Beatitudini e guai – Lettura popolare VI TO Anno C

 

Beati i poveri,

perché vostro è il Regno dei cieli.

Gesù si rivela come il servo di Dio che è venuto ad evangelizzare i poveri.  I poveri sono beati perché sono i destinatari privilegiati del Vangelo.

Lettura popolare VI TO Anno C

 

 

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Lettura popolare V TO Anno C

 

 

Lettura popolare V TO Anno C

 

Lc 5,1-11

Pescatori di uomini

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

I primi tre versetti di questa scena evangelica chiariscono il contesto in cui avviene la pesca miracolosa di Pietro e dei compagni. Gesù sta in piedi presso il lago e predica la parola di Dio ad una folla desiderosa di ascoltarlo, che prefigura tutti i popoli in attesa della parola di Dio proclamata dagli apostoli nel libro degli Atti (cf. Atti 4,31; 6,2.7; 8,14). Questa sfumatura “ecclesiale” viene confermata dal fatto che Gesù sceglie proprio la barca di Simone (Pietro) per sedersi ed insegnare, come se Luca volesse alludere al fatto che nella barca della Chiesa, guidata da Pietro, Gesù è il vero maestro. Al contempo Gesù recupera una distanza nei confronti della folla, perchè lo si può conoscere solo ascoltandone la Parola nella barca della Chiesa.

Con un ordine paradossale e inatteso da parte di Gesù – ossia andare a pescare di giorno dopo che i pescatori hanno faticato invano durante tutta la notte – viene innescata la narrazione del miracolo. Simone dovrà lasciar da parte tutte le sue conoscenze e il suo mestiere per abbandonarsi alla parola del maestro, con un atto di fede pubblico nei confronti di colui che aveva già conosciuto a Cafarnao e che aveva manifestato la sua autorità guarendo indemoniati e malati e, tra essi, anche la sua suocera (cf. Lc 4,38-39). È questa fede pubblica di Pietro nella parola potente di Gesù a rendere possibile il miracolo, che viene descritto da Luca in due versetti in modo da esaltarne la grandezza e giustificare così la fiducia assoluta in lui.

Al cuore del racconto la confessione di peccato da parte di Pietro indica non solo la paura che coglie l’uomo davanti ad una teofania, ad una improvvisa manifestazione del divino (cf. Gdc 6,22) ma anche la consapevolezza profonda di tutta la miseria e impotenza umana e della distanza che c’è tra l’uomo e Dio (Is 6,5). La meraviglia, lo stupore panico manifestato da Pietro Giacomo e Giovanni (v. 9) non è solo un sentimento, ma l’espressione della situazione esistenziale di radicale impotenza dell’uomo a contatto col mistero di Dio.

Gesù non nega questa distanza ma esorta Pietro a non temere, a fidarsi della sua parola che lo chiama a prendere vivi gli uomini.  Solo la parola di Gesù colma la distanza tra Dio e l’uomo e la fede di Pietro in essa lo renderà capace essere pescatore di uomini, in modo unico e straordinariamente fecondo. Il verbo che viene tradotto con “pescatore” (zogrèo) significa “prendere vivi” e si usa in un contesto di guerra per indicare i nemici quando vengono fatti prigionieri senza essere uccisi (cfr. Nm 31,18), oppure può significare qualcuno che viene rianimato e gli viene resa la vita.  Pietro e gli apostoli, come tutti i missionari cristiani, sono coloro che, per mezzo della parola di Dio, saranno in grado di catturare gli uomini per la vita (cfr. At 5,20).

A questo punto i discepoli sono in grado di lasciare tutto, ossia di seguire incondizionatamente Gesù nella sua missione (v. 11). In effetti la parola di Gesù non era rivolta solo a Pietro ma anche agli altri discepoli, come ricorda il plurale “calate le reti” (v. 4). Pietro si pone qui come l’interlocutore che rappresenta il gruppo degli apostoli, chiamati attraverso il miracolo a credere alla Parola di Gesù e a seguirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Il mio incontro con Gesù

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 5,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù sta presso il lago di Gennesaret, che è il teatro della sua prima evangelizzazione e la folla gli fa ressa intorno. Immagino di essere anch’io in mezzo a questa folla: cosa mi affascina di Gesù? La sua parola, il suo volto, l’attenzione che si crea intorno a lui?

-La folla è presente per ascoltare la Parola di Dio. Si tratta della stessa parola di Gesù, che viene da Dio e trasforma la nostra vita. Come mi dispongo all’ascolto della Parola? È per me un incontro con la persona di Gesù?

