Lettura popolare IV Quaresima Anno B

 

-IV Quaresima Anno B Gv 3, 14 – 21

 

 

Gv 3,14-21

Gesù serpente innalzato nel deserto

Il messaggio nel contesto

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Per l’evangelista Giovanni Gesù è il luogo in cui avviene la rivelazione di Dio tra gli uomini, perché egli è continuamente in comunione con il cielo aperto sopra di lui (cfr. 1,51). L’itinerario del Figlio dell’uomo è caratterizzato da una discesa dal cielo per poi essere innalzato successivamente sulla croce (cfr. Gv 12,32-34). La stessa crocifissione di Gesù ne indica dunque paradossalmente la gloria. A conferma di ciò, nel suo dialogo con Nicodemo, Gesù cita la Scrittura, e particolarmente l’episodio in cui gli israeliti in marcia nel deserto vennero guariti dalle punture velenose dei serpenti per mezzo del serpente di bronzo innalzato da Mosè (cfr. Nm 21,8; Sap 16,7). Questo serpente è una figura di Gesù innalzato sulla croce: è sufficiente infatti guardarlo per essere guariti, ricevere il dono della fede e testimoniarla (cfr. Gv 19,35-37).

Questo itinerario del figlio dell’uomo è la manifestazione che Dio ama il mondo, proprio quel mondo che fu fatto per mezzo del Verbo ma che non lo ha riconosciuto (1,10), e la conseguenza di questo amore è il dono del Figlio unigenito, fino alla morte di croce (16).

Questo dono è in grado di generare la fede, che alimenta in noi la vita eterna. Così il giudizio di Dio non è l’emissione di una sentenza da parte di un giudice imparziale, ma la conseguenza operativa della decisione dell’uomo e della sua libertà di fronte all’offerta della vita eterna (17).

Questa fede è l’opera fatta in Dio (cfr. 6,28-29): da essa procede il camminare nella verità, alla luce di Cristo (v. 21). Ogni uomo è chiamato ad aprirsi alla fede e a godere della luce del Verbo incarnato.

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. Esempi di luce nella mia vita…  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Gv 3,13-21. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto in cui Gesù si trova?

Gesù è in dialogo con il fariseo Nicodemo, sulla rivelazione, la Scrittura e la salvezza di Dio. Egli riferisce l’itinerario del figlio dell’uomo, come colui che è disceso dall’alto. La sapienza della rivelazione donata da Gesù supera radicalmente qualsiasi sapienza umana.

  • Credo di conoscere già le Scritture, come il fariseo Nicodemo?
  • Sono aperto a vedere in Gesù e nel suo mistero pasquale la pienezza delle Scritture e di ogni mio pensiero?

 

  • Quale rivelazione di Gesù per la mia vita?

Egli verrà innalzato sulla croce, ma proprio questa umiliazione sarà la manifestazione definitiva della gloria di Dio e del suo amore per ogni uomo. Contemplare Gesù crocifisso spinge alla decisione fondamentale della vita: credere.

  • Sento l’amore di Dio per il mondo, per tutte le persone, nessuna esclusa?
  • Prego per i più lontani, mettendo a frutto le immense energie della croce di Cristo?
  • Mi lascio andare al giudizio nei confronti delle persone o comprendo che il giudizio di Dio è piuttosto un autogiudizio dell’uomo, un accogliere o rifiutare la sua offerta d’amore?
  • Vivo ogni giorno la gioia dell’amore sovrabbondante di Dio?

 

 

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

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Lettura popolare e omelia II Quaresima Anno B

 

 

 

 

 

II Quaresima Anno B

-II Quaresima Anno B Mc 9, 2-10

 

Mc 9,2-10

Gesù trasfigurato sul monte

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

 

Il racconto della trasfigurazione in Marco segue direttamente, così come in Matteo, l’annuncio della passione, morte e resurrezione (cf. 8,27-9,1). C’è dunque uno stretto legame tra queste due scene, che dovrà essere esplicitato. Gesù prende con sé i suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, come già aveva fatto nella scena della resurrezione della figlia di Giairo (cf. 5,37) e come farà quando dovrà spiegar loro i fatti relativi al tempio e alla sua distruzione (cf. 13,3), con l’aggiunta di Andrea) o quando vorrà condividere la sua agonia per la passione imminente (cf. 14,33). Egli li porta “in disparte”, espressione che indica spesso una rivelazione riservata ai discepoli (cf. 4,34; 6,31), sul monte alto, che allude alla rivelazione di JHWH nel libro dell’Esodo (cf. Es 19,16; 24,15). La trasformazione che Gesù subisce è descritta da Marco con la caratterisca di un biancore così sfolgorante, che nessun lavandaio sarebbe in grado di produrlo (v. 3), secondo una modalità descrittiva che appartiene alla tradizione apocalittica (cf. Dn 12, 3) per indicare la sfera divina.

