Lettura popolare I Quaresima

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

 

Lc 4,1-13

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù è tentato non nel senso che è spinto a commettere un peccato ma nel senso più radicale che è messo alla prova perché sia verificata la sua fedeltà a Dio. La prova per Gesù non è quindi qualcosa che lo spinga a commettere un male, ma ciò che può manifestare in lui quel che egli è nel profondo di sé stesso, ossia Figlio di Dio. Al contempo questa prova lo abilita al ministero, manifestando la sua superiorità nei confronti dell’Avversario e mostrando che né la sete di potere né l’egocentrismo potranno mai distoglierlo dalla sua missione, che sarà compiuta in perfetta obbedienza alla volontà di Dio.

Gesù torna dal Giordano pieno di quello Spirito Santo che ha appena ricevuto dopo il battesimo, e ora in quello stesso Spirito, che lo riempie fin nell’intimo, si reca nel deserto per quaranta giorni, tentato dal diavolo (v. 2). Egli compie nella sua vita l’esperienza del popolo di Dio nell’esodo, che per quarant’anni cammina nel deserto, luogo di intimità profonda con Dio e insieme di prova di fede (cf. Dt 8,2).

La prima prova di Satana parte dal bisogno fondamentale della fame, per proporre a Gesù una “gestione in proprio” della sua identità di Figlio di Dio, come un potere in grado di autoalimentare la sua umanità. Con la sua risposta, fondata sulla teologia del Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3), Gesù mette in luce che la sua missione, ricevuta dal Padre, è quella di realizzare la vocazione essenziale dell’uomo, ossia di obbedire a Dio. Essere Figlio vuol dire obbedire al Padre e in quanto uomo significa non ricercare un’egocentrica autosufficienza, ma una radicale dipendenza da Dio.

La seconda prova è innescata da una specie di visione istantanea (v. 5) di tutti i regni del mondo con la gloria umana, ossia il potere politico. Il diavolo afferma di essere colui a cui è stato dato questo potere e di poterlo a suo volta dare a chi vuole. Egli si pone come modello di Figlio, a cui il Figlio di Dio dovrebbe guardare per la sua missione e nello stesso tempo si dichiara capace di donare ciò che solo Dio può dare al suo messia (cf. Sal 2,8; Dan 7,14). Gesù dovrebbe adorarlo come Dio per ottenere subito il regno messianico senza passare per il mistero di morte e resurrezione (cf. At 2,30-36). Gesù fa ricorso alla celebre preghiera che il giudeo compie tre volte al giorno, per indicare la sua appartenenza radicale a Dio: “Il Signore tuo Dio adorerai, a lui solo renderai culto (Dt 6,13)”.

La terza prova è una sottile perversione della parola di Dio da parte del diavolo (cf. Sal 91,11-12). Se egli è sempre protetto dal Padre suo, lo dovrà manifestare chiedendo al Padre interventi di carattere miracoloso. Gesù risponde con un’altra citazione dalla preghiera di Dt 6: “non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16). Li infatti il popolo aveva voluto “costringere” Dio a manifestarsi, esigendo l’acqua da bere (Es 17,1-7). Il ministero di Gesù invece sarà caratterizzato dall’umile obbedienza al progetto di Dio, anche quando alcuni lo solleciteranno a scendere dalla croce per manifestare la sua identità divina (cf. Lc 23,35-37).

In effetti il diavolo, esaurite le sue tentazioni, potrà tornare alla carica proprio durante la passione, attraverso l’operato dei personaggi che agiscono sotto il suo impulso (cf. Giuda in Lc 22,3 e i  soldati e i capi sotto la croce in Lc 23,35-37).

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

L’esperienza della tentazione

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,1-13 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù è guidato dallo Spirito Santo nel deserto . La prova che Gesù vivrà è permessa da Dio, per una manifestazione della sua identità di Figlio di Dio. Sono convinto anch’io che dentro alle prove della vita c’è una provvidenza superiore che mi accompagna?