-I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Le barche sono libere per accogliere Gesù, in un momento semplice e ordinario di vita. L’ascolto della parola è una realtà ordinaria e consueta della mia vita?

– Gesù dalla barca di Pietro insegnava alle folla. Sono convinto di incontrare Gesù nella barca della Chiesa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Pietro e i compagni obbediscono alla parola di Gesù e prendono una quantità enorme di pesci. Lo stupore invade tutti i presenti e Pietro si getta alle ginocchia di Gesù. Mi stupisco della forza della Parola di Dio?

-Tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono. Sono disposto a fidarmi totalmente di Gesù e della sua parola?

  • Cosa dicono i personaggi?

Prendi il largo e gettate le reti per la pesca. Ho obbedito a questo invito di Gesù?

abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Come mi ritrovo nei momenti di sconfitta? Sono in grado di rivolgermi a Gesù?

Sulla tua parola getterò le reti. So fidarmi e affidarmi alla parola di Gesù?

-Allontanati da me, perché sono un peccatore. Che coscienza ho di me stesso davanti al Signore?

-Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Mi sento spinto all’annuncio del Vangelo?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore della vita e la sua parola potente è in grado di dare nutrimento. I discepoli costituiscono la Chiesa, radunata e inviata in missione dalla parola di Gesù.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare IV TO Anno C

lettura popolare iv to anno c

Lc 4,22-30

Il profeta rifiutato

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La parola della Scrittura di Isaia, riportata nel brano precedente, (Lc 4,16-21) si è compiuta nell’atto stesso della sua proclamazione, nell’oggi dell’ascolto (v. 21). Non si tratta quindi solo di un discorso, ma di una parola che è al contempo evento, realtà, storia, salvezza.

La reazione dei nazaretani è inizialmente positiva, a differenza che nel vangelo di Marco e di Matteo, (cf. Mc 6,3; Mt 13,57) dove è presentata come una mancanza di fede. La meraviglia e lo stupore indicano un riconoscimento positivo della grazia dello Spirito Santo che opera in Gesù, anche se i nazaretani non riescono a comprenderne l’origine, perchè pensano a Gesù come al figlio di Giuseppe.

Con due proverbi Gesù oppone l’attesa implicita dei suoi concittadini che Gesù rimanga tra loro («medico, cura te stesso» v. 23) allo scenario molto più vasto e inimmaginabile della sua missione, che arriva fino al mondo dei popoli pagani («nessun profeta è gradito in patria» v. 24).

Con due esempi tratti dalla storia del profeta Elia (1Re 17,7-16) e del profeta Eliseo (2Re 5,17), in cui i profeti sono mandati da Dio in soccorso di una donna e di un uomo stranieri, il Gesù lucano anticipa qui, al principio della sua missione terrena, l’obiettivo ultimo della volontà di Dio, che verrà descritto nel libro degli Atti degli Apostoli, ossia la salvezza di tutti i popoli pagani, fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

È dunque Gesù stesso, proclamando la volontà di Dio fin dall’inizio ai suoi concittadini, a provocare in loro lo sdegno. Essi si sentono scavalcati da quella prospettiva di salvezza per tutti e l’impulso di gelosia li spinge a rifiutare Gesù, anziché rallegrarsi perché i doni di Dio sono per tutti. Così si comporteranno anche i giudei che ricevono l’annuncio del Vangelo da parte di Paolo nel libro degli Atti (cf. At 13,45; 17,5 ecc.).

Il tentativo di uccisione di Gesù da parte dei suoi concittadini (v. 29) rimanda il lettore all’ultimo evento terreno di Gesù, che sarà gettato fuori dalla città (cf. Lc 20,15), per essere crocifisso. Ciò accadrà per un misterioso progetto di Dio che culminerà con la resurrezione e il fatto che Gesù passi in mezzo a loro (v. 30) è un evidente richiamo simbolico al dominio assoluto di Dio sulla storia degli uomini, che si manifesta con la resurrezione di Gesù.