Il dialogo con Elia e Mosè (v. 4) è descritto come una prolungata conversazione, che tuttavia non viene riportata, ma che può essere suggerita dall’insieme dei richiami biblici cui rimandano le figure di Mosè ed Elia. Mediatore della legge e primo profeta Mosè e figura più rilevante tra i profeti Elia, essi rappresentano la legge e i profeti, formula che può indicare l’integralità dell’Antico Testamento, passando attraverso il rifiuto e la persecuzione da parte del loro popolo (cf. Es 17,2; 1 Re 18,7-19). Le due figure anticipano dunque il destino di sofferenza e di morte che anche Gesù dovrà subire.

L’intervento di Pietro (vv. 5-6) rivela la sua incomprensione del significato di questa visione: egli pretende di immortalare la gloria di Dio con la costruzione di tende, in una sorta di celebrazione che potrebbe avere come sfondo la festa delle Capanne (cfr. Lv 23,34), che rievoca la presenza di Dio in mezzo al popolo accampato nel deserto. Marco aggiunge subito che queste parole di Pietro sono in realtà motivate dalla paura: egli non capisce il progetto di Dio che si compie nel messia Gesù e lo fraintende, accogliendo la gloria divina ma senza comprendere il passaggio attraverso l’umiltà della croce.

Dalla nube che indica la presenza di Dio sul monte (cf. Es 19,9.16; 24,15- 16) esce la voce celeste che indica Gesù come Figlio di Dio, l‘amato (cfr. Is 42,1; Sal 2,7) e invita i discepoli all’ascolto.  Subito dopo essi non vedono nessuno se non Gesù solo. Seguire Gesù, che nella sua condizione umana va a subire la passione, è l’unica strada che i discepoli possono percorrere per comprendere la sua natura di Figlio di Dio ed entrare nel mistero della sua gloria divina. L’ascolto che la voce divina chiede indica la sequela del figlio dell’uomo, fino alla sua passione.

Essi dovranno poi tacere riguardo a questa visione, fino alla resurrezione. Infatti il mistero contenuto nella trasfigurazione non si può comprendere se non in relazione all’evento della morte e resurrezione di Gesù (v. 9).

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti)

Momenti di trasfigurazione…la consolazione di Dio appare in un momento e poi passa…ci è mai capitato?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 9,2-10. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché”   ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo la proclamazione messianica di Pietro e l’annuncio della passione da parte di Gesù, che supera e ribalta le aspettative di Pietro.  Ciò che sta per accadere ha dunque a che fare con il mistero della passone e morte di Gesù. I discepoli sono soli con Gesù, in disparte.

La persona di Gesù è un mistero per gli stessi discepoli che vivono con lui. Sono anch’io attratto e affascinato da questo mistero? E a volte turbato da quanto tale mistero supera le mie aspettative?

  • Quale luogo?

Siamo su un monte altissimo, che richiama il dono della legge sul monte Sinai o l’incontro di Elia con Dio sul monte Oreb. Non a caso sono i due personaggi con cui dialogo Gesù nella visione. Qual è il mio monte dove incontro Gesù? La Scrittura, rappresentata da Mosè ed Elia, mi mette in rapporto col mistero di Cristo?

 

  • Che cosa accade?

Gesù si trasfigura e risplende della gloria stessa di Dio. La nube indica la presenza di Dio e la voce dalla nube descrive Gesù come il messia atteso dal popolo, il Figlio prediletto dal Padre.

Pietro ha paura e pretende di gestire la situazione, facendo delle capanne.

Ho anch’io paura come Pietro quando incontro Dio nella mia vita? Pretendo di controllare e gestire questo incontro, invece di seguire Gesù abbandonandomi a lui?

 

  • Quale rivelazione su Gesù?

I discepoli si dovranno ricordare questo momento di gloria sublime quando Gesù vivrà la passione e la morte in croce a Gerusalemme. Egli è il Figlio di Dio, chiamato a compiere le Scritture dell’Antico testamento, come messia di Israele, proprio dentro la sua umanità sofferente sulla croce.

I discepoli infatti non vedono più se non Gesù solo, nella sua umile umanità.

Sono scandalizzato dall’umiltà di Gesù uomo e dalla sua croce, o sono disponibile a seguirlo su questa strada?

 

                                                

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e omelia I Quaresima

 

-I Quaresima Anno B Mc 1, 12 – 15

I domenica di Quaresima Anno B Omelia

 

Mc 1,12-15

Gesù tentato nel deserto

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo di Marco che la liturgia ci presenta è suddiviso in due parti: il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto e un sommario dell’attività ministeriale di Gesù (vv. 14-15).

Il racconto delle tentazioni segue il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, collegandosi ad esso

sia per il rapido movimento con cui si susseguono i due eventi, segnalato dall’avverbio «subito», sia dalla menzione dello Spirito Santo che scende su Gesù in forma di colomba e poi lo sospinge nel deserto per essere tentato.