-Gesù è guidato nel deserto. Dove si trova per me il deserto? È una condizione positiva o negativa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • Gesù non mangia nulla per quaranta giorni, poi ha fame. Quali sono i bisogni che in questo periodo sento maggiormente?
  • Il diavolo lo tenta. In quali punti di debolezza sento di essere più tentato?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • Il diavolo tenta Gesù a partire dalla sua condizione di Figlio di Dio: “Se tu sei Figlio di Dio”. Vivo la mia fede in modo “consumistico”, come un pretesto per godermi i miei piaceri “spirituali”? Per trasformare le cose e la realtà a mio piacimento?
  • Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo.” Cosa significa per me essere alimentato dalla Parola di Dio ogni giorno? La Parola entra nella mia vita e modifica la mia mentalità e le mie azioni?
  • “Se ti prostrerai in adorazione davanti a me”. Quali idoli nella mia vita? Quali cose o persone a cui mi prostro e penso di non poter fare a meno?
  • Gettati giù di qui”. Metto alla prova Dio in qualche situazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Figlio di Dio e con il dono dello Spirito e la forza della Parola di Dio riesce a sconfiggere il tentatore.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

Lettura popolare I Quaresima Anno C

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Lettura popolare VII TO Anno C

 

 Lettura popolare VII TO Anno C

Lc 6,27-38

Amare i nemici

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

In questi versetti che la liturgia ritaglia, ci troviamo al cuore del discorso di Gesù ambientato in un luogo pianeggiante. Dopo le beatitudini e i guai, infatti, Gesù introduce il tema dell’amore per il nemico. Lo fa attraverso quattro imperativi che indicano delle esigenze (vv. 27-28), seguiti da quattro esemplificazioni (vv. 29-30) con l’aggiunga della cosiddetta regola d’oro, che conclude la prima parte della sezione (v. 31). Il comandamento dell’amore del prossimo che troviamo nel codice levitico (Lv 19,18) viene radicalizzato da Gesù come amore del nemico, ossia di colui o coloro che mostrano ostilità nei confronti della comunità cristiana e del discepolo di Gesù. La reazione deve essere proporzionata ma di segno opposto, in grado di rigenerare il bene passando attraverso la lacerazione subita: al posto dell’odio il fare del bene; come risposta alla maledizione la benedizione; la preghiera nei confronti dei calunniatori. Come si può notare c’è una progressione dall’esterno all’interno (dal fare del bene, al benedire al pregare), il cui punto più interiore e alto si trova proprio nella preghiera. Non è infatti possibile mettere in atto comportamenti così insoliti e devianti rispetto alle reazioni più istintive e immediate dell’uomo senza l’aiuto della preghiera. Si tratta principalmente quindi di una resistenza interiore al male, che non si lascia fagocitare dalla spirale dell’odio e della violenza, ma lo smaschera con un atteggiamento diametralmente opposto. Si tratta di creare opportunità alternative alla violenza dominante, tramite forme “artigianali” di pace, sempre da reinventare nelle relazioni personali.  Non a caso infatti gli esempi che seguono nei vv. 29-30 sono citati da Gesù solo come esemplificazioni e hanno un valore simbolico. Il porger l’altra guancia, tra l’altro, sembra riferirsi all’atteggiamento del servo di JHWH, che Isaia descrive come colui che presenta le guance a coloro che lo schiaffeggiano (cf. Is 50,6): dunque più che un precetto si tratta di un esempio altamente evocativo e rivelativo, che non deve essere interpretato alla lettera. La regola d’oro (v. 31) conclude questi esempi con una chiarificazione: non è una sorta di masochismo a suggerire queste prassi così alternative, ma proprio l’amore di sé. Esso può diventare talmente forte da impedire al male di raggiungere il cuore: in tal modo c’è qualche speranza che anche nel cuore del nemico prima o poi la radice malvagia venga disattivata da un comportamento che corrisponde al desiderio profondo di essere amato. Nei vv. 32-34 si comprende che la radice di questo atteggiamento è estremamente positiva: essa ritiene che nell’uomo vi sia un principio di bene in grado di superare la logica retributiva della legge, per la quale vi deve essere una proporzionalità nella violenza subita e arrecata o nel bene donato e ricevuto. Questo rapporto di proporzionalità implica una separazione tra buoni e cattivi, tra i propri amici e i propri nemici e calcola il comportamento sulla base di questa netta suddivisione. L’amore del nemico punta ad eliminare confini rigidi, perché ha un grande fiducia nell’uomo e nella sua possibile conversione. Tale fiducia non riposa solo su una osservazione esteriore dei fenomeni antropologici, ma sulla rivelazione del Padre, che dà all’uomo una certezza incondizionata di essere amato e lo spinge ad amare a sua volta con misericordia. Questo significa essere figli dell’Altissimo (cf. v. 35).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quando faccio fatica ad amare

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 6,27-35

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •   Chi sono i personaggi, cosa fanno e dicono?