In effetti tale dominio divino si mostra in atto lungo tutto il percorso del Vangelo e degli Atti. Gesù è in cammino da Nazareth a Cafarnao e in tutto Israele, fino ad arrivare a Gerusalemme (Lc 9,51) perché il compimento delle Scritture nella sua morte e resurrezione è necessario, voluto da Dio (Lc 24,26), così che «nel suo nome venga annunciata la conversione per la remissione dei peccati a tutte le genti» (Lc 24,47). Allo stesso modo nessuna potenza umana potrà fermare la corsa della parola di Dio (cf. At 5,39) che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, si diffonderà da Gerusalemme (cf. At 8, 4) per arrivare fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali sono le periferie che incontro quotidianamente?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo sempre nella Sinagoga di Nazareth, dove Gesù ha letto la parola di Isaia e l’ha applicata al presente, all’«oggi» della salvezza.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • I Nazaretani si stupivano delle parole di grazia. Questo stupore non è ancora un segnale di fede, ma almeno una prima indicazione di ascolto. Sono capace ancora di stupirmi di Gesù e del Vangelo? Sono convinto che le parole del Vangelo contengano la grazia dello Spirito Santo?
  • I Nazaretani si riempiono di sdegno e cacciano Gesù fuori. Le motivazioni di gruppo o di classe o di ideologia sono in me più forti di quelle della fede?
  • Gesù passa in mezzo a loro. La potenza di Gesù è quella della resurrezione. Sono consapevole delle straordinarie risorse del Vangelo, molto più potenti della forza cieca del potere?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • «Non è costui il figlio di GiuseppePenso anch’io di conoscere già a sufficienza Gesù?
  • «Nessun profeta è accetto nella sua patria». In quali contesti e circostanze vedo oggi Gesù? Sono in grado di accettarlo?
  • Nessun lebbroso fu guarito se non Naaman il Siro. Sono consapevole che l’annuncio del Vangelo ha un carattere di universalità e oltrepassa confini e steccati?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia universale, molto diverso da come se lo aspettavano i suoi compaesani. Il suo annuncio oltrepassa confini e steccati e si rivolge a tutti gli uomini, di ogni città, paese, cultura e religione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare II TO Anno C

 

 

lettura popolare ii to anno c

 

 

Gv 2,1-11

Non è ancora giunta la mia ora

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel vangelo di Giovanni il racconto di Cana porta a termine l’itinerario iniziale dei discepoli, che incontrano Gesù e credono in lui (2,11) e al contempo indica un nuovo inizio, perché la trasformazione dell’acqua in vino buono è il segno originario, che serve ad interpretare tutti i segni che Gesù sta per compiere nel Vangelo di Giovanni. Inoltre se prima erano gli altri a parlare di Gesù come agnello di Dio e messia e a seguirlo (cf. 1,36.46) ora è lui a prendere l’iniziativa, rivelando la sua gloria (2,11).

La risposta di Gesù alla madre – “Che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora” – non è quindi un rimprovero da parte di Gesù, ma è solo il modo con cui Gesù inizia il suo ministero pubblico, che culminerà nell’ora della passione e dell’innalzamento in croce, chiarendo che tale ora non dipende né dalla madre né dagli uomini, ma dal Padre e dalla sua volontà (cf. 12,23.27; 13,1; 16,21).

La madre allora comprende molto bene che il suo ruolo qui non è di indicare a Gesù cosa deve fare, ma semplicemente portare gli uomini a lui, invitandoli ad ascoltarlo e ad obbedirgli. In questo ella agisce da intermediario tra Gesù e gli uomini, senza pregiudicare l’assoluta libertà e gratuità del disegno di Dio. Infatti ella presenta a Gesù la grave situazione di bisogno: “Non hanno più vino” (v. 3) – senza vino la festa matrimoniale non è più possibile – ma poi lo rispetta nella sua libertà d’azione, sollecitando invece i servi ad obbedirgli.

Siamo nel terzo giorno, che indica simbolicamente la resurrezione di Gesù (cf. Gv 20,20-22), e il contesto delle nozze rinvia il lettore al compimento definitivo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cf. Is 54,4-8; Is 61,10-62; Mt 22,1-14). Anche il vino rimanda alla festa gioiosa dell’alleanza ristabilita con Dio, rappresentata da una terra nuovamente feconda (Os 2,23-24; Gl 2,22-23). Con ironia il narratore fa parlare il maestro di tavola che si stupisce che il vino buono, di cui non conosceva l’origine, fosse stato conservato fino ad ora. Questa è l’ora del vino buono, l’ora del compimento in Cristo della rivelazione che è iniziato con il dono della legge sul monte Sinai.

