Lettura popolare Pentecoste Anno C

 

Lettura popolare Pentecoste Anno C

Gv 14,15-16.23-26

Il dono del Paraclito

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa pericope liturgica ritaglia due passi del c. 14 del Vangelo di Giovanni, che riguardano entrambi l’invio dello Spirito Santo.

In questo passo l’evangelista collega l’amore dei discepoli a Gesù con l’osservanza dei suoi comandamenti (cf. v.15.21.23.24). Come il popolo di Israele è chiamato ad amare ed osservare i comandamenti di Dio per rimanere nella sua Alleanza (cf. Dt 7,9), così che Dio possa costituire la sua dimora in mezzo al popolo (cf. Es 25,8; Ez 37,27), allo stesso modo il discepolo dovrà osservare i comandamenti di Gesù, ossia la sua parola (v.15.23), perché Gesù e il Padre possano prendere dimora nel discepolo, abitando nel suo cuore.

Qui non si tratta di alcuni comandamenti in particolare, anche se si potrebbero citare alcune esortazioni di Gesù particolarmente care a Giovanni, come l’amore fraterno (cf. 15,12) o il lavarsi i piedi gli uni gli altri (cf. 13,34). Più globalmente i comandamenti di Gesù sono “la sua parola”, quella che egli ha ascoltato dal Padre, ossia l’intera opera che il Padre gli ha dato da compiere, il dare la vita nella morte per poi riprenderla nella resurrezione (cf. 12,49). Ascoltare questa “parola” pronunciata da Gesù, ossia il mistero della sua vita, come abbassamento nell’ incarnazione e ritorno al Padre nell’innalzamento della morte, è per Giovanni avere fede nella persona di Gesù, inviata dal Padre (cf. 6,28).

Nella fede del discepolo, che accoglie in sé la dimora del Padre e del Figlio, accade quindi un ulteriore dono, lo Spirito Santo, che corrisponde al desiderio di Gesù e alla sua richiesta al Padre. Il Paraclito, colui che “è chiamato a stare presso” i discepoli ha un primo e fondamentale compito, “di stare con noi per sempre” (v.16). Dopo la partenza di Gesù, che fino a quel momento è stato con i suoi discepoli (cf. 14,9), sarà lo Spirito a rendere presente Gesù nel cuore di colui che lo ama e osserva la sua parola (v. 23), prolungando in tutta la sua vita quell’amore gratuito e originario che riceve da Dio. Questi è il vero discepolo di Gesù, è colui nel cui cuore si stabilisce il tempio spirituale, la dimora eterna del Padre (cf. Ez 37,26-27; Zc 2,14).

Anche nel secondo brano dunque (vv.23-26) si parla del dono dello Spirito Santo. Come può il lettore del Vangelo di Giovanni, invitato a divenire discepolo di Gesù, osservare la Sua parola se Egli non è più presente fisicamente con lui (v. 25)? Solo grazie all’invio dello Spirito paraclito che ricorderà tutte le parole di Gesù fino al termine della sua vita pubblica (12,36). Egli infatti è «colui che è chiamato a stare presso» i suoi discepoli per insegnare e far ricordare. Si tratta di due verbi di cui il secondo (far ricordare) serve a chiarire il precedente (insegnare). L’insegnamento del paraclito implica il riferimento alla parola di Gesù, intesa non solo come annuncio orale, ma come l’intera rivelazione che è costituita della sua vita, morte e resurrezione. Il mistero pasquale è precisamente quella verità tutta intera in cui lo Spirito ha il compito di introdurre il discepolo (cf. 16,13), così da renderlo in grado di interpretare in modo nuovo le parole di Gesù (2,21-22).

Lo Spirito non può che condurre a Gesù, dal momento che è stato inviato da quello stesso Padre che ha inviato suo Figlio (v. 26; cf. 24), più grande di lui unicamente nel senso che è lui ad inviarlo (v. 28 cf. 13,16).

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,16-17.23-26 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli prima di partire. La sua partenza è infatti imminente (cf. v. 25.28) ed egli intende rassicurarli, cacciare il loro turbamento e dare loro la sicurezza che ci sarò sempre qualcuno accanto a loro, lo Spirito Santo. Sento questa compagnia nella mia vita?

 

Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono Gesù, i discepoli, il Padre e il Paraclito.

-Amare significa osservare i comandamenti di Gesù e la sua parola». Si tratta di un ascolto attivo, di un essere discepoli, avendo fede in lui. Ho fede in Gesù? Aderisco con tutta la mia volontà, memoria e intelligenza alla Sua Parola? La medito quotidianamente?

-Il Padre è colui che ama e insieme al Figlio prende dimora nel credente. Come preparo il mio cuore e la mia interiorità ad essere luogo accogliente per ospitare la presenza di Dio?