Gesù, solennemente dichiarato come Figlio dalla voce celeste dopo il battesimo ora deve essere messo alla prova per confermare la sua adesione a questo statuto. Che si tratti di una volontà divina è sottolineato dal verbo «sospingere», che ha per soggetto lo Spirito Santo, e che connota un’azione improvvisa e quasi violenta.  Il deserto è dunque il luogo della prova (cf. Dt 8,2), che ricorda i quarant’anni del popolo nel deserto (Dt 9, 9; Es 34, 28) o i quaranta giorni di Elia prima di arrivare al monte Oreb (1 Re 19, 8).  Egli è il messia di Israele, che è tentato come Adamo, ma a differenza sua, rimane fedele e vive in un’armonia cosmica (cf. Is 11,8), come una nuova comunione tra cielo e terra, segnalata dalla presenza delle bestie e del servizio degli angeli

Nei successivi versetti il narratore introduce il contesto spazio-temporale dell’azione ministeriale di Gesù, che inizia per la prima volta qui.  Giovanni il Battista è appena stato arrestato e probabilmente diventa particolarmente pericoloso rimanere in Giudea e Gesù si sposta in Galilea. Tuttavia non viene qui specificato il motivo dello spostamento di Gesù; il lettore deve intuirlo dal fatto che la Galilea sarà la terra in cui Gesù risorto precede i suoi discepoli (16,7) e in cui risuonerà il primo annuncio della resurrezione. Si può quindi intuire che Gesù, compiuto il tempo della preparazione caratterizzato dalla missione del Battista, inizia il suo ministero di annuncio proprio in Galilea, da dove l’annuncio del vangelo sarà propagato dopo la sua resurrezione. Il tempo delle promesse è infatti ormai compiuto (v. 15) e Gesù proclama la vicinanza del Regno di Dio. Con Gesù è giunto l’oggi in cui si riceve il centuplo (Mc 10,30), il tempo della maturazione dei frutti (cf. 12,2), il compimento di tutte le speranze contenute nelle promesse dell’Antico Testamento. Si tratta del Regno di Dio che è giunto e si sta propagando, a partire dall’annuncio stesso di Gesù e dalla sua persona, piccolo seme destinato a fare frutto (cf. Mc 4,11). L’invito conseguente di Gesù è di convertirsi, cambiare mentalità e credere al Vangelo (15).  C’è un Regno di Dio che è instaurato nella presenza del Figlio di Dio, in una nuova creazione nella quale entrare con la conversione.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti),

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.   (15 minuti) Le prove della vita come passaggio…verso un di più, una novità… lo sperimentiamo?

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  • Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mc 1,12-15. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisca l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un po’ più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perché” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo il battesimo Gesù è spinto dallo Spirito Santo nel deserto, per mettere alla prova quell’identità di Figlio che si era rivelata nella scena precedente.

Lo Spirito Santo spinge anche me, dove spesso non vorrei. Ne sento l’azione e il richiamo?

  • Quale luogo?

Il deserto è luogo della prova, ma anche dell’incontro con Dio, per Israele e per i profeti. Qui Gesù vive la complessa situazione umana, suddivisa tra cielo e terra, tra bisogni, istinti naturali, ispirazioni e consolazioni divine. Egli infatti sta con le bestie e gli angeli lo servono.

Il deserto, luogo della prova, ci mette a contatto con la nostra umanità, fatta di corpo e spirito. Quali luoghi di deserto nella mia vita? So prendere contatto con il mio corpo e con le esigenze profonde del mio spirito, mentre sono afferrato dalle tante preoccupazioni?

  • Che cosa accade?

Gesù viene tentato da Satana nella sua natura umana ma ne esce vincitore con l’inizio del suo ministero in Galilea.

Il deserto è anche luogo per svelare le tentazioni. In che cosa mi sento tentato in questo periodo?

  • Quale rivelazione su Gesù?

Con il suo ministero e il dono dello Spirito Santo Gesù inaugura il Regno di Dio. Egli è il Figlio che mostra nella sua persona una misteriosa comunione tra il cielo e la terra.

Chi è per me Gesù, Figlio di Dio, e come seguirlo?

 

 

                                                

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e traccia di omelia per Domenica VI TO Anno B

 

Lettura popolare VI TO Anno B (Mc 1,40-45)

VI TO Anno B

Oggi il verbo “imitare” non va più di moda, perché ognuno di noi pretende di essere originale. Ed è una pretesa giusta! Eppure l’invito di Paolo può essere ancora attuale: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo”. Non si tratta infatti di un’imitazione esteriore – tra l’altro sarebbe assai arduo vivere come San Paolo, non trovate? – si tratta invece di vedere in lui un modello spirituale, che rispecchia Cristo stesso. “Fate tutto per la gloria di Dio e non per interesse”: questo è il nucleo spirituale, fare le cose per Dio, per la gloria che, tradotto, significa il suo amore. L’amore è il contrario dell’interesse, del dare per avere, del contraccambio…

Troviamo una figura di questo amore nel racconto evangelico di oggi, in cui il miracolo della guarigione del lebbroso nasce dalla compassione, ossia dall’amore misericordioso di Gesù. Il verbo con cui in greco si esprime questo sentimento richiama il sommovimento interno delle viscere di una mamma, quando il proprio figlio è in pericolo. Quello stesso verbo è attribuito a Dio nell’Antico Testamento quando interviene per salvare il suo popolo Israele dai suoi nemici: è una specie di tenerezza struggente, che ha la forza di un cuore paterno e la delicatezza della mamma.  Questo è l’amore che muove Gesù, al vedere le piaghe del lebbroso, fino all’atto estremo di toccarle, atto proibito dalla legge – come abbiamo visto nella prima lettura –. Ma Gesù va oltre la legge, perché quell’impurità non ha alcun potere di fronte alla forza dell’amore di Dio in lui. Egli arriva a toccare la piaga, a prendere su di se la malattia, farsene carico, per distruggere la morte con la sua solidarietà. In effetti la lebbra era una malattia terribile non solo per gli effetti fisici, ma anche perché isolava una persona dalla comunità e con questo tocco Gesù vince non solo la morte fisica, ma anche l’isolamento, la morte sociale.