Non a caso le sei giare di pietra (sei è simbolo di incompiutezza!) sono collegate alla purificazione rituale giudaica richiesta dalla legge di Mosè (cf. Lv 11,29-38). La pietra nel mondo giudaico aveva la caratteristica di non diventare mai impura a differenza della terracotta (m. Bes 2, 3) ed evoca la legge veterotestamentaria sulla quale era stata scritta (cf. Ez 36,26). L’acqua simbolo della rivelazione dell’Antico Testamento viene trasformata nel vino del compimento, che anticipa simbolicamente la pienezza dei doni messianici che Gesù farà nell’ora della sua morte, alla presenza della madre.  I sacramenti, battesimo ed eucarestia, che nascono dalla consegna dello Spirito sulla croce da parte di Gesù (19,30), sono già contenuti nel vino di Cana. Nell’inizio del ministero di Gesù, come una ricapitolazione globale, è già contenuta la sua fine, caratterizzata dal dono dello Spirito e dalla nascita della Chiesa con la madre e con i discepoli che credono.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 2,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo in Galilea, in un piccolo paese che si chiama Cana. Il contesto narrativo è caratterizzato dalla celebrazione delle nozze a cui partecipa la madre, fin dall’inizio. Il fatto che la madre sia a buon diritto partecipe delle nozze, senza bisogno che venga esplicitato il suo invito, significa che si tratta di una famiglia vicina a Gesù e a Maria. Si tratta di un ambito di vita del tutto ordinario. Gesù si rivela nell’ordinarietà di una festa di matrimonio. Cosa può significare per me?

 

  • Qual è il contesto temporale?

Ci troviamo al terzo giorno, che indica la resurrezione di Gesù (o anche, secondo un calcolo che parte dal c. 1, l’ultimo giorno della settimana del Sinai o della settimana della creazione). È un tempo importante, centrale, che ha un carattere di rivelazione.  Sperimento nella mia vita l’opera della resurrezione di Gesù?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • La madre è presente , alla festa, mentre Gesù e i suoi discepoli vi sono invitati. Essa vigila sulla festa, perché tutto vada bene ed intercede presso il suo figlio, quando improvvisamente manca il vino. So vedere i bisogni degli altri e intercedere per loro, presso Gesù e presso il Padre Suo? Mi affido all’intercessione di Maria nella mia vita?
  • I servi obbediscono alla parola di Gesù e all’invito di Maria: riempiono le giare fino all’orlo e poi le attingono. Solo grazie alla loro obbedienza si può compiere il miracolo. Mi fido della parola di Gesù, al punto da osservare fino in fondo la sua volontà anche senza troppi appigli e sicurezze esteriori?
  • Il maestro di tavola non sa da dove viene il vino buono, ma i servi invece lo sanno. Sono consapevole che la pienezza di gioia e il vero significato della vita viene da Gesù e dal mistero della sua persona?

 

  • Cosa dicono i personaggi?
  • Gesù risponde con determinazione alla madre: «che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora» L’ora di Gesù è determinabile solo dal Padre. So affidarmi ai disegni di Dio, anche quando avrei fretta di intravedere una soluzione?
  • La madre invita i servi: «fate ciò che vi dirà». L’obbedienza alla parola di Gesù, al Vangelo è una caratteristica di fondo della mia vita?
  • Il maestro di tavola si rivolge allo sposo, dicendo: «Hai conservato il vino buono fino ad ora!» So conservare la parola di Dio nel mio cuore?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Nel vino migliore, frutto della miracolosa trasformazione dell’acqua delle giare, si compie tutta la legge e la rivelazione indicata misteriosamente dall’acqua delle giare. Gesù si rivela come il donatore dei doni messianici, e in particolare dello Spirito, che compie la rivelazione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare III Avvento Lc 3,10-17

 

 

 

Lettura popolare III Avvento Lc 3, 10-17

 

Lc 3,10-17

Il messia sposo

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Le folle a cui il Battista sta parlando sono il popolo di Israele in attesa (cf. 3,10.15), che si chiede se sia proprio Giovanni il Battista il Messia. La sua risposta risulta una proclamazione di fede in Gesù che viene: il Battista, profeta dell’altissimo (1,76), indica il figlio dell’altissimo (1,32) e prepara il popolo ad accoglierlo (1,17.77).

Il messia che viene infatti è il più forte, qualifica che si riferisce originariamente a Dio stesso (cfr. Dt 10,17). La sua attività sarà caratterizzata da un battesimo di spirito e di fuoco, immagine che indica un giudizio di salvezza, attuato attraverso lo Spirito Santo come dono d’amore che rinnova il cuore dal di dentro (cf. Ez 36,25ss.). In At 1,5 lo stesso contrasto tra acqua e Spirito è ripreso a proposito del rapporto tra battesimo di Giovanni e battesimo cristiano, che si inaugura il giorno di Pentecoste con l’effusione dello Spirito Santo e l’apparizione delle lingue di fuoco (At 2,3).

Si può quindi affermare che per Luca il compimento di tutta la purificazione attuata dal Battista per preparare il popolo, sia costituito dal dono definitivo dello Spirito Santo che avviene nel battesimo cristiano.

Come spiegare l’enigmatica immagine dei legacci dei sandali del messia, che Giovanni non è degno di sciogliere? Non è solo questione di umiltà, perchè sullo sfondo di questa tradizione si intravede la legge del levirato (Dt 25,5-10), per la quale una donna vedova senza figli deve essere riscattata, ossia presa in moglie, dal fratello del defunto, o dal parente più vicino, per suscitare una discendenza al fratello morto. Se il parente stretto rinuncia al suo diritto e lo vuole trasmettere ad un altro deve sfilarsi il sandalo e darlo all’altro, come nel caso di Rut la Moabita, che viene riscattata da Booz, della discendenza davidica (cf. Rut 4,7). Così il Battista starebbe dicendo che non ha il potere di togliere il diritto di riscatto al Messia davidico, che è il vero sposo di Israele. L’immagine è ripresa ed esplicitata in Gv 3,28-29. Dunque per Luca con il dono dello Spirito a Pentecoste, frutto del mistero di morte e resurrezione di Gesù e con il battesimo cristiano si entra nei tempi messianici, in cui l’umanità sarà sposata dal suo redentore, il messia Gesù.

D’altro canto in Israele la Pentecoste è la festa della mietitura, e proprio in questo contesto Booz, trovandosi nell’aia, promette a Rut di riscattarla e di sposarla (cfr. Rut 3,6-15). C’è forse un collegamento tradizionale con la mietitura di cui parla il Battista e con l’immagine della pulitura dell’aia (cfr. 3, 17), quale giudizio di salvezza per tutti i popoli compiuto dal Messia-sposo. Questo giudizio per Luca si compie nella Pentecoste dello Spirito Santo e nel battesimo cristiano.

Come allora si può entrare nel compimento caratterizzato dal messia – sposo secondo la predicazione del Battista nella versione lucana?

Attraverso la penitenza, che non esige pratiche ascetiche speciali, ma un cambiamento radicale di prospettiva nello svolgere gli stessi impegni quotidiani (cf. 3,10-14). Si tratta di vivere un’autentica umanità, caratterizzata dalla condivisione e dalla gratuità proprio dentro le strutture socio-economiche apparentemente più lontane da tali logiche, come l’esercito e l’esazione delle tasse. Servendo i poveri e donando noi stessi nella quotidianità dei nostri impegni noi entriamo nel mistero di Dio che con il suo Figlio Gesù viene a prendere il posto dei più poveri tra gli uomini, sposando un’umanità debole e sofferente a causa delle ingiustizie della storia.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Cosa vuol dire per me “conversione” ? (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 3,10-17 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico? Siamo nel deserto dove Giovanni il Battista annuncia un Battesimo di conversione (3,3). Questa conversione richiede non solo un cambiamento di mentalità ma anche delle scelte concrete.  Quali esigenze di sobrietà e solidarietà?
  • Chi sono i personaggi e cosa dicono?

-La folla, che rappresenta il popolo di Israele, si chiede se Giovanni il Battista sia il Cristo, perché attendeva il messia. C’è nella mia vita un’attesa prioritaria, più importante delle altre, quale? Quale speranza oggi ci unisce come Chiesa?

Giovanni risponde alla folla contrapponendo il suo battesimo con acqua con quello nello Spirito Santo e nel fuoco, che porterà il messia.  Inoltre l’immagine della mietitura indica il giudizio, ma anche, positivamente la missione della Chiesa, che porta a raccolta il grano. Vivo il giudizio di Dio come amore, come dono dello Spirito di misericordia? Mi sento chiamato a collaborare a questa mietitura, attraverso l’impulso dello Spirito? Quali opere di conversione?

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Il messia sposo di Israele è ormai giunto e Giovanni il Battista l’annuncia e ne prepara la strada. Come dispongo il mio cuore perché il Signore possa entrare nella mia vita?

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.