. v. 12.17).

Gesù evoca qui la sua morte, come testimonianza suprema di un dono volontario (v. 13). Solo l’amore per gli amici può rendere ragione della croce! Ma chi sono questi amici? Si potrebbe risalire ad Abramo e Mosè (cf. Is 41,8; Es 33,11) a cui Dio ha comunicato intimamente il suo disegno di salvezza: in effetti anche per Gesù l’amicizia è il frutto di una comunicazione, di una conoscenza del mistero di Dio, che inserisce ogni uomo nella rivelazione che il Figlio fa del suo rapporto con il Padre (“ciò che ho udito dal Padre mio”, v. 15).   Questi amici non si scelgono tra di loro, come capita nelle relazioni umane, ma vengono costituiti tali da una scelta che parte dalla libera e gratuita iniziativa di Gesù (v. 16), che sceglie solo alcuni, perché attraverso di essi tale comunicazione di amore possa raggiungere ogni uomo. Va interpretato così il frutto che essi portano e che dovrà rimanere (v. 16): l’amico di Gesù è in grado di fare anche opere più grandi di quelle che ha fatto lui (cf. 14,12-13), opere che orientano la storia al suo compimento, ossia il raduno di tutti i figli di Dio dispersi, nella gloria del Padre e del Figlio che si è manifestata sulla croce (cf. 12,27-33). Il segno di questo compimento sarà la gioia del Figlio che si trasmette ai discepoli (v. 11).  La gioia infatti è sempre il segno della pienezza e compimento delle promesse di Dio nell’annuncio evangelico: è la gioia del Vangelo (cf. At 8,8; Gv 4,36).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.(15 minuti)

Questa  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura. Posso considerarmi amico di Dio? Quali ostacoli interiori mi impediscono eventualmente di considerare appropriata l’immagine dell’amicizia per descrivere il mio rapporto con Dio?

 

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 15,9-17 (10 minuti).

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

-come il Padre mi ha amato: questo amore si è manifestato una volta per sempre sulla croce. Percepisco la croce di Gesù come un dono d’amore?

rimanete nel mio amore. Sento l’amore di Dio per me? Lo accetto, lo accolgo, vi rimango anche nelle difficoltà?

-se osserverete i comandamenti. I comandamenti riguardano l’amore per gli altri. Quali decisioni e atteggiamenti concreti sono conseguenti a tale obbedienza?

la mia gioia sia in voi. Dentro alle paure e difficoltà sento la gioia del Vangelo, che mi porta ad annunciarlo?

dare la propria vita per gli amici. Vi ho fatto conoscere tutto ciò che ho udito dal Padre. Considero la Chiesa come il luogo di questa intima conoscenza del dono che Gesù ci ha fatto?

– io vi ho scelti. Provo a ripercorrere il mio cammino di fede fino ad ora, e avverto non il mio protagonismo, ma l’iniziativa di Gesù?

– perché andiate e portiate frutto. Quale orientamento missionario emerge nel mio cammino?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.