Paolo ci invita ad imitare, secondo la nostra particolare misura, lo smisurato desiderio di bene che motiva il ministero di Gesù a favore dei piccoli e degli ammalati. Come comunità cristiana dobbiamo esercitarci anche noi, senza paura, a toccare le piaghe degli uomini, mossi non da interesse, ma dall’amore misericordioso. Penso almeno a tre categorie: anziani, famiglie e giovani.

  1. Quanti anziani soli nei condomini attendono soltanto un saluto, un sorriso, qualche chiacchera o qualche attenzione o piccolo servizio da parte dei vicini di casa. Penso anche a tante persone non autosufficienti che non riescono a venire a messa ma lo desidererebbero e magari hanno figli o parenti lontani. Basterebbe così poco, che qualcuno nel condominio le accompagnasse a messa…
  2. Molte famiglie vivono situazioni di disagio, economico, sociale o educativo nei confronti dei figli. Sappiamo metterci in ascolto con discrezione di queste situazioni? Abbiamo paura di confrontarci con la sofferenza degli altri o sappiamo toccarla con amore? Basterebbe a volte anche poco, lo sforzo di mettersi in rete tra famiglie, sia a livello di vicinato o come genitori, magari segnalando i casi più gravi alla parrocchia.
  3. Quanti adolescenti, dopo la scuola e le varie attività sportive, avrebbero bisogno di spazi dove stare insieme con libertà, con un occhio benevolo nei loro confronti, dove impegnarsi in vari hobby e giochi… ma non li trovano. Come parrocchia potremmo offrire, altre ai gruppi di aggregazione, anche un oratorio…ma ci sono adulti volontari che potrebbero dare qualche ora alla settimana per sistemare le strutture e controllare i ragazzi? Eppure sarebbe un’opportunità straordinaria per sottrarre gli adolescenti al pericolo di compagnie cattive, droga, alcool, perdite di tempo al bar… per educare le giovani generazioni all’impegno, all’onestà, alla legalità.

Certo non possiamo risolvere i problemi del mondo, ma sappiamo che Gesù guarisce perché Dio passa attraverso la sua parola: sii risanato; sottinteso “da Dio”. Abbiamo fiducia, come comunità cristiana, che attraverso la carità, espressione concreta della nostra fede, passa la potenza di Dio che può risanare e guarire la società.

Lettura popolare e traccia di omelia per Domenica V TO Anno B

 

 

Lettura popolare V TO Anno B Mc 1,29-39

Omelia v TO Anno B

Mc 1,29-39

La giornata tipo di Gesù

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Siamo ancora all’interno della „giornata tipo“ di Gesù. Questo brano include due dei quattro episodi che descrivono il sabato di Gesù a Cafarnao (la guarigione della suocera di Simone vv. 29-31;i miracoli di guarigione durante la sera e la  preghiera e ricerca di Gesù al mattino vv. 32-38).Dopo aver guarito un indemoniato (1,23-28) Gesù si reca subito, accompagnato dai discepoli che aveva precedentemente chiamato (1,16-20), in casa di Simone (v. 29). La traiettoria del percorso che Gesù compie durante questa giornata tipo parte dalla sinagoga (il luogo deputato all’ascolto e alla proclamazione della parola) per poi dirigersi in casa di Simone, allargarsi a tutta la città ed ai villaggi vicini e infine concludersi concludersi in“tutta la Galilea“: Tutto lo spazio deve essere attraversato dal messaggio di Gesù e dalla sua presenza. L’ambiente della casa,che indica familiare intimità si contrappone a quello della sinagoga di Cafarnao, dove invece Gesù deve fronteggiare le ostilità dei suoi nemici (cf. 3,6). L’azione procede velocemente (cf.”subito” v. 30), perchè c’è una concitazione tra i presenti, segno di un tempo favorevole che si è oramai compiuto in Gesù (cf. 1,15). La suocera di Simone è malata : è innanzitutto una donna e per di più impura data la sua infermità. Le rigide prescrizioni della Legge indicano che sarebbe da evitare un contatto con lei ma subito i suoi discepoli gli parlano di lei.I gesti di Gesù sono significativi: egli la prende per mano e la rialza (v. 31), come una sorta di resurrezione anticipata, a cui fa seguito il servizio della donna. La guarigione che ha sperimentato diviene l’opportunità per vivere nella logica del servizio: il verbo utilizzato dall’evangelista richiama la parola diakonia, così come in effetti i dodici saranno chiamati a fare (cf. 9,35), sul modello di Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire (cfr. 10,45).