-Il Paraclito è colui che sta con noi per sempre. Ho consapevolezza di non essere mai abbandonato da Dio?

-Vi insegnerà e ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Cerco e invoco lo Spirito Santo? Come ne seguo gli impulsi e le consolazioni interiori?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Nello Spirito siamo chiamati ad entrare nell’amore tra il Padre e il Figlio. La consolazione dello Spirito è una realtà permanente, che mi accompagna con il dono della serenità e di un equilibrio di fondo e mi aiuta nel discernimento concreto della vita.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). Lettura popolare Pentecoste Anno C
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Lettura popolare Ascensione di Gesù

 

 

Lettura popolare Ascensione Anno C

 

At 1,1-11; Lc 24,45-53

Gesù risorto ascende al Padre

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

N.B.: è possibile scegliere anche solo At 1,1-11 per la preghiera. Sarà tuttavia bene tenere presente anche l’altro racconto, pur senza leggerlo nel dettaglio.

 

Lc 24,45-53 è parallelo a At 1,1-11. Si deve compiere la promessa del padre (At 1,4; Lc 24,49) sui discepoli, che saranno così rivestiti di potenza dall’alto (At 1,8; Lc 24,49), per divenire testimoni di Gesù risorto (At 1,8; Lc 24,48) in Gerusalemme e in tutti i popoli fino ai confini della terra (At 1,8; Lc 24,47). Inoltre viene descritta l’ascensione in cielo di Gesù sia in Lc 24,50-51 sia in At 1,9-11. In questo modo Luca aggancia direttamente l’inizio del libro degli Atti con la fine del suo Vangelo (cf. At 1,1-2) mostrando l’intenzione di comporre una sola grande opera in due volumi. Tale narrazione risponde ad un disegno teologico globale, che vede nell’ascensione di Gesù al cielo uno snodo fondamentale, attraverso il quale culmina la storia precedente, quella riguardante le azioni e l’insegnamento di Gesù (cfr. At 1,1) e prende avvio una nuova fase, quella della Chiesa. Se Gesù sale al Padre, ora Egli può condividere coi discepoli la Sua sovranità sulla storia e divenire il primo agente della missione della Chiesa. Da questo momento in poi i discepoli saranno suoi testimoni, inviati da lui ad annunciarlo – grazie alla potenza dello Spirito Santo che riceveranno il giorno di Pentecoste – da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra.  Ecco riassunto, in poche parole, tutto l’itinerario degli Atti degli Apostoli, che termineranno con l’annuncio del Vangelo portato da Paolo in catene fino a Roma (cf. At 28).

Nei v. 9-11 Luca descrive in modo piuttosto dettagliato, secondo il gusto dell’epoca, l’evento dell’ascensione di Gesù. Egli traduce in una forma narrativa la fede della comunità cristiana, che esprime attraverso brevi formule l’esaltazione del Risorto (cfr. 1 Tm 3,16; 1 Pt 3,19.22; Ef 4,8-10). La nube che sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli assume una duplice funzione, narrativa e simbolica. Dal punto di vista narrativo essa indica un passaggio fondamentale che si verifica da qui in poi, e cioè che Gesù non sarà più visibile fisicamente dai suoi discepoli, per tutta la storia della Chiesa (cf. 1,11). Simbolicamente la nube rappresenta la vicinanza di JHWH, che è presente ma di cui tuttavia non si può vedere il volto rimanendo in vita (cfr. Es 13,21; 24,16.18; 33,18-23.34,5-9). Anche Gesù quindi assunto definitivamente nella sfera del Padre, non si può più vedere fisicamente, ma rimane sempre accanto ai suoi discepoli. Ma la nube è un elemento transitorio, che non ricomparirà più. In quale modalità dunque Gesù si farà presente? La successiva scena degli angeli può chiarircelo meglio.

I discepoli si fermano a vedere Gesù asceso al cielo (v.10), forse allo stesso modo in cui il profeta Eliseo era rimasto a guardare il cielo mentre Elia vi saliva sospinto da un carro, per poter ricevere i due terzi del suo spirito profetico (cfr. 2 Re 2,9-10.12). Qui tuttavia i discepoli non hanno più bisogno di guardare per ricevere lo Spirito di Gesù (v.11), perché sarà lui stesso ad inviarlo su di loro. Gesù, invisibile ai loro sguardi, sarà così sempre presente per mezzo dello Spirito e li invierà e guiderà a testimoniarLo fino ai confini della terra.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: At 1,1-11

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto temporale del racconto evangelico?