– Gesù parla rivolgendosi ai discepoli e pronunzia l’esigenza radicale dell’amore del nemico.

amate i vostri nemici: chi sono i miei nemici e come reagisco nel mio cuore nei loro confronti?

Benedite/pregate: quali atteggiamenti interiori coltivo per reagire al male?

dà a chi ti chiede: riesco a vivere con una certa misura di generosità e gratuità?

la vostra ricompensa: dove pongo la mia ricompensa e gratificazione?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore che è venuto a rivelare cosa significa essere e vivere come Figli dell’Altissimo.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare V TO Anno C

 

 

Lettura popolare V TO Anno C

 

Lc 5,1-11

Pescatori di uomini

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da ripetere ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

I primi tre versetti di questa scena evangelica chiariscono il contesto in cui avviene la pesca miracolosa di Pietro e dei compagni. Gesù sta in piedi presso il lago e predica la parola di Dio ad una folla desiderosa di ascoltarlo, che prefigura tutti i popoli in attesa della parola di Dio proclamata dagli apostoli nel libro degli Atti (cf. Atti 4,31; 6,2.7; 8,14). Questa sfumatura “ecclesiale” viene confermata dal fatto che Gesù sceglie proprio la barca di Simone (Pietro) per sedersi ed insegnare, come se Luca volesse alludere al fatto che nella barca della Chiesa, guidata da Pietro, Gesù è il vero maestro. Al contempo Gesù recupera una distanza nei confronti della folla, perchè lo si può conoscere solo ascoltandone la Parola nella barca della Chiesa.

Con un ordine paradossale e inatteso da parte di Gesù – ossia andare a pescare di giorno dopo che i pescatori hanno faticato invano durante tutta la notte – viene innescata la narrazione del miracolo. Simone dovrà lasciar da parte tutte le sue conoscenze e il suo mestiere per abbandonarsi alla parola del maestro, con un atto di fede pubblico nei confronti di colui che aveva già conosciuto a Cafarnao e che aveva manifestato la sua autorità guarendo indemoniati e malati e, tra essi, anche la sua suocera (cf. Lc 4,38-39). È questa fede pubblica di Pietro nella parola potente di Gesù a rendere possibile il miracolo, che viene descritto da Luca in due versetti in modo da esaltarne la grandezza e giustificare così la fiducia assoluta in lui.

Al cuore del racconto la confessione di peccato da parte di Pietro indica non solo la paura che coglie l’uomo davanti ad una teofania, ad una improvvisa manifestazione del divino (cf. Gdc 6,22) ma anche la consapevolezza profonda di tutta la miseria e impotenza umana e della distanza che c’è tra l’uomo e Dio (Is 6,5). La meraviglia, lo stupore panico manifestato da Pietro Giacomo e Giovanni (v. 9) non è solo un sentimento, ma l’espressione della situazione esistenziale di radicale impotenza dell’uomo a contatto col mistero di Dio.

Gesù non nega questa distanza ma esorta Pietro a non temere, a fidarsi della sua parola che lo chiama a prendere vivi gli uomini.  Solo la parola di Gesù colma la distanza tra Dio e l’uomo e la fede di Pietro in essa lo renderà capace essere pescatore di uomini, in modo unico e straordinariamente fecondo. Il verbo che viene tradotto con “pescatore” (zogrèo) significa “prendere vivi” e si usa in un contesto di guerra per indicare i nemici quando vengono fatti prigionieri senza essere uccisi (cfr. Nm 31,18), oppure può significare qualcuno che viene rianimato e gli viene resa la vita.  Pietro e gli apostoli, come tutti i missionari cristiani, sono coloro che, per mezzo della parola di Dio, saranno in grado di catturare gli uomini per la vita (cfr. At 5,20).

A questo punto i discepoli sono in grado di lasciare tutto, ossia di seguire incondizionatamente Gesù nella sua missione (v. 11). In effetti la parola di Gesù non era rivolta solo a Pietro ma anche agli altri discepoli, come ricorda il plurale “calate le reti” (v. 4). Pietro si pone qui come l’interlocutore che rappresenta il gruppo degli apostoli, chiamati attraverso il miracolo a credere alla Parola di Gesù e a seguirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Il mio incontro con Gesù

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 5,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

-Gesù sta presso il lago di Gennesaret, che è il teatro della sua prima evangelizzazione e la folla gli fa ressa intorno. Immagino di essere anch’io in mezzo a questa folla: cosa mi affascina di Gesù? La sua parola, il suo volto, l’attenzione che si crea intorno a lui?