Dopo il tramonto del sole, terminata la giornata di sabato (v. 32) la gente può portare i malati e gli indemoniati alla porta della città da Gesù ed egli li guarisce. I segni di liberazione che Gesù compie sono un’indicazione del Regno di Dio che è venuto, attraverso un insegnamento dotato di autorità, che compie ciò che dice (cf. 1,22) e vince il male in ogni sua forma.

Così come intensa è stata l’attività di annuncio e guarigione da parte di Gesù, altrettanto intensa dovrà essere la sua preghiera (1,35). Egli si alza molto presto al mattino, il giorno dopo il sabato (possibile allusione alla resurrezione) e va a pregare. Così come farà dopo la moltiplicazione dei pani (Mc 6,46) Gesù avverte la necessità di distanziarsi dalla folla e di mettere tutta la sua azione nelle mani del Padre, per compiere la sua volontà (cf. Mc 14,35-36).

La ricerca di Pietro, contraddistinta da un verbo che caratterizza i personaggi negativi del Vangelo, che intendono intrappolare Gesù dentro i loro schemi o progetti (cf. 3,32; 8,11.12; 11,18; 14,11), risponde al desiderio della folla (v. 37), che invece Gesù evade, per rispondere piuttosto al disegno di Dio, quello per cui egli è venuto (v. 38), di annunciare il Vangelo del Regno (v. 39, cf. 1,15) in tutti i villaggi vicini. L’azione di Gesù non è limitata ad alcuni, ma a tutti, perchè è universale.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  I tempi della mia giornata, tra servizio del prossimo e libertà interiore nella preghiera (15 minuti).Ho anche io il tempo per restare qualche minuto da solo, nel mio deserto interiore e potermi dedicare al personale incontro con Dio?

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1, 29-39. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un po’ più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Subito dopo la guarigione dell’indemoniato. Gli eventi incalzano, perché il Regno di Dio è arrivato. La prima parte del racconto si svolge nel giorno di sabato. La seconda parte avviene la sera, quando il giorno di sabato è ormai terminato (vv. 32-34). La terza parte avviene la mattina presto (35-39). È una giornata tipo di Gesù Qual è la scansione della mia giornata tipo?C’è qualche piccolo elemento che possa ricordare la giornata tipo di Gesù?

  • Quale luogo?

La prima parte del racconto si svolge in casa di Simone. La casa è un luogo di intimità con Gesù, dove si sperimenta la guarigione per opera di Gesù e il servizio dei fratelli. Chi è guarito si mette a servire, come la suocera di Simone. Anche alla sera siamo alla porta della casa, con tutti i malati radunati davanti. Al mattino invece Gesù si reca in un luogo deserto.

Qual è la casa in cui sperimento la guarigione, nell’incontro con Gesù?

– Quali luoghi deserti, per la preghiera personale?

– La mia casa è un luogo familiare ed ospitale?

 

  • Quali personaggi sono in gioco?

Ci sono i discepoli in casa con Gesù, la folla con i malati e indemoniati portati a Gesù la sera, al tramonto del sole, quando il sabato è ormai terminato. C’è Pietro che si mette in ricerca di Gesù.  Infine c’è Gesù solo in preghiera con il Padre, la mattina presto.

Sono nell’atteggiamento di Pietro e della folla, che vuole piegare Gesù alla propria volontà o posso seguirlo liberamente, dove lui vuole? Cerco anche io Gesù per convincerlo a stare dove credo sia giusto che stia, oppure una volta trovatolo mi metto dietro di Lui per seguirlo?

 

  • Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù vince il male e libera la suocera di Simone per aiutarla a mettersi a servizio dei fratelli. Egli guarisce e scaccia i demoni: ma la sua missione è più ampia di quello che si aspettano i discepoli e la gente. Egli deve andare di villaggio in villaggio ad annunciare, perché  per questo è venuto: obbedisce alla volontà del Padre e non alla ricerca del proprio successo. – Nella mia giornata tipo, c’è posto per un’ interiore libertà dai miei affari quotidiani?Riesco ad accettare il modo con cui il Signore decide di rivolgersi a me?

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

Lettura popolare e omelia IV TO Anno B

 

 Lettura popolare IV TO Anno B Mc 1, 21-28

IV TO Anno B

Di sabato Gesù entra in sinagoga con i suoi discepoli e insegna. Cosa insegnava? Gesù non è un professore e il suo non è un insegnamento dottrinale, come quello degli scribi del tempo.  La parola di Gesù è autorevole perché è capace di intercettare la vita di chi l’ascolta e di muoverla alla conversione.

Il sabato infatti è il giorno della vita. Esso commemora la fine della creazione in 7 giorni e insieme anche la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Creazione e liberazione, la vita che nasce e che rinasce dopo aver affrontato il rischio della morte.  Questa è l’autorità di Gesù, creare e liberare l’uomo donandogli la vita.