Gesù si mostra vivo agli apostoli dopo la sua passione, con molte prove. L’esperienza della resurrezione, sebbene misteriosa, è tuttavia reale e viene definitivamente sancita dal dono dello Spirito, come compimento della promessa del Padre (v. 4). Come mi pongo davanti a questo mistero?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

Gesù e gli apostoli.

-Gesù fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Gesù da ora in poi appartiene definitivamente alla sfera del Padre ed è in ogni luogo e in ogni tempo della storia. Ho gli occhi della fede per vederlo?

-Gli apostoli fissano il cielo. Pensano di vedere ancora Gesù nella forma in cui lo vedevano e conoscevano prima. Anch’io a volte mi fisso su certe “forme” della fede (una preghiera fatta in un certo modo, una certa liturgia…) pensando di incontrare Gesù solo in quella “forma”. Sono aperto a incontrare Gesù in ogni esperienza della vita?

  • Cosa dicono i personaggi?

-Gli apostoli chiedono conferma a Gesù sul tempo in cui ricostruirà del Regno di Israele. La nostra impazienza di vedere segni realizzati è grande. Mi fido del disegno nascosto del Padre?

-Gesù afferma che i discepoli riceveranno la forza dello Spirito Santo. Come percepisco l’opera dello Spirito Santo nella mia vita?

-“Di me sarete testimoni”: testimoni inviati da Lui, che parlano di Lui e del mistero della Sua resurrezione con la loro vita. Come testimonio Gesù risorto?

Fino ai confini della terra: il carattere universale di questa testimonianza indica la globalità della testimonianza della resurrezione in tutta la mia vita. Ne sono consapevole?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù asceso al Padre è ora Signore della storia e conduce gli apostoli e la Chiesa in un percorso di testimonianza senza confini, con la forza dello Spirito Santo. Quale immagine di Chiesa ho, a confronto con questa Chiesa degli Apostoli narrata da Luca?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).

Lettura popolare VI Pasqua Anno C

Lettura popolare VI Pasqua Anno C

 

 

Gv 14,23-29

Il dono del Paraclito

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La solenne affermazione di Gesù al v. 23 costituisce a riposta di Gesù ad una domanda del discepolo Giuda, non l’iscariota (v. 22, escluso dalle scelte della redazione liturgica): «Signore, come avviene che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Il dubbio del discepolo nasce dal contrasto esistente tra l’esperienza della passione, pubblica e universale, e quella della resurrezione, limitata ad un piccolo gruppo di testimoni. Gesù risponde affermando che la sua manifestazione non avviene attraverso una comparsa inequivocabile e spettacolare, magari alla fine del mondo, ma nel presente della fede dei suoi discepoli. La venuta di Gesù è quella che accade nel cuore di colui che lo ama e osserva la sua parola (v. 23), ossia che prolunga in tutta la sua vita quell’amore gratuito e originario che riceve da Dio. Questi è il vero discepolo di Gesù, è colui nel cui cuore si stabilisce il tempio spirituale, la dimora eterna del Padre (cfr. Ez 37,26-27; Zc 2,14).

Come può il lettore del Vangelo di Giovanni, invitato a divenire discepolo di Gesù, osservare la Sua parola se Egli non è più presente fisicamente con lui (v. 25)? Solo grazie all’invio dello Spirito paraclito che ricorderà tutte le parole di Gesù fino al termine della sua vita pubblica (12,36). Egli infatti è «colui che è chiamato a stare presso» (trad. letterale del termine  «paraclito») i  suoi discepoli per insegnare e far ricordare. Si tratta di due verbi di cui il secondo (far ricordare) serve a chiarire il precedente (insegnare). L’insegnamento del paraclito implica il riferimento alla parola di Gesù, intesa non solo come annuncio orale, ma come l’intera rivelazione che è costituita della sua vita, morte e resurrezione. Il mistero pasquale è precisamente quella verità tutta intera in cui lo Spirito ha il compito di introdurre il discepolo (cf. 16,13), così da renderlo in grado di interpretare in modo nuovo le parole di Gesù (2,21-22).

Lo Spirito non può che condurre a Gesù, dal momento che è stato inviato dal quello stesso Padre che ha inviato suo Figlio (v. 26; cf. 24), più grande di lui unicamente nel senso che è lui ad inviarlo (v. 28 cf. 13,16). La gioia e la pace del discepolo consistono nel sentire che tutta la rivelazione di Cristo, racchiusa dai verbi andare e ritornare (andare = mistero pasquale e ritornare = venuta alla fine dei tempi v. 28) dipende dal Padre e dalla sua infinita e sovrana magnanimità. Il Padre infatti è per eccellenza colui che ama (cf. v. 23; 15,9) e che invia (v. 24.26), ossia che dona senza riserve la comunione con sé (v. 23).

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)      I miei timori e le mie paure nel cammino della fede

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 14,23-29 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli prima di partire. La sua partenza è infatti imminente (cf. v. 25.28) ed egli intende rassicurarli, cacciare il loro turbamento e dare loro la pace (v.27):egli infatti ritorna nella fede dei suoi discepoli. Percepisco la pace che solo il Signore mi può dare?

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono Gesù, i discepoli, tra cui Giuda (v.22), il Padre e il Paraclito.

-La rivelazione di Gesù si manifesta ai discepoli e non in modo spettacolare a tutto il mondo: quali pretese nutro nei confronti del cammino delle persone e dei frutti visibili del Vangelo?

-Gesù afferma: «se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola». Si tratta di un ascolto attivo, di un essere discepoli. Mi ritengo discepolo di Gesù? Come vivo l’adesione alla Sua Parola nella mia vita?

-Il Padre è colui che ama e insieme al Figlio prende dimora nel credente. Come preparo il mio cuore e la mia interiorità ad essere luogo accogliente per ospitare la presenza di Dio?

-il Paraclito vi insegnerà e ricorderà tutto ciò che vi ho detto. Cerco e invoco lo Spirito Santo? Come ne seguo gli impulsi, nelle decisioni concrete della mia vita?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Il Padre è colui che ama e invia il Figlio e lo Spirito Santo, per la fede del credente (v. 29). Come vivo il mio rapporto con il Padre? Quali difficoltà, dubbi o punti di forza?

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).

Lettura popolare V Pasqua Anno C

Lettura popolare V Pasqua Anno C

Gv 13,31-35

Il comandamento dell’amore

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere”   ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù ha appena intinto un boccone e l’ha dato a Giuda, intimandogli di fare subito ciò che deve (13, 26-29). Giuda se ne è andato di notte a tradire il suo maestro (v. 30).  Ormai è giunta l’ora della morte di Gesù che egli ha già descritto come l’ora della sua glorificazione (12,23.28) in cui Gesù sarà innalzato da terra sulla croce, per attirare tutti a sé (12,32-33), avendo vinto definitivamente il principe di questo mondo, Satana (12,31).  Si comprende quindi l’affermazione di esultanza di Gesù a riguardo di quest’ora: “Ora è stato glorificato il figlio dell’uomo e Dio si è glorificato in lui”. Con il tradimento di Giuda inizia a compiersi il mistero della risalita del Figlio dell’uomo al Padre (3,13-14; 6,62) e questo ritorno è definito come una glorificazione non solo del Figlio dell’uomo, ma anche di Dio Padre in lui (vv. 31-32). È Dio Padre, sorgente ultima di ogni agire e di ogni essere, che manifesta la sua gloria nel figlio dell’uomo (v. 32) elevato sulla croce. Ci dovremmo chiedere tuttavia in che senso la croce costituisce una gloria più grande di quella che già il Figlio possiede da sempre con il Padre. La differenza che la croce determina dal punto di vista della glorificazione del Figlio e del Padre è costituita dalla partecipazione di tutti i credenti, attraverso il Figlio alla vita stessa di Dio. Infatti con la croce del Figlio dell’uomo Dio ha deciso di manifestare la sua gloria agli uomini e di attirarli definitivamente alla comunione con sé (12,32). La comunione di tutti gli uomini con Dio e tra di loro è dunque l’ultima e definitiva manifestazione della gloria e ciò sta per accadere dal momento che si compirà con l’elevazione di Gesù in croce («subito»).

Ora Gesù sta per andarsene e il muro costituito dalla morte costituirà un’innegabile separazione dal mondo e dai discepoli (cf. 7,33;8,21). Essi non possono capire per ora, come già i Giudei, dove egli ritorna, perché non sono in grado di seguirlo. Tuttavia, come un patriarca (cf. Gn 50,24) Gesù vuole lasciare ai discepoli il suo testamento, nella forma di un dono che li renderà capaci di vivere come lui ha vissuto.

Il nuovo comandamento che Gesù dona mentre sta per andarsene e ritornare al Padre con la sua morte, è l’amore reciproco nella forma in cui Gesù lo manifesta sulla croce. È nuovo perché, come la nuova alleanza in Geremia (Ger 31,31-34), il comandamento non è scritto solo esternamente ma proprio nell’intimo del cuore. Dunque non si tratta di un’imitazione esterna di Gesù da parte dei discepoli, che con le loro forze non potrebbero fare nulla, ma di una potenza che verrà loro donata intimamente e che li renderà capaci di vivere come Gesù. Quello stesso amore con cui il Figlio ama i suoi discepoli, fino a morire per loro, rende infatti possibile la comunione dei discepoli di Gesù tra di loro e costituisce un segno di riconoscimento per tutti gli uomini (vv. 34-35). La potenza della croce, di attirare tutti gli uomini a Dio, si manifesta ora grazie alla testimonianza d’amore dei discepoli, gli uni per gli altri. I rapporti di comunione e di amore all’interno della comunità cristiana dovrebbero essere il segno potente di una qualità di vita alta e straordinariamente diversa dalle logiche del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti) La comunità cristiana come luogo di relazioni sempre rinnovate dall’amore?

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 13,31-35 (10 minuti)

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

 

  •  Qual è il contesto geografico e temporale del racconto evangelico?

Siamo nel luogo della cena, dove Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli e ha appena consegnato il boccone intinto a Giuda, che è uscito per andare a tradirlo. Era notte, la notte del tradimento, delle forze del male che sembrano soverchiare il bene. Qui Gesù parla di gloria e di amore. Come leggo le delusioni che il tradimento della fiducia e dell’amicizia hanno provocato in me?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa dicono/fanno?

I personaggi sono due, Gesù e i discepoli. È Gesù a parlare.

ora è stato glorificato il figlio dell’uomo. L’attore di questa gloria è Dio Padre ed accade proprio ora al momento del tradimento. Credo nella potenza dell’amore del Padre, in grado di vincere ogni tenebra presente nel cuore dell’uomo?

-Dio si glorificherà in lui. Il verbo glorificare ha qui una sfumatura riflessiva (si glorificherà). Infatti la gloria del Figlio è simultaneamente la gloria del Padre. Sono in comunione con Gesù, fino al punto di avvertire il mistero santo della gloria di Dio nella croce? C’è ancora qualcosa che mi spaventa e mi respinge in questo mistero?

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Dove io ritorno voi non potete venire. Quali distacchi dolorosi ho vissuto nella mia vita? Sento la parola di Gesù come rivolta a me? Quale desiderio, nostalgia nell’incontro con lui?

-Vi do un comandamento nuovo. Quale novità nella mia vita e nel mio cuore per l’incontro con Gesù?

-Amatevi gli uni gli altri, con l’amore con cui io vi ho amati. Sono consapevole che, dentro le mie fragilità e inconsistenze, agisce lo stesso amore che proviene dalla croce?

-Tutti conosceranno che siete miei discepoli. Come si manifesta la mia appartenenza a Lui?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

La Chiesa è il luogo dove l’amore consegnato da Gesù sulla croce è operante e rinnova profondamente i cuori e le relazioni. Come vivo e sperimento il mistero della Chiesa?

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min).

Lettura popolare II Quaresima

Lettura popolare II Quaresima Anno C 

 

Lc 9,28-36

Gesù trasfigurato sul monte

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel contesto immediato il racconto della trasfigurazione fornisce una risposta a quegli interrogativi e risposte parziali sull’identità di Gesù che percorrono questa sezione del vangelo (cf. 9,7.18-19).

L’attacco dell’episodio al v. 28 (“dopo queste parole”) si ricollega chiaramente al precedente annuncio della passione e all’esigenza di seguire Gesù sulla via della croce (cf. vv. 23-27).  L’intenzione di Gesù è di pregare, in intimità con i suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, sul monte, così come già aveva fatto prima di scegliere i Dodici (cf. 6,12). Ad ogni passaggio fondamentale della sua vita Gesù sente il bisogno di pregare, entrando in un rapporto privilegiato con il Padre suo.

Nella preghiera di Gesù, secondo l’evangelista Luca, risplende la gloria della sua intima relazione con il Padre e ciò viene misteriosamente manifestato da un radicale cambiamento di aspetto, che si accompagna allo straordinario sfolgorio delle vesti. Il colore bianco richiama chiaramente sia la divinità che la resurrezione.

Su questo sfondo compaiono in primo piano due uomini che conversano con Gesù, condividendone la gloria. Di essi viene subito specificata l’identità: sono Mosè ed Elia. Mosè rappresenta la Legge ed Elia rappresenta i profeti (cf. Lc 24,27). Quando Gesù risorto spiegherà ai due discepoli di Emmaus la necessità delle sofferenze del messia per entrare nella gloria, lo farà a partire dalle Scritture, sinteticamente riassunte con la formula “Mosè e i profeti”.  Similmente qui Luca, a differenza degli altri sinottici, ci rivela il contenuto di questo dialogo: essi stavano parlando dell’”esodo” che egli stava per compiere a Gerusalemme. La morte di Gesù in croce, la sua resurrezione dopo tre giorni e infine l’ascensione sono complessivamente considerati sotto la categoria di “esodo”, che letteralmente significa uscita, ma che richiama gli eventi salvifici di Dio nell’Antico Testamento. In questo modo Luca chiarisce che nel mistero Pasquale si compie tutto l’Antico Testamento, tutta la rivelazione di Dio presente nell’evento dell’uscita del popolo dall’Egitto e portata avanti dai profeti con l’attesa del messia.

I discepoli hanno sonno (v. 32) che indica la loro lentezza di cuore nel credere (cf. Lc 24,25). Da ciò si motiva anche l’intervento di Pietro, che cerca di prolungare, eternizzare questo momento di gloria, incapace di coglierne il significato profondo in relazione al mistero della morte e resurrezione di Gesù a Gerusalemme. Se l’idea di montare tre tende può apparire singolare, in realtà essa si motiva alla luce della festa delle capanne, in cui il popolo di Israele abita nelle capanne in ricordo dell’esperienza dell’Esodo, in cui la tenda di Dio abitava in mezzo a loro nell’accampamento (cf. Lv 23,42; Zc 14, 16-19).

Ora Pietro e gli altri due apostoli dovranno imparare a non pretendere di trattenere una gloria che non è in loro potere. Dovranno invece comprendere che questa gloria si compirà con la morte in croce di Gesù e con la sua resurrezione. Dovranno custodire questa immagine e le parole pronunziate dalla voce che esce dalla nube, simbolo della presenza di Dio come sul monte Sinai (cf. Es 24,15-18), anche durante i terribili eventi della passione, quando saranno distaccati dal loro maestro e Signore a causa della sua morte. In particolare dovranno ricordare le parole che la voce di Dio pronuncia, citando la Scrittura (Sal 2,7; Is 42,1), per indicare ai discepoli l’identità di Gesù e invitarli ad ascoltarlo. Lui è il messia eletto, scelto da Dio, che essi devono ascoltare secondo l’indicazione che Mosè aveva già dato molto tempo prima (cf. Dt 18,15). Egli è il Figlio di Dio, nel quale si manifesta l’elezione e l’amore del Padre (cf. Lc 3,22).

Appena la nube sparisce, rimane Gesù solo. Quella gloria improvvisamente manifestatasi ai discepoli deve essere riposta esclusivamente in lui, nella sua persona che cammina come uomo, scendendo dal monte, verso Gerusalemme. Seguire lui fino alla sua passione significa rimanere nella comunione con il Padre ed entrare nel compimento definitivo delle Scritture, nella rivelazione di Dio.

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza di luce (attivare il ricordo)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 9,28-36 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?
  • Siamo sul monte in un luogo isolato, che ricorda i monti dell’AT, il Sinai dove JHWH ha donato la Legge al popolo attraverso Mosè, e l’Horeb, dove Elia ha incontrato JHWH non nel fuoco e nel tuono ma nella voce di un silenzio sottile. Anche qui ci aspettiamo che il monte sia un luogo di rivelazione. Quali luoghi hanno caratterizzato il mio incontro con Dio?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù, salito sul monte, prega. Come immagino la preghiera di Gesù? Mi sento coinvolto e affascinato dal modo in cui Gesù prega? Come prego io?
  • Mentre Gesù prega, il suo volto viene trasfigurato e compaiono Mosè ed Elia. La Parola di Dio mi trasfigura, perché si compiono anche in me le figure della storia della salvezza. Percepisco il mistero della Scrittura nella mia vita?
  • Pietro, Giacomo e Giovanni sono oppressi dal sonno. Non riescono a stare con Gesù, a rimanere con lui, nella sua preghiera. Anche in me forse prevalgono stanchezza e affaticamento, che mi impediscono di vivere pienamente la preghiera?
  • Pietro, Giacomo e Giovanni hanno paura mentre entrano nella nube, che rappresenta la presenza di Dio. Anch’io ho paura di Dio?

 

  • Cosa dicono i personaggi?
  • Gesù, Mosè ed Elia parlano con Gesù del suo esodo, che sta per compiersi a Gerusalemme. La morte di Gesù è per me scandalo o è il mistero di Dio che si compie nella mia vita?
  • Pietro reagisce: «facciamo tre tende». Pietro vuole camminare con Dio, come il popolo di Israele, e costruirgli una tenda. In realtà dovrà capire che per camminare con Dio gli basta seguire Gesù. Come cerco Dio nelle scelte della mia vita? Seguo Gesù o in fondo solo me stesso?
  • La voce dal cielo afferma: «Questi è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo!». Come ascolto il Figlio di Dio? Attraverso la Parola, i sacramenti, la preghiera a Maria Sua Madre, la visita al Santissimo Sacramento ecc.?  

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?
  • Gesù rimane solo. Tutta la gloria della rivelazione e della Scrittura si concentra nella sua persona, e nel suo cammino verso Gerusalemme.
  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

 

Lc 4,1-13

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù è tentato non nel senso che è spinto a commettere un peccato ma nel senso più radicale che è messo alla prova perché sia verificata la sua fedeltà a Dio. La prova per Gesù non è quindi qualcosa che lo spinga a commettere un male, ma ciò che può manifestare in lui quel che egli è nel profondo di sé stesso, ossia Figlio di Dio. Al contempo questa prova lo abilita al ministero, manifestando la sua superiorità nei confronti dell’Avversario e mostrando che né la sete di potere né l’egocentrismo potranno mai distoglierlo dalla sua missione, che sarà compiuta in perfetta obbedienza alla volontà di Dio.

Gesù torna dal Giordano pieno di quello Spirito Santo che ha appena ricevuto dopo il battesimo, e ora in quello stesso Spirito, che lo riempie fin nell’intimo, si reca nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo (v. 2). Egli compie nella sua vita l’esperienza del popolo di Dio nell’esodo, che per quarant’anni cammina nel deserto, luogo di intimità profonda con Dio e insieme di prova di fede (cf. Dt 8,2).

La prima prova di Satana parte dal bisogno fondamentale della fame, per proporre a Gesù una “gestione in proprio” della sua identità di Figlio di Dio, come un potere in grado di autoalimentare la sua umanità. Con la sua risposta, fondata sulla teologia del Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3), Gesù mette in luce che la sua missione, ricevuta dal Padre, è quella di realizzare la vocazione essenziale dell’uomo, ossia di obbedire a Dio. Essere Figlio vuol dire obbedire al Padre e in quanto uomo significa non ricercare un’egocentrica autosufficienza, ma una radicale dipendenza da Dio.

La seconda prova è innescata da una specie di visione istantanea (v. 5) di tutti i regni del mondo con la gloria umana, ossia il potere politico. Il diavolo afferma di essere colui a cui è stato dato questo potere e di poterlo a suo volta dare a chi vuole. Egli si pone come modello di Figlio, a cui il Figlio di Dio dovrebbe guardare per la sua missione e nello stesso tempo si dichiara capace di donare ciò che solo Dio può dare al suo messia (cf. Sal 2,8; Dan 7,14). Gesù dovrebbe adorarlo come Dio per ottenere subito il regno messianico senza passare per il mistero di morte e resurrezione (cf. At 2,30-36). Gesù fa ricorso alla celebre preghiera che il giudeo compie tre volte al giorno, per indicare la sua appartenenza radicale a Dio: “Il Signore tuo Dio adorerai, a lui solo renderai culto (Dt 6,13)”.

La terza prova è una sottile perversione della parola di Dio da parte del diavolo (cf. Sal 91,11-12). Se egli è sempre protetto dal Padre suo, lo dovrà manifestare chiedendo al Padre interventi di carattere miracoloso. Gesù risponde con un’altra citazione dalla preghiera di Dt 6: “non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16). Li infatti il popolo aveva voluto “costringere” Dio a manifestarsi, esigendo l’acqua da bere (Es 17,1-7). Il ministero di Gesù invece sarà caratterizzato dall’umile obbedienza al progetto di Dio, anche quando alcuni lo solleciteranno a scendere dalla croce per manifestare la sua identità divina (cf. Lc 23,35-37).

In effetti il diavolo, esaurite le sue tentazioni, potrà tornare alla carica proprio durante la passione, attraverso l’operato dei personaggi che agiscono sotto il suo impulso (cf. Giuda in Lc 22,3 e i  soldati e i capi sotto la croce in Lc 23,35-37).

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza della tentazione

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,1-13 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù è guidato dallo Spirito Santo nel deserto . La prova che Gesù vivrà è permessa da Dio, per una manifestazione della sua identità di Figlio di Dio. Sono convinto anch’io che dentro alle prove della vita c’è una provvidenza superiore che mi accompagna?

-Gesù è guidato nel deserto. Dove si trova per me il deserto? È una condizione positiva o negativa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù non mangia nulla per quaranta giorni, poi ha fame. Quali sono i bisogni che in questo periodo sento maggiormente?
  • Il diavolo lo tenta. In quali punti di debolezza sento di essere più tentato?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • Il diavolo tenta Gesù a partire dalla sua condizione di Figlio di Dio: “Se tu sei Figlio di Dio”. Vivo la mia fede in modo “consumistico”, come un pretesto per godermi i miei piaceri “spirituali”? Per trasformare le cose e la realtà a mio piacimento?
  • Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo.” Cosa significa per me essere alimentato dalla Parola di Dio ogni giorno? La Parola entra nella mia vita e modifica la mia mentalità e le mie azioni?
  • “Se ti prostrerai in adorazione davanti a me”. Quali idoli nella mia vita? Quali cose o persone a cui mi prostro e penso di non poter fare a meno?
  • Gettati giù di qui”. Metto alla prova Dio in qualche situazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Figlio di Dio e con il dono dello Spirito e la forza della Parola di Dio riesce a sconfiggere il tentatore.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

Lettura popolare VII TO Anno C

 

 Lettura popolare VII TO Anno C

Lc 6,27-38

Amare i nemici

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

In questi versetti che la liturgia ritaglia, ci troviamo al cuore del discorso di Gesù ambientato in un luogo pianeggiante. Dopo le beatitudini e i guai, infatti, Gesù introduce il tema dell’amore per il nemico. Lo fa attraverso quattro imperativi che indicano delle esigenze (vv. 27-28), seguiti da quattro esemplificazioni (vv. 29-30) con l’aggiunga della cosiddetta regola d’oro, che conclude la prima parte della sezione (v. 31). Il comandamento dell’amore del prossimo che troviamo nel codice levitico (Lv 19,18) viene radicalizzato da Gesù come amore del nemico, ossia di colui o coloro che mostrano ostilità nei confronti della comunità cristiana e del discepolo di Gesù. La reazione deve essere proporzionata ma di segno opposto, in grado di rigenerare il bene passando attraverso la lacerazione subita: al posto dell’odio il fare del bene; come risposta alla maledizione la benedizione; la preghiera nei confronti dei calunniatori. Come si può notare c’è una progressione dall’esterno all’interno (dal fare del bene, al benedire al pregare), il cui punto più interiore e alto si trova proprio nella preghiera. Non è infatti possibile mettere in atto comportamenti così insoliti e devianti rispetto alle reazioni più istintive e immediate dell’uomo senza l’aiuto della preghiera. Si tratta principalmente quindi di una resistenza interiore al male, che non si lascia fagocitare dalla spirale dell’odio e della violenza, ma lo smaschera con un atteggiamento diametralmente opposto. Si tratta di creare opportunità alternative alla violenza dominante, tramite forme “artigianali” di pace, sempre da reinventare nelle relazioni personali.  Non a caso infatti gli esempi che seguono nei vv. 29-30 sono citati da Gesù solo come esemplificazioni e hanno un valore simbolico. Il porger l’altra guancia, tra l’altro, sembra riferirsi all’atteggiamento del servo di JHWH, che Isaia descrive come colui che presenta le guance a coloro che lo schiaffeggiano (cf. Is 50,6): dunque più che un precetto si tratta di un esempio altamente evocativo e rivelativo, che non deve essere interpretato alla lettera. La regola d’oro (v. 31) conclude questi esempi con una chiarificazione: non è una sorta di masochismo a suggerire queste prassi così alternative, ma proprio l’amore di sé. Esso può diventare talmente forte da impedire al male di raggiungere il cuore: in tal modo c’è qualche speranza che anche nel cuore del nemico prima o poi la radice malvagia venga disattivata da un comportamento che corrisponde al desiderio profondo di essere amato. Nei vv. 32-34 si comprende che la radice di questo atteggiamento è estremamente positiva: essa ritiene che nell’uomo vi sia un principio di bene in grado di superare la logica retributiva della legge, per la quale vi deve essere una proporzionalità nella violenza subita e arrecata o nel bene donato e ricevuto. Questo rapporto di proporzionalità implica una separazione tra buoni e cattivi, tra i propri amici e i propri nemici e calcola il comportamento sulla base di questa netta suddivisione. L’amore del nemico punta ad eliminare confini rigidi, perché ha un grande fiducia nell’uomo e nella sua possibile conversione. Tale fiducia non riposa solo su una osservazione esteriore dei fenomeni antropologici, ma sulla rivelazione del Padre, che dà all’uomo una certezza incondizionata di essere amato e lo spinge ad amare a sua volta con misericordia. Questo significa essere figli dell’Altissimo (cf. v. 35).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quando faccio fatica ad amare

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 6,27-35

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •   Chi sono i personaggi, cosa fanno e dicono?

– Gesù parla rivolgendosi ai discepoli e pronunzia l’esigenza radicale dell’amore del nemico.

amate i vostri nemici: chi sono i miei nemici e come reagisco nel mio cuore nei loro confronti?

Benedite/pregate: quali atteggiamenti interiori coltivo per reagire al male?

dà a chi ti chiede: riesco a vivere con una certa misura di generosità e gratuità?

la vostra ricompensa: dove pongo la mia ricompensa e gratificazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore che è venuto a rivelare cosa significa essere e vivere come Figli dell’Altissimo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.