Lettura popolare IV Pasqua Anno B

 

Lettura Popolare IV Pasqua – anno B

Gv 10,11-18

Il Buon Pastore

 

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Dopo aver introdotto il quadro simbolico del pastore che entra per la porta e conduce le pecorelle fuori dall’ovile chiamandole per nome (vv 10,1-5), Gesù approfondisce questa similitudine identificandosi prima con la porta del recinto (vv 7-10) e poi con il pastore (vv 11-18). La liturgia ci offre esattamente quest’ultima parte del discorso, in cui Gesù si autodefinisce il “bel pastore”, con un’espressione che in greco (kalos, che si può tradurre bello o buono) indica un perfetto adeguamento alla sua funzione.  Se infatti il pastore ha il compito di custodire e proteggere il suo gregge, a rischio anche della sua vita, Gesù è il pastore per eccellenza che depone, o meglio ancora, espone la sua vita per le pecore (v. 11). L’espressione “esporre la propria vita” non indica un ricercare volontariamente e arbitrariamente la propria morte, ma un metterla in gioco, per uno scopo preciso, che nel caso del pastore è la difesa del gregge. Così faceva anche l’umile pastorello Davide, per difendere le pecore di suo padre Iesse (cfr. 1 Sam 17,34; 19,5; 28,21), quale figura del suo futuro compito di re/pastore di Israele. Su tale modello già i profeti avevano elaborato un’immagine messianica del pastore, come un nuovo Davide, nel quale sarà Dio stesso a pascolare il suo popolo (cfr. Ger 23,1-6). Il profeta Ezechiele ha in particolare sviluppato questa metafora di Dio e del suo servo Davide (cfr. Ez 34) come vero pastore, in polemica con i re e i capi di Israele nella storia dei due Regni, accusati di aver abbandonato il gregge di Dio e aver causato la dispersione delle pecore (cfr. Ez 34,3-6).  Anche nel nostro testo i mercenari sono coloro che, invece di dare la vita per le pecore, fuggono alla vista del lupo e causano la dispersione del gregge (v. 12). Vi è qui una sintesi folgorante di tutta la storia di Israele, che ad ogni tornante della storia ha confidato più su istituzioni umane che sul suo Dio. Perché i re non sono stati all’altezza della loro chiamata, perché i mercenari di cui parla il Vangelo fuggono all’arrivo del lupo? Perché le pecore non sono le loro, non gli appartengono (v. 12-13), e dunque non c’è un rapporto di fiducia e di amore con esse. Invece il bel pastore è colui che conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono. Nel verbo “conoscere” si concentra una notevole densità semantica e teologica: non si tratta di una conoscenza esteriore o intellettuale, ma di una relazione che porta ad una reciproca appartenenza esistenziale. Nella Bibbia questo verbo descrive ad esempio la relazione sessuale tra l’uomo e la donna (cfr. Mt 1,25) e insieme anche la relazione di alleanza tra Dio e il suo popolo (cfr. Ger 31,34). Questo rapporto di reciproca appartenenza è il frutto di una potenza d’amore divina, che opera attraverso Gesù e che scaturisce dall’amore e dalla reciproca conoscenza tra il Padre e il Figlio (v. 15). Non si tratta qui solo di un paragone, ma proprio di una relazione causale permanente: le pecore possono entrare nella relazione d’amore con il loro pastore in forza dello stesso amore che unisce il Padre e il Figlio, un amore che si manifesta nel dono della vita per le pecorelle. Si tratta di un libero atto d’amore che Gesù compie, nel deporre la sua vita sulla croce, in piena obbedienza alla volontà del Padre, per poi riprendere la vita con la resurrezione (vv. 17-18). Il Padre e il Figlio operano infatti in piena unità di intenti, volontà ed amore, e in tal modo va inteso il termine “comando-legge” (“questo comando ho ricevuto dal Padre mio”). Da questa loro comunione, offerta dal Figlio sulla croce, scaturisce l’unità per tutto il genere umano e non solo per le pecorelle del popolo di Israele (v. 16). Proprio la morte di Gesù sarà l’atto definitivo con il quale Dio riporta ad unità il popolo e tutti i figli di Dio dispersi (cfr. 11, 51-52)

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Dispersione o unità in questi giorni? Dove ritrovo la mia unità con me stesso e con gli altri? (15 minuti)

 

Questa domanda  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 10, 11-18 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso ma, seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

 

  • Il bel pastore espone la propria vita per le pecorelle. Percepisco il dono totale che Gesù ha fatto per me, per salvarmi dalla dispersione e dalla morte?
  • Il mercenario lascia le pecore e fugge. A quali realtà umane, persone, gruppi, istituzioni, idee mi aggrappo come se fossero il bel pastore, salvo poi sperimentare che esse non reggono all’urto della prova?
  • Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono Ho un rapporto di conoscenza vera, profonda, intima con Gesù? Vivo la Chiesa come il gregge, che appartiene solo a Lui? Sento che questa appartenenza porta ad unità anche nella mia vita?
  • Ho altre pecore…saranno un solo gregge, un solo pastore. Il mistero della Chiesa e del Regno di Dio supera i confini visibili all’uomo. Ho questo sguardo aperto sul cuore di ogni uomo, di qualsiasi razza, cultura o religione?
  • Ho ricevuto questo comando dal Padre mio. Come concepisco il ruolo del Padre nella morte/resurrezione di Gesù? Ne colgo la volontà d’amore e lo straordinario e paradossale disegno di comunione per tutta l’umanità?

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.
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Lettura popolare III Pasqua Anno B

 

 

 

Lettura Popolare III Pasqua – anno B

III Pasqua anno a

 

Lc 24, 35-48

Risorto secondo le Scritture

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

I discepoli di Emmaus arrivano a Gerusalemme la sera stessa del giorno in cui Gesù è apparso loro lungo il viaggio e ha cenato con loro. Qui, in quella stessa sera, Gesù appare in modo improvviso agli undici riuniti insieme. L’apparente difficoltà cronologica si risolve dal punto di vista teologico: tutte le manifestazioni di Gesù accadono nel primo giorno dopo il sabato (cf. 24,1), che è il giorno della resurrezione.

Gesù compare improvvisamente e sta in mezzo agli undici (cf. Gv 20,19), secondo una modalità che ricorda la presenza di Dio in mezzo al suo popolo (cf. Mt 18,20 e 1 Sam 4,3). Il saluto che Gesù rivolge loro non è solo una formula convenzionale, ma una parola che produce effetti ben precisi, di gioia e forza interiore (cf. v. 41), non appena la paura e il terrore di questa improvvisa presenza lasceranno il cuore dei discepoli (cfr. v. 37).

L’evangelista insiste particolarmente sui pensieri erronei degli undici, che credono di vedere un fantasma e sono spaventati, e sulla tranquillizzante realtà del corpo risorto di Gesù: si tratta davvero di un corpo, con carne e ossa (vv. 37-38), che si può vedere e toccare (cf. 1 Gv 1,1). Addirittura egli mangia un pesce in mezzo a loro: non si tratta di un angelo, come quello che ha camminato con Tobia (cf. Tb 12,16) ma di una persona con un corpo umano reale. La resurrezione di Gesù è dunque un fatto reale, concreto: egli è risorto con il suo corpo di carne! Al contempo questo corpo supera i limiti della nostra esperienza ordinaria: egli è comparso all’improvviso e porta misteriosamente i segni della sua passione. Non a caso Gesù li richiama fortemente alla sua identità: “sono io stesso” (v. 39), e li invita a riconoscerlo non tanto nel volto, quanto nelle mani e nei piedi. Essi infatti recano i segni della crocifissione: gli apostoli devono identificare nel risorto esattamente quello stesso Gesù che era stato crocifisso! C’è una misteriosa unità tra croce e resurrezione: la resurrezione non è un semplice ritorno in vita, ma la vittoria definitiva contro il male e la morte che si sono manifestati nella croce. Di conseguenza la croce può essere accolta e vissuta solo alla luce della potenza di vita che si rivela nella resurrezione.

Gesù intende chiarire ai discepoli proprio questo mistero, aprendo la loro intelligenza alle Scritture dell’Antico Testamento (cfr. vv. 44-45), suddivise in Mosè (Pentateuco) Profeti (libri storici e profetici) e Salmi (libri sapienziali). Tutto il mistero delle Scritture si riassume nella passione e resurrezione il terzo giorno, intimamente connesse tra loro!

Il compimento delle Scritture chiede però un ulteriore passaggio: l’annuncio del mistero Pasquale, con gli effetti di conversione e remissione dei peccati a tutti i popoli (v. 47) La testimonianza degli undici si diffonderà tra giudei e pagani a partire da Gerusalemme, per successivi cerchi concentrici, fino a giungere al cuore del mondo intero allora conosciuto, Roma (v. 48). È l’itinerario degli Atti degli apostoli che viene qui succintamente descritto (cfr. At 1, 8).

L’evangelista Luca fa in modo che proprio gli undici, scelti da Gesù prima della sua passione, divengano i testimoni ufficiali e accreditati del mistero pasquale di Gesù, grazie a tale reale e insieme misteriosa esperienza del risorto in mezzo a loro.

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Come mi pongo dinanzi alla realtà della mia morte e di qualche persona cara? La resurrezione è per me una realtà? (15 minuti)

 

Questa  ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Un Gesù che “risolve” le situazioni fa parte di una fede ancora ingenua, come quella di Pietro, che rifiuta la logica della croce.

 Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Lc 24, 35-48 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande che possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi e nelle loro reazioni davanti a Gesù.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

 

Siamo il primo giorno dopo il sabato. Gesù è morto da tre giorni. L’apparizione ai discepoli di Emmaus e a Pietro (accennata al v. 34) precede questa manifestazione più “ufficiale” all’intero gruppo degli undici e agli altri discepoli.

 

Ci troviamo nello stesso luogo in cui la comunità degli apostoli e discepoli è riunita fin dal giorno di sabato, dopo la morte di Gesù e la sua sepoltura.

 

Ci soffermiamo sui verbi e le azioni dei personaggi, con alcune domande più esistenziali, a titolo di esempio.

Sullo sfondo i discepoli di Emmaus stanno ancora parlando, mentre Gesù compare in mezzo ai suoi discepoli. Egli sta in mezzo come JHWH in mezzo al suo popolo. La posizione eretta ricorda il mistero della resurrezione.  Il risorto dona la pace e la gioia con il suo saluto: “pace a voi”.

  • Sono consapevole che dentro alla comunità cristiana, in mezzo a noi, è presente il risorto?

 

I discepoli hanno paura e sono spaventati (si usano due verbi per insistere su questo sentimento). La paura li trae in inganno: essi giudicano male pensando di avere davanti a loro un fantasma. Poi hanno gioia e meraviglia, ma ancora non credono.

  • Spesso anche a me la paura trae in inganno, in ogni ambito della vita. Sono disponibile a lasciarmi correggere da Gesù? Mi lascio sorprendere dal dono improvviso della gioia? Mi fido di Lui?

 

Gesù invita i discepoli a vedere e toccare. Prende e mangia un pesce davanti a loro. Il risorto ha caratteristiche estremamente reali e concrete.

  • Cos’è per me la fede nella resurrezione?

 

Gesù apre la mente dei discepoli a comprendere le Scritture.

  • Sono aperto ad una lettura spirituale della Scrittura, antico e nuovo testamento, alla luce del mistero di Gesù morto e risorto?

 

Gesù mostra agli undici le mani e i piedi

  • Il mistero del crocifisso/risorto è per me il segno che dentro ogni morte nella mia vita germoglia il seme della resurrezione pasquale?

 

Le Scritture si compiono con l’annuncio.

  • Sono convinto che anche la mia testimonianza cristiana si realizza attraverso il compiersi della Parola di Dio nella mia vita?

 

 

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare V Quaresima Anno B

 

 

 

 

 

-V Quaresima Anno B Gv 12, 20 – 33

Gv 12,20-33

Il mistero della croce

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Tra i pellegrini saliti a Gerusalemme a Pasqua vi sono dei greci, simpatizzanti del giudaismo, che vogliono vedere Gesù. Essi si rivolgono a Filippo, che va da Andrea e insieme si recano da Gesù. Questa iniziativa è per Gesù un segno del compimento della sua ora, che è al cuore del discorso di Gesù (v. 27). L’ora è quella della glorificazione del figlio dell’uomo attraverso la morte (v. 23) che è imminente, dopo tutti i tentativi di arrestare Gesù che erano andati a vuoto (cf. 7,30; 8,20). Gesù è il misterioso granello che caduto in terra scompare nel terreno, muore, per poi portare molto frutto (v. 24 cf. Mt 13,3; Mc 4,26-29; 1Cor 15,35-38). La sua morte è necessaria perché vi sia il frutto della redenzione universale di tutti i popoli: quando Gesù sarà innalzato da terra nella croce, egli attirerà tutti a sé (v. 32-33). È il dono della vita che porta con sé la vita eterna e questo vale anche per il discepolo di Gesù, che è chiamato a servirlo ossia a seguirlo fino alla sua morte, fino allo scandalo della croce. Qui, nel luogo dove si manifesta la piena comunione di Gesù con il Padre, anche il discepolo ne diverrà partecipe (v. 26).

Certamente anche Gesù prova dei sentimenti umani, la sua anima è turbata (v. 27; cf. 11,33), egli però si abbandona al Padre, in modo molto simile a come viene raccontato dai vangeli sinottici nella scena del Getsemani (cfr. Mc 14,35-36). Gesù lascia che il Padre manifesti la sua gloria attraverso il dono di sé, in tutto il suo itinerario terreno («l’ho glorificato») fino alla sua morte in croce («di nuovo lo glorificherò») (v. 28). Si tratta di un innalzamento che causa la sconfitta definitiva del principe di questo mondo e compirà la rivelazione delle Scritture, con l’ingresso di tutti gli uomini nella salvezza (vv. 31-32). Egli è il servo che sarà innalzato grandemente e vedrà una moltitudine di figli (cfr. Is 52,13; 53,12), i figli di Dio dispersi che saranno radunati nell’unità (Gv 11,51).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti) Perdere la propria vita o tenerla stretta?

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 12,20-33. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto in cui Gesù si trova?

Gesù è appena entrato a Gerusalemme e gli eventi della passione si avvicinano. Nel contesto della festività pasquale anche tanti pagani, di lingua greca, affluivano a Gerusalemme, per onorare il Dio di Israele. Ecco che hanno saputo di Gesù e lo vogliono incontrare

  • Sono consapevole che sono proprio i più «lontani» ad avere nel loro cuore il più grande desiderio di incontrare Gesù e di conoscerlo?
  • Quali personaggi in gioco?

I greci rappresentano tutti i popoli del mondo, che Gesù attirerà a sé con il suo innalzamento sulla croce. Sono i discepoli Filippo ed Andrea a recarsi da Gesù per portare l’annuncio di questo desiderio dei pagani.

  • Mi metto, come gli apostoli, a disposizione del desiderio delle persone ad incontrare Gesù? Sono disponibile ad annunciare la croce di Gesù come l’unica salvezza?
  • Quale rivelazione di Gesù?

Egli verrà innalzato sulla croce, ma proprio questa umiliazione sarà la manifestazione definitiva della gloria di Dio e del suo amore per ogni uomo. È il chicco di grano che muore in terra per portare molto frutto. Così anche il discepolo di Gesù deve perdere la sua vita e non trattenerla per sé.

  • Sono disponibile a seguire Gesù sulla croce, per partecipare della sua comunione d’amore con il Padre?
  • Gesù vive un profondo turbamento di fronte alla prospettiva della passione. Condivido con lui questa sofferenza? Sento l’amore con cui affronta tutto ciò che l’aspetta e che quell’amore è rivolto proprio verso di me?

 

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

Lettura popolare IV Quaresima Anno B

 

-IV Quaresima Anno B Gv 3, 14 – 21

 

 

Gv 3,14-21

Gesù serpente innalzato nel deserto

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Per l’evangelista Giovanni Gesù è il luogo in cui avviene la rivelazione di Dio tra gli uomini, perché egli è continuamente in comunione con il cielo aperto sopra di lui (cfr. 1,51). L’itinerario del Figlio dell’uomo è caratterizzato da una discesa dal cielo per poi essere innalzato successivamente sulla croce (cfr. Gv 12,32-34). La stessa crocifissione di Gesù ne indica dunque paradossalmente la gloria. A conferma di ciò, nel suo dialogo con Nicodemo, Gesù cita la Scrittura, e particolarmente l’episodio in cui gli israeliti in marcia nel deserto vennero guariti dalle punture velenose dei serpenti per mezzo del serpente di bronzo innalzato da Mosè (cfr. Nm 21,8; Sap 16,7). Questo serpente è una figura di Gesù innalzato sulla croce: è sufficiente infatti guardarlo per essere guariti, ricevere il dono della fede e testimoniarla (cfr. Gv 19,35-37).