Di fronte a questo così singolare insegnamento, c’è chi si sente tormentato, perché questa parola mette a nudo le sue ferite. È il caso dell’indemoniato, che è un uomo diviso in se stesso, tra le regole della vita quotidiana e la sua felicità costantemente ricercata altrove, senza trovarla. È un uomo che pensa di aver sbagliato nella vita, che desidera essere da un’altra parte ma non può, un uomo ripiegato su se stesso, sui propri pensieri irrealizzabili e le proprie frustrazioni, un uomo apparentemente senza via d’uscita. Quest’uomo è tormentato da Gesù, perché nella sua frustrazione e nel suo lamento aveva trovato tutto sommato un equilibrio…ora Gesù fa riemergere una ferita profonda, che sembrava dimenticata, e mette alla luce il compromesso

“Taci, esci da costui”: la parola del Signore fa ritrovare se stesso all’uomo diviso, indemoniato. Gli fa scoprire la parte più vera e più profonda e lo consola dentro alla quotidianità dei suoi impegni.  Gesù gli dona una vita nuova che risana la vita ferita. L’autorità di Gesù restituisce l’uomo a se stesso, alla sua felicità più autentica, alla vita. Tre punti importanti di questa autorità di Gesù.

  1. Ci dona la fedeltà a noi stessi. Anche nella nostra vita ci sono pensieri che ci portano altrove. Di fronte alla difficoltà della vita, lavoro, bambini casa esami, interrogazioni ecc… tanti pensieri si affollano con mille agitazioni. Quando accade tutto questo è importante rimane fermi e tranquilli e ripetersi la parola di Gesù: “Taci, esci da costui”. È una parola autorevole che ha effetto anche in noi, ci libera dal male e ci dona la fedeltà.
  2. Ci dona il rispetto di noi stessi. Ci sono vere e proprie fughe dalla realtà della vita, attraverso le dipendenze. Quanti giovani prendono la strada della dipendenza: droga, alcool…ma anche la dipendenza informatica e dal gioco, la dipendenza dal cellulare e dalla televisione. La dipendenza da affetti e persone che ci allontanano dalla nostra famiglia e dai nostri impegni. Tutte queste cose ci isolano e ci dividono tra una parte di noi che vorrebbe smettere e un’altra che non ce la fa. La parola di Gesù interviene anche qui a vincere dipendenze e a donarci il rispetto di noi stessi. Proposta: un messaggio in meno su Facebook e una conversazione in più con chi ti trovi concretamente al fianco.
  3. Ci dona la cura per la vita di ogni uomo, dalla vita dell’embrione che nasce e a quella dell’anziano che muore, passando attraverso quella del giovane lavoratore sfruttato. Oggi che celebriamo la giornata della vita penso particolarmente alle donne, che sono così vicine al mistero della vita, e purtroppo così spesso umiliate. Donne che vivono il trauma dell’aborto perché pensano di non avere altra soluzione, donne che subiscono violenza, donne che si prostituiscono per pagare la scuola… La nostra società ha bisogno di recuperare la cura per la donna e per il mistero della vita che essa custodisce.

Che il nostro impegno quotidiano, il nostro lavoro sia concretamente un prendersi cura della vita dell’altro, specialmente del più piccolo e privo di risorse!

 

Mc 1,21-28

Gesù insegna

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Dopo la chiamata dei quattro discepoli Gesù si reca, insieme a loro, a Cafarnao, cittadina importante anche per il passaggio di carovane sulla via di Damasco, che per un certo periodo è stata il “quartier generale” della missione di Gesù. È sabato, giorno in cui Dio si è riposato dopo aver creato tutte le cose (Gn 2, 2-4a; Es 20,8-11) e giorno in cui ha liberato il suo popolo dalla schiavitù egiziana (Dt 5,12-15). Gesù entra subito nella sinagoga: all’immediatezza di questo ingresso fa da contraltare il carattere continuativo del verbo “insegnare”. Il contenuto di questo insegnamento non è specificato ma può rimandare allo stesso annuncio del Vangelo che è stato sintetizzato poco sopra: “il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo” (v. 15). La folla che è nella sinagoga rimane colpita da questo insegnamento con “autorità”: si tratta dell’autorevolezza del figlio che il Padre ha mandato nella vigna a raccogliere i frutti (Mc 12,1-12) e che si manifesta nella capacità di rimettere i peccati (cf 2,10) e nei miracoli e che si contrappone alla competenza degli scribi, che conoscono le Scritture, ma non sono in grado di riconoscere l’azione di Dio nella storia, di cui pure le Scritture parlano. In sinagoga Gesù mostra il compiersi della Parola di Dio celebrata, nell’autorità delle sue parole e dei segni che pone.

Subito un uomo posseduto da uno spirito impuro alza la voce, con una reazione esasperata, tipica degli indemoniati nei racconti di esorcismo (cf. 3,11; 5,5; 9, 26). Lo spirito impuro si contrappone a Gesù, definendolo “santo di Dio”. Tra santità e impurità diabolica c’è un incommensurabile distanza, rimarcata dalle parole: “Che c’è tra noi e te?”. L’ostilità è fondata sul fatto che Gesù il nazareno, termine che indica l’umanità di Gesù, ha un origine radicalmente “altra”, egli proviene da Dio e ne manifesta la santità, è il “Santo di Dio”. Quest’uomo, attraverso lo spirito impuro, viene a conoscere l’identità messianica di Gesù, che era nascosta ai presenti. Gesù allora gli impone di tacere (v. 25) perché l’identità di Gesù come figlio non potrà essere adeguatamente compresa se non alla luce della sua passione, morte e resurrezione.