-La folla è presente per ascoltare la Parola di Dio. Si tratta della stessa parola di Gesù, che viene da Dio e trasforma la nostra vita. Come mi dispongo all’ascolto della Parola? È per me un incontro con la persona di Gesù?

-I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Le barche sono libere per accogliere Gesù, in un momento semplice e ordinario di vita. L’ascolto della parola è una realtà ordinaria e consueta della mia vita?

– Gesù dalla barca di Pietro insegnava alle folla. Sono convinto di incontrare Gesù nella barca della Chiesa?

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?

-Pietro e i compagni obbediscono alla parola di Gesù e prendono una quantità enorme di pesci. Lo stupore invade tutti i presenti e Pietro si getta alle ginocchia di Gesù. Mi stupisco della forza della Parola di Dio?

-Tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono. Sono disposto a fidarmi totalmente di Gesù e della sua parola?

  • Cosa dicono i personaggi?

Prendi il largo e gettate le reti per la pesca. Ho obbedito a questo invito di Gesù?

abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Come mi ritrovo nei momenti di sconfitta? Sono in grado di rivolgermi a Gesù?

Sulla tua parola getterò le reti. So fidarmi e affidarmi alla parola di Gesù?

-Allontanati da me, perché sono un peccatore. Che coscienza ho di me stesso davanti al Signore?

-Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Mi sento spinto all’annuncio del Vangelo?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è il Signore della vita e la sua parola potente è in grado di dare nutrimento. I discepoli costituiscono la Chiesa, radunata e inviata in missione dalla parola di Gesù.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare IV TO Anno C

lettura popolare iv to anno c

Lc 4,22-30

Il profeta rifiutato

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La parola della Scrittura di Isaia, riportata nel brano precedente, (Lc 4,16-21) si è compiuta nell’atto stesso della sua proclamazione, nell’oggi dell’ascolto (v. 21). Non si tratta quindi solo di un discorso, ma di una parola che è al contempo evento, realtà, storia, salvezza.

La reazione dei nazaretani è inizialmente positiva, a differenza che nel vangelo di Marco e di Matteo, (cf. Mc 6,3; Mt 13,57) dove è presentata come una mancanza di fede. La meraviglia e lo stupore indicano un riconoscimento positivo della grazia dello Spirito Santo che opera in Gesù, anche se i nazaretani non riescono a comprenderne l’origine, perchè pensano a Gesù come al figlio di Giuseppe.

Con due proverbi Gesù oppone l’attesa implicita dei suoi concittadini che Gesù rimanga tra loro («medico, cura te stesso» v. 23) allo scenario molto più vasto e inimmaginabile della sua missione, che arriva fino al mondo dei popoli pagani («nessun profeta è gradito in patria» v. 24).

Con due esempi tratti dalla storia del profeta Elia (1Re 17,7-16) e del profeta Eliseo (2Re 5,17), in cui i profeti sono mandati da Dio in soccorso di una donna e di un uomo stranieri, il Gesù lucano anticipa qui, al principio della sua missione terrena, l’obiettivo ultimo della volontà di Dio, che verrà descritto nel libro degli Atti degli Apostoli, ossia la salvezza di tutti i popoli pagani, fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

È dunque Gesù stesso, proclamando la volontà di Dio fin dall’inizio ai suoi concittadini, a provocare in loro lo sdegno. Essi si sentono scavalcati da quella prospettiva di salvezza per tutti e l’impulso di gelosia li spinge a rifiutare Gesù, anziché rallegrarsi perché i doni di Dio sono per tutti. Così si comporteranno anche i giudei che ricevono l’annuncio del Vangelo da parte di Paolo nel libro degli Atti (cf. At 13,45; 17,5 ecc.).

Il tentativo di uccisione di Gesù da parte dei suoi concittadini (v. 29) rimanda il lettore all’ultimo evento terreno di Gesù, che sarà gettato fuori dalla città (cf. Lc 20,15), per essere crocifisso. Ciò accadrà per un misterioso progetto di Dio che culminerà con la resurrezione e il fatto che Gesù passi in mezzo a loro (v. 30) è un evidente richiamo simbolico al dominio assoluto di Dio sulla storia degli uomini, che si manifesta con la resurrezione di Gesù.

In effetti tale dominio divino si mostra in atto lungo tutto il percorso del Vangelo e degli Atti. Gesù è in cammino da Nazareth a Cafarnao e in tutto Israele, fino ad arrivare a Gerusalemme (Lc 9,51) perché il compimento delle Scritture nella sua morte e resurrezione è necessario, voluto da Dio (Lc 24,26), così che «nel suo nome venga annunciata la conversione per la remissione dei peccati a tutte le genti» (Lc 24,47). Allo stesso modo nessuna potenza umana potrà fermare la corsa della parola di Dio (cf. At 5,39) che, dopo la morte e resurrezione di Gesù, si diffonderà da Gerusalemme (cf. At 8, 4) per arrivare fino agli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

Quali sono le periferie che incontro quotidianamente?

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Lc 4,22-30 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo sempre nella Sinagoga di Nazareth, dove Gesù ha letto la parola di Isaia e l’ha applicata al presente, all’«oggi» della salvezza.

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • I Nazaretani si stupivano delle parole di grazia. Questo stupore non è ancora un segnale di fede, ma almeno una prima indicazione di ascolto. Sono capace ancora di stupirmi di Gesù e del Vangelo? Sono convinto che le parole del Vangelo contengano la grazia dello Spirito Santo?
  • I Nazaretani si riempiono di sdegno e cacciano Gesù fuori. Le motivazioni di gruppo o di classe o di ideologia sono in me più forti di quelle della fede?
  • Gesù passa in mezzo a loro. La potenza di Gesù è quella della resurrezione. Sono consapevole delle straordinarie risorse del Vangelo, molto più potenti della forza cieca del potere?
  • Cosa dicono i personaggi?
  • «Non è costui il figlio di GiuseppePenso anch’io di conoscere già a sufficienza Gesù?
  • «Nessun profeta è accetto nella sua patria». In quali contesti e circostanze vedo oggi Gesù? Sono in grado di accettarlo?
  • Nessun lebbroso fu guarito se non Naaman il Siro. Sono consapevole che l’annuncio del Vangelo ha un carattere di universalità e oltrepassa confini e steccati?

 

  • Quale rivelazione è contenuta qui?

Gesù è un messia universale, molto diverso da come se lo aspettavano i suoi compaesani. Il suo annuncio oltrepassa confini e steccati e si rivolge a tutti gli uomini, di ogni città, paese, cultura e religione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

Lettura popolare II TO Anno C

 

 

lettura popolare ii to anno c

 

 

Gv 2,1-11

Non è ancora giunta la mia ora

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Nel vangelo di Giovanni il racconto di Cana porta a termine l’itinerario iniziale dei discepoli, che incontrano Gesù e credono in lui (2,11) e al contempo indica un nuovo inizio, perché la trasformazione dell’acqua in vino buono è il segno originario, che serve ad interpretare tutti i segni che Gesù sta per compiere nel Vangelo di Giovanni. Inoltre se prima erano gli altri a parlare di Gesù come agnello di Dio e messia e a seguirlo (cf. 1,36.46) ora è lui a prendere l’iniziativa, rivelando la sua gloria (2,11).

La risposta di Gesù alla madre – “Che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora” – non è quindi un rimprovero da parte di Gesù, ma è solo il modo con cui Gesù inizia il suo ministero pubblico, che culminerà nell’ora della passione e dell’innalzamento in croce, chiarendo che tale ora non dipende né dalla madre né dagli uomini, ma dal Padre e dalla sua volontà (cf. 12,23.27; 13,1; 16,21).

La madre allora comprende molto bene che il suo ruolo qui non è di indicare a Gesù cosa deve fare, ma semplicemente portare gli uomini a lui, invitandoli ad ascoltarlo e ad obbedirgli. In questo ella agisce da intermediario tra Gesù e gli uomini, senza pregiudicare l’assoluta libertà e gratuità del disegno di Dio. Infatti ella presenta a Gesù la grave situazione di bisogno: “Non hanno più vino” (v. 3) – senza vino la festa matrimoniale non è più possibile – ma poi lo rispetta nella sua libertà d’azione, sollecitando invece i servi ad obbedirgli.

Siamo nel terzo giorno, che indica simbolicamente la resurrezione di Gesù (cf. Gv 20,20-22), e il contesto delle nozze rinvia il lettore al compimento definitivo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cf. Is 54,4-8; Is 61,10-62; Mt 22,1-14). Anche il vino rimanda alla festa gioiosa dell’alleanza ristabilita con Dio, rappresentata da una terra nuovamente feconda (Os 2,23-24; Gl 2,22-23). Con ironia il narratore fa parlare il maestro di tavola che si stupisce che il vino buono, di cui non conosceva l’origine, fosse stato conservato fino ad ora. Questa è l’ora del vino buono, l’ora del compimento in Cristo della rivelazione che è iniziato con il dono della legge sul monte Sinai.

Non a caso le sei giare di pietra (sei è simbolo di incompiutezza!) sono collegate alla purificazione rituale giudaica richiesta dalla legge di Mosè (cf. Lv 11,29-38). La pietra nel mondo giudaico aveva la caratteristica di non diventare mai impura a differenza della terracotta (m. Bes 2, 3) ed evoca la legge veterotestamentaria sulla quale era stata scritta (cf. Ez 36,26). L’acqua simbolo della rivelazione dell’Antico Testamento viene trasformata nel vino del compimento, che anticipa simbolicamente la pienezza dei doni messianici che Gesù farà nell’ora della sua morte, alla presenza della madre.  I sacramenti, battesimo ed eucarestia, che nascono dalla consegna dello Spirito sulla croce da parte di Gesù (19,30), sono già contenuti nel vino di Cana. Nell’inizio del ministero di Gesù, come una ricapitolazione globale, è già contenuta la sua fine, caratterizzata dal dono dello Spirito e dalla nascita della Chiesa con la madre e con i discepoli che credono.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione dei servi della parabola.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 2,1-11 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto geografico e narrativo del racconto evangelico?

Siamo in Galilea, in un piccolo paese che si chiama Cana. Il contesto narrativo è caratterizzato dalla celebrazione delle nozze a cui partecipa la madre, fin dall’inizio. Il fatto che la madre sia a buon diritto partecipe delle nozze, senza bisogno che venga esplicitato il suo invito, significa che si tratta di una famiglia vicina a Gesù e a Maria. Si tratta di un ambito di vita del tutto ordinario. Gesù si rivela nell’ordinarietà di una festa di matrimonio. Cosa può significare per me?

 

  • Qual è il contesto temporale?

Ci troviamo al terzo giorno, che indica la resurrezione di Gesù (o anche, secondo un calcolo che parte dal c. 1, l’ultimo giorno della settimana del Sinai o della settimana della creazione). È un tempo importante, centrale, che ha un carattere di rivelazione.  Sperimento nella mia vita l’opera della resurrezione di Gesù?

 

  • Chi sono i personaggi, cosa fanno?
  • La madre è presente , alla festa, mentre Gesù e i suoi discepoli vi sono invitati. Essa vigila sulla festa, perché tutto vada bene ed intercede presso il suo figlio, quando improvvisamente manca il vino. So vedere i bisogni degli altri e intercedere per loro, presso Gesù e presso il Padre Suo? Mi affido all’intercessione di Maria nella mia vita?
  • I servi obbediscono alla parola di Gesù e all’invito di Maria: riempiono le giare fino all’orlo e poi le attingono. Solo grazie alla loro obbedienza si può compiere il miracolo. Mi fido della parola di Gesù, al punto da osservare fino in fondo la sua volontà anche senza troppi appigli e sicurezze esteriori?
  • Il maestro di tavola non sa da dove viene il vino buono, ma i servi invece lo sanno. Sono consapevole che la pienezza di gioia e il vero significato della vita viene da Gesù e dal mistero della sua persona?

 

  • Cosa dicono i personaggi?
  • Gesù risponde con determinazione alla madre: «che c’è tra me e te o donna? Non è ancor giunta la mia ora» L’ora di Gesù è determinabile solo dal Padre. So affidarmi ai disegni di Dio, anche quando avrei fretta di intravedere una soluzione?
  • La madre invita i servi: «fate ciò che vi dirà». L’obbedienza alla parola di Gesù, al Vangelo è una caratteristica di fondo della mia vita?
  • Il maestro di tavola si rivolge allo sposo, dicendo: «Hai conservato il vino buono fino ad ora!» So conservare la parola di Dio nel mio cuore?

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Nel vino migliore, frutto della miracolosa trasformazione dell’acqua delle giare, si compie tutta la legge e la rivelazione indicata misteriosamente dall’acqua delle giare. Gesù si rivela come il donatore dei doni messianici, e in particolare dello Spirito, che compie la rivelazione.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.