Questo itinerario del figlio dell’uomo è la manifestazione che Dio ama il mondo, proprio quel mondo che fu fatto per mezzo del Verbo ma che non lo ha riconosciuto (1,10), e la conseguenza di questo amore è il dono del Figlio unigenito, fino alla morte di croce (16).

Questo dono è in grado di generare la fede, che alimenta in noi la vita eterna. Così il giudizio di Dio non è l’emissione di una sentenza da parte di un giudice imparziale, ma la conseguenza operativa della decisione dell’uomo e della sua libertà di fronte all’offerta della vita eterna (17).

Questa fede è l’opera fatta in Dio (cfr. 6,28-29): da essa procede il camminare nella verità, alla luce di Cristo (v. 21). Ogni uomo è chiamato ad aprirsi alla fede e a godere della luce del Verbo incarnato.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Esempi di luce nella mia vita…  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 3,13-21. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto in cui Gesù si trova?

Gesù è in dialogo con il fariseo Nicodemo, sulla rivelazione, la Scrittura e la salvezza di Dio. Egli riferisce l’itinerario del figlio dell’uomo, come colui che è disceso dall’alto. La sapienza della rivelazione donata da Gesù supera radicalmente qualsiasi sapienza umana.

  • Credo di conoscere già le Scritture, come il fariseo Nicodemo?
  • Sono aperto a vedere in Gesù e nel suo mistero pasquale la pienezza delle Scritture e di ogni mio pensiero?

 

  • Quale rivelazione di Gesù per la mia vita?

Egli verrà innalzato sulla croce, ma proprio questa umiliazione sarà la manifestazione definitiva della gloria di Dio e del suo amore per ogni uomo. Contemplare Gesù crocifisso spinge alla decisione fondamentale della vita: credere.

  • Sento l’amore di Dio per il mondo, per tutte le persone, nessuna esclusa?
  • Prego per i più lontani, mettendo a frutto le immense energie della croce di Cristo?
  • Mi lascio andare al giudizio nei confronti delle persone o comprendo che il giudizio di Dio è piuttosto un autogiudizio dell’uomo, un accogliere o rifiutare la sua offerta d’amore?
  • Vivo ogni giorno la gioia dell’amore sovrabbondante di Dio?

 

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

Lettura popolare e omelia II Quaresima Anno B

 

 

 

 

 

II Quaresima Anno B

-II Quaresima Anno B Mc 9, 2-10

 

Mc 9,2-10

Gesù trasfigurato sul monte

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Il racconto della trasfigurazione in Marco segue direttamente, così come in Matteo, l’annuncio della passione, morte e resurrezione (cf. 8,27-9,1). C’è dunque uno stretto legame tra queste due scene, che dovrà essere esplicitato. Gesù prende con sé i suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, come già aveva fatto nella scena della resurrezione della figlia di Giairo (cf. 5,37) e come farà quando dovrà spiegar loro i fatti relativi al tempio e alla sua distruzione (cf. 13,3), con l’aggiunta di Andrea) o quando vorrà condividere la sua agonia per la passione imminente (cf. 14,33). Egli li porta “in disparte”, espressione che indica spesso una rivelazione riservata ai discepoli (cf. 4,34; 6,31), sul monte alto, che allude alla rivelazione di JHWH nel libro dell’Esodo (cf. Es 19,16; 24,15). La trasformazione che Gesù subisce è descritta da Marco con la caratterisca di un biancore così sfolgorante, che nessun lavandaio sarebbe in grado di produrlo (v. 3), secondo una modalità descrittiva che appartiene alla tradizione apocalittica (cf. Dn 12, 3) per indicare la sfera divina.

Il dialogo con Elia e Mosè (v. 4) è descritto come una prolungata conversazione, che tuttavia non viene riportata, ma che può essere suggerita dall’insieme dei richiami biblici cui rimandano le figure di Mosè ed Elia. Mediatore della legge e primo profeta Mosè e figura più rilevante tra i profeti Elia, essi rappresentano la legge e i profeti, formula che può indicare l’integralità dell’Antico Testamento, passando attraverso il rifiuto e la persecuzione da parte del loro popolo (cf. Es 17,2; 1 Re 18,7-19). Le due figure anticipano dunque il destino di sofferenza e di morte che anche Gesù dovrà subire.

L’intervento di Pietro (vv. 5-6) rivela la sua incomprensione del significato di questa visione: egli pretende di immortalare la gloria di Dio con la costruzione di tende, in una sorta di celebrazione che potrebbe avere come sfondo la festa delle Capanne (cfr. Lv 23,34), che rievoca la presenza di Dio in mezzo al popolo accampato nel deserto. Marco aggiunge subito che queste parole di Pietro sono in realtà motivate dalla paura: egli non capisce il progetto di Dio che si compie nel messia Gesù e lo fraintende, accogliendo la gloria divina ma senza comprendere il passaggio attraverso l’umiltà della croce.

Dalla nube che indica la presenza di Dio sul monte (cf. Es 19,9.16; 24,15- 16) esce la voce celeste che indica Gesù come Figlio di Dio, l‘amato (cfr. Is 42,1; Sal 2,7) e invita i discepoli all’ascolto.  Subito dopo essi non vedono nessuno se non Gesù solo. Seguire Gesù, che nella sua condizione umana va a subire la passione, è l’unica strada che i discepoli possono percorrere per comprendere la sua natura di Figlio di Dio ed entrare nel mistero della sua gloria divina. L’ascolto che la voce divina chiede indica la sequela del figlio dell’uomo, fino alla sua passione.

Essi dovranno poi tacere riguardo a questa visione, fino alla resurrezione. Infatti il mistero contenuto nella trasfigurazione non si può comprendere se non in relazione all’evento della morte e resurrezione di Gesù (v. 9).

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti)

Momenti di trasfigurazione…la consolazione di Dio appare in un momento e poi passa…ci è mai capitato?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 9,2-10. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché”   ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo la proclamazione messianica di Pietro e l’annuncio della passione da parte di Gesù, che supera e ribalta le aspettative di Pietro.  Ciò che sta per accadere ha dunque a che fare con il mistero della passone e morte di Gesù. I discepoli sono soli con Gesù, in disparte.

La persona di Gesù è un mistero per gli stessi discepoli che vivono con lui. Sono anch’io attratto e affascinato da questo mistero? E a volte turbato da quanto tale mistero supera le mie aspettative?

  • Quale luogo?

Siamo su un monte altissimo, che richiama il dono della legge sul monte Sinai o l’incontro di Elia con Dio sul monte Oreb. Non a caso sono i due personaggi con cui dialogo Gesù nella visione. Qual è il mio monte dove incontro Gesù? La Scrittura, rappresentata da Mosè ed Elia, mi mette in rapporto col mistero di Cristo?

 

  • Che cosa accade?

Gesù si trasfigura e risplende della gloria stessa di Dio. La nube indica la presenza di Dio e la voce dalla nube descrive Gesù come il messia atteso dal popolo, il Figlio prediletto dal Padre.

Pietro ha paura e pretende di gestire la situazione, facendo delle capanne.

Ho anch’io paura come Pietro quando incontro Dio nella mia vita? Pretendo di controllare e gestire questo incontro, invece di seguire Gesù abbandonandomi a lui?

 

  • Quale rivelazione su Gesù?

I discepoli si dovranno ricordare questo momento di gloria sublime quando Gesù vivrà la passione e la morte in croce a Gerusalemme. Egli è il Figlio di Dio, chiamato a compiere le Scritture dell’Antico testamento, come messia di Israele, proprio dentro la sua umanità sofferente sulla croce.

I discepoli infatti non vedono più se non Gesù solo, nella sua umile umanità.

Sono scandalizzato dall’umiltà di Gesù uomo e dalla sua croce, o sono disponibile a seguirlo su questa strada?

 

                                                

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e omelia I Quaresima

 

-I Quaresima Anno B Mc 1, 12 – 15

I domenica di Quaresima Anno B Omelia

 

Mc 1,12-15

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo di Marco che la liturgia ci presenta è suddiviso in due parti: il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto e un sommario dell’attività ministeriale di Gesù (vv. 14-15).

Il racconto delle tentazioni segue il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, collegandosi ad esso

sia per il rapido movimento con cui si susseguono i due eventi, segnalato dall’avverbio «subito», sia dalla menzione dello Spirito Santo che scende su Gesù in forma di colomba e poi lo sospinge nel deserto per essere tentato.

Gesù, solennemente dichiarato come Figlio dalla voce celeste dopo il battesimo ora deve essere messo alla prova per confermare la sua adesione a questo statuto. Che si tratti di una volontà divina è sottolineato dal verbo «sospingere», che ha per soggetto lo Spirito Santo, e che connota un’azione improvvisa e quasi violenta.  Il deserto è dunque il luogo della prova (cf. Dt 8,2), che ricorda i quarant’anni del popolo nel deserto (Dt 9, 9; Es 34, 28) o i quaranta giorni di Elia prima di arrivare al monte Oreb (1 Re 19, 8).  Egli è il messia di Israele, che è tentato come Adamo, ma a differenza sua, rimane fedele e vive in un’armonia cosmica (cf. Is 11,8), come una nuova comunione tra cielo e terra, segnalata dalla presenza delle bestie e del servizio degli angeli

Nei successivi versetti il narratore introduce il contesto spazio-temporale dell’azione ministeriale di Gesù, che inizia per la prima volta qui.  Giovanni il Battista è appena stato arrestato e probabilmente diventa particolarmente pericoloso rimanere in Giudea e Gesù si sposta in Galilea. Tuttavia non viene qui specificato il motivo dello spostamento di Gesù; il lettore deve intuirlo dal fatto che la Galilea sarà la terra in cui Gesù risorto precede i suoi discepoli (16,7) e in cui risuonerà il primo annuncio della resurrezione. Si può quindi intuire che Gesù, compiuto il tempo della preparazione caratterizzato dalla missione del Battista, inizia il suo ministero di annuncio proprio in Galilea, da dove l’annuncio del vangelo sarà propagato dopo la sua resurrezione. Il tempo delle promesse è infatti ormai compiuto (v. 15) e Gesù proclama la vicinanza del Regno di Dio. Con Gesù è giunto l’oggi in cui si riceve il centuplo (Mc 10,30), il tempo della maturazione dei frutti (cf. 12,2), il compimento di tutte le speranze contenute nelle promesse dell’Antico Testamento. Si tratta del Regno di Dio che è giunto e si sta propagando, a partire dall’annuncio stesso di Gesù e dalla sua persona, piccolo seme destinato a fare frutto (cf. Mc 4,11). L’invito conseguente di Gesù è di convertirsi, cambiare mentalità e credere al Vangelo (15).  C’è un Regno di Dio che è instaurato nella presenza del Figlio di Dio, in una nuova creazione nella quale entrare con la conversione.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti) Le prove della vita come passaggio…verso un di più, una novità… lo sperimentiamo?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 1,12-15. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo il battesimo Gesù è spinto dallo Spirito Santo nel deserto, per mettere alla prova quell’identità di Figlio che si era rivelata nella scena precedente.

Lo Spirito Santo spinge anche me, dove spesso non vorrei. Ne sento l’azione e il richiamo?

  • Quale luogo?

Il deserto è luogo della prova, ma anche dell’incontro con Dio, per Israele e per i profeti. Qui Gesù vive la complessa situazione umana, suddivisa tra cielo e terra, tra bisogni, istinti naturali, ispirazioni e consolazioni divine. Egli infatti sta con le bestie e gli angeli lo servono.

Il deserto, luogo della prova, ci mette a contatto con la nostra umanità, fatta di corpo e spirito. Quali luoghi di deserto nella mia vita? So prendere contatto con il mio corpo e con le esigenze profonde del mio spirito, mentre sono afferrato dalle tante preoccupazioni?

  • Che cosa accade?

Gesù viene tentato da Satana nella sua natura umana ma ne esce vincitore con l’inizio del suo ministero in Galilea.

Il deserto è anche luogo per svelare le tentazioni. In che cosa mi sento tentato in questo periodo?

  • Quale rivelazione su Gesù?

Con il suo ministero e il dono dello Spirito Santo Gesù inaugura il Regno di Dio. Egli è il Figlio che mostra nella sua persona una misteriosa comunione tra il cielo e la terra.

Chi è per me Gesù, Figlio di Dio, e come seguirlo?

 

 

                                                

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e traccia di omelia per Domenica VI TO Anno B

 

Lettura popolare VI TO Anno B (Mc 1,40-45)

VI TO Anno B

Oggi il verbo “imitare” non va più di moda, perché ognuno di noi pretende di essere originale. Ed è una pretesa giusta! Eppure l’invito di Paolo può essere ancora attuale: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo”. Non si tratta infatti di un’imitazione esteriore – tra l’altro sarebbe assai arduo vivere come San Paolo, non trovate? – si tratta invece di vedere in lui un modello spirituale, che rispecchia Cristo stesso. “Fate tutto per la gloria di Dio e non per interesse”: questo è il nucleo spirituale, fare le cose per Dio, per la gloria che, tradotto, significa il suo amore. L’amore è il contrario dell’interesse, del dare per avere, del contraccambio…

Troviamo una figura di questo amore nel racconto evangelico di oggi, in cui il miracolo della guarigione del lebbroso nasce dalla compassione, ossia dall’amore misericordioso di Gesù. Il verbo con cui in greco si esprime questo sentimento richiama il sommovimento interno delle viscere di una mamma, quando il proprio figlio è in pericolo. Quello stesso verbo è attribuito a Dio nell’Antico Testamento quando interviene per salvare il suo popolo Israele dai suoi nemici: è una specie di tenerezza struggente, che ha la forza di un cuore paterno e la delicatezza della mamma.  Questo è l’amore che muove Gesù, al vedere le piaghe del lebbroso, fino all’atto estremo di toccarle, atto proibito dalla legge – come abbiamo visto nella prima lettura –. Ma Gesù va oltre la legge, perché quell’impurità non ha alcun potere di fronte alla forza dell’amore di Dio in lui. Egli arriva a toccare la piaga, a prendere su di se la malattia, farsene carico, per distruggere la morte con la sua solidarietà. In effetti la lebbra era una malattia terribile non solo per gli effetti fisici, ma anche perché isolava una persona dalla comunità e con questo tocco Gesù vince non solo la morte fisica, ma anche l’isolamento, la morte sociale.

Paolo ci invita ad imitare, secondo la nostra particolare misura, lo smisurato desiderio di bene che motiva il ministero di Gesù a favore dei piccoli e degli ammalati. Come comunità cristiana dobbiamo esercitarci anche noi, senza paura, a toccare le piaghe degli uomini, mossi non da interesse, ma dall’amore misericordioso. Penso almeno a tre categorie: anziani, famiglie e giovani.

  1. Quanti anziani soli nei condomini attendono soltanto un saluto, un sorriso, qualche chiacchera o qualche attenzione o piccolo servizio da parte dei vicini di casa. Penso anche a tante persone non autosufficienti che non riescono a venire a messa ma lo desidererebbero e magari hanno figli o parenti lontani. Basterebbe così poco, che qualcuno nel condominio le accompagnasse a messa…
  2. Molte famiglie vivono situazioni di disagio, economico, sociale o educativo nei confronti dei figli. Sappiamo metterci in ascolto con discrezione di queste situazioni? Abbiamo paura di confrontarci con la sofferenza degli altri o sappiamo toccarla con amore? Basterebbe a volte anche poco, lo sforzo di mettersi in rete tra famiglie, sia a livello di vicinato o come genitori, magari segnalando i casi più gravi alla parrocchia.
  3. Quanti adolescenti, dopo la scuola e le varie attività sportive, avrebbero bisogno di spazi dove stare insieme con libertà, con un occhio benevolo nei loro confronti, dove impegnarsi in vari hobby e giochi… ma non li trovano. Come parrocchia potremmo offrire, altre ai gruppi di aggregazione, anche un oratorio…ma ci sono adulti volontari che potrebbero dare qualche ora alla settimana per sistemare le strutture e controllare i ragazzi? Eppure sarebbe un’opportunità straordinaria per sottrarre gli adolescenti al pericolo di compagnie cattive, droga, alcool, perdite di tempo al bar… per educare le giovani generazioni all’impegno, all’onestà, alla legalità.

Certo non possiamo risolvere i problemi del mondo, ma sappiamo che Gesù guarisce perché Dio passa attraverso la sua parola: sii risanato; sottinteso “da Dio”. Abbiamo fiducia, come comunità cristiana, che attraverso la carità, espressione concreta della nostra fede, passa la potenza di Dio che può risanare e guarire la società.