La semplice parola di Gesù è sufficiente perché lo spirito abbandoni l’uomo, con il contorno di grida e scuotimenti. La folla rimane colpita, spaventata e dibatte al suo interno. Questo stupore non è ancora un indizio di fede, ma un misto tra paura, scandalo e ammirazione: “Che cosa è questo? Un insegnamento nuovo con autorità”. Il lettore sa già rispondere alla novità di questo insegnamento, perché conosce la potenza del Vangelo, come annuncio della presenza del Regno di Dio. Fin dall’inizio dunque questo insegnamento si presenta come una vittoria già ottenuta contro le potenze del male.

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Ho fiducia nella potenza del bene, superiore ad ogni male? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1,21-28. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Gesù ha chiamato i discepoli lungo il lago e ora inizia ad insegnare. È il tempo del regno di Dio e del compimento delle promesse. Non a caso tutto accade di sabato, giorno della fine della creazione e della liberazione dall’Egitto.

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16, 7). Più precisamente ci troviamo a Cafarnao dove c’è la Casa di Pietro e si svolgono molti dei miracoli di Gesù. Siamo in sinagoga, dove di sabato si leggono le lettura della Parola di Dio e si celebra la salvezza di Dio.

  • Quali personaggi sono in gioco?

– Gesù è assieme ai suoi discepoli, che sono spettatori di ciò che accade. La folla generica in sinagoga, rimane colpita dall’insegnamento di Gesù. Cosa mi colpisce della parola di Gesù?

– La folla ha paura di fronte al segno dell’esorcismo. Cosa mi spaventa dei segni che Dio pone nella mia vita?

– La folla inoltre si pone delle domande e discute. Il personaggio è diviso in se stesso, quasi come l’indemoniato…discute del nuovo insegnamento e ne riconosce l’autorità, ma non è in grado di comprenderne l’origine. Quali discussioni e incomprensioni rispetto al ruolo e alla presenza del Signore nella vita mia personale e comunitaria?

– L’indemoniato invece grida e si scuote:di fronte a Gesù il male non può star fermo e si scatena, si rivela. Lo spirito conosce l’origine di Gesù, il Santo di Dio. Qual è il male dentro di me e nella comunità che non può rimanere nascosto e che grida di fronte a Gesù? So riconoscerlo con umiltà e semplicità?

  • – Ma Gesù lo fa tacere e libera quell’uomo con la sua parola. È una parola potente, autorevole, perché pone essa stessa i segni che la accreditano. Ho fiducia nella Parola di Dio? Credo che la potenza del Vangelo è in grado di vincere il male? Colgo la novità del Vangelo nella mia vita?

-Che cosa si rivela per il lettore?

Gesù inizia il suo ministero mostrando tutta la potenza della sua parola, che vince il male. Egli è il messia che porta la salvezza e non si fa condizionare dal male.

– L’insegnamento della Chiesa è per me un sistema ordinato di concetti o una potenza di vita che libera le energie buone che si trovano dentro di me?

 

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

Lettura popolare e omelia III TO Anno B

 

lettura-popolare-di-mc-1-14-20 III TO Anno B

omelia III TO Anno B

Tutto accade in pochi minuti, mentre Gesù passa, è in movimento e guarda. I pescatori sono al lavoro, alcuni stanno gettando le reti, altri le stanno riassettando. Gesù vede la vita che scorre ma sa guardare potenzialità più profonde, la ricerca di Dio che c’è dentro questa vita di tutti i giorni, apparentemente ordinaria, fatta di lavoro sodo e famiglia

Ormai il tempo è arrivato Gesù passa e chiama: “venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. La ricerca che questi uomini hanno fatto li ho portati ad essere maturi, pronti per ricevere questa chiamata e seguire Gesù. Il tempo è compiuto e ormai tutto si gioca in pochi minuti.

Come comunità possiamo imparare molto dallo sguardo di Gesù: lui vede ciò che non si può vedere se non con un allenamento interiore e spirituale. Vede non solo la professione, il ruolo, la condizione sociale della persona, egli sa vedere la disposizione profonda interiore, sa apprezzare la sincerità di una ricerca personale, senza pregiudizi, dentro ad una vita apparentemente normale ed ordinaria. Sa cogliere il desiderio di un “di più”, di un “assoluto”, che percorre la vita di queste persone e sa offrire loro un orizzonte straordinario, infinito, l’orizzonte di cui l’uomo ha bisogno.

Che cosa offre? Una nuova famiglia: essi lasciano il padre zebedeo nella barca con i garzoni, perchè attraverso Gesù imparano a conoscere un nuovo padre, Dio, stando insieme ad altri fratelli e sorelle: “non c’è nessuno che abbia lasciato case, padri, madri, fratelli sorelle, mogli e campi per causa mia che non riceva cento volte tanto in case, madri, fratelli, sorelli, campi insieme a persecuzioni”.

Certo non promette una vita tranquilla, ma la vita di una nuova famiglia sì, che arriva fino a Dio, perchè è un tessuto rinnovato di relazioni, che parte dalle nostre famiglie e percorre tutte le amicizie e i rapporti umani, e che è attraversato profondamente dalla presenza di Dio.

Alcune conseguenze per la nostra comunità:

saper vivere come famiglia di Dio, con rapporti di comunione fraterna e di affetto vero. Soffrire con chi soffre, gioire con chi giosice, partecipare della vita di ciascuno di noi. Vivere la preghiera insieme, condividendo con profondità la nostra vita e sentendoci sorretti e accompagnati dalla vita degli altri. La preghiera dei fedeli nella messa domenicale dovrebbe risuonare come la voce di tutta la comunità che prega, che mette la sua vita davanti al Padre e chiede di essere da Lui guidata. La parrocchia non è una grande comunità sono tante piccole comunità che vivono, prima che l’organizzazione e l’efficenza delle iniziative, la bellezza di pregare insieme e di vivere in comunione.

Solo così Gesù ci fa diventare “pescatori di uomini”. Capaci di interessarci alla vita degli altri, di uscire dall’isolamento a cui ci condanno spesso la frenesia e l’ansia dei nostri impegni. Dobbiamo saper perdere tempo con gli altri, come si fa in famiglia, per stare con i propri cari. Quattro chiacchere in uno spirito di cordialità, al supermercato, al bar, fuori dalla porta di casa possono a volte portare un pò di luce, dentro alle tenebre più dense che alcune persone e famiglie possono vivere.

 

 

 

Mc 1,14-20

Gesù annuncia il Regno di Dio

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo di Marco che la liturgia ci presenta è suddiviso in due parti: un sommario che introduce l’attività ministeriale di Gesù (14-15) e il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli di Gesù (16-20). Le due parti sono strettamente collegate, come vedremo.

Nei primi versetti il narratore introduce il contesto spazio-temporale dell’azione ministeriale di Gesù, che inizia per la prima volta qui, dopo la scena del battesimo e delle tentazioni (cf. 9-13).  Giovanni il Battista è appena stata arrestato e Gesù si sposta in Galilea. Se non viene qui specificato il motivo dello spostamento di Gesù; tuttavia si può intuire come il retroterra storico della prima missione della Chiesa primitiva sia determinante: la Galilea sarà la terra in cui Gesù risorto precede i suoi discepoli (16, 7) e in cui risuonerà il primo annuncio della resurrezione. Se Giovanni il Battista ora esce di scena, significa che è compiuto il tempo della preparazione caratterizzato dalla missione del Battista,  e Gesù può iniziare il suo ministero di annuncio proprio in Galilea, da dove l’annuncio del Vangelo sarà propagato dopo la sua resurrezione. Il tempo delle promesse è infatti ormai compiuto (v. 15) e Gesù proclama la vicinanza del Regno di Dio. Con Gesù è giunto l’oggi in cui si riceve il centuplo (Mc 10,30), il tempo della maturazione dei frutti (cf. 12,2), il compimento di tutte le speranze contenute nelle promesse dell’Antico Testamento. Si tratta del Regno di Dio che è giunto e si sta propagando, a partire dall’annuncio stesso di Gesù e dalla sua persona, piccolo seme destinato a fare frutto (cf. Mc 4,11). L’invito conseguente di Gesù è di convertirsi, cambiare mentalità e credere al Vangelo (v. 15). Chi legge è invitato ad identificarsi con i discepoli, che per primi incontrano Gesù (vv. 16-20), per comprendere cosa significa concretamente convertirsi e credere al vangelo.

Gesù vede i discepoli mentre esercitano la loro professione (v. 16) e il suo sguardo è capace di andare oltre ciò che è presente ed intuire le potenzialità che emergeranno in futuro. Egli allora li invita autorevolmente a seguirlo, aggiungendo che la loro professione sarà di essere sì pescatori, ma di uomini. Sarà lui a farli pescatori, in modo tale che solo attraverso la sua pedagogia paziente lungo tutto il Vangelo essi saranno progressivamente trasformati. Egli infatti li invierà ben presto come missionari (cf. Mc 3,14-15; 6, 7-13). La rapidità della decisione di Pietro ed Andrea (v. 18) sottolinea l’urgenza di rispondere all’invito di Gesù che passa in quel momento. Anche gli altri due discepoli, Giacomo e Giovanni, si incamminano nel seguire Gesù, lasciando non solo le loro reti, ma anche il loro padre. È una chiamata radicale, quella di Gesù, che supera anche il modello profetico di Elia ed Eliseo (cf. 1Re 19, 20). Si tratta di appartenere ad una nuova famiglia, quella dei fratelli di Gesù che hanno un solo Padre, Dio (cf  Mc 10,28-31).

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  A cosa il Signore mi sta chiamando? Percepisco una mia resistenza interiore a questa chiamata? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mc 1,14-20. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene l’azione?

Dopo la morte di Giovanni il Battista. È terminato il tempo dei profeti, dell’AT, e inizia il tempo messianico di Cristo. Inizia pertanto il ministero di Gesù. Il Regno di Dio si è avvicinato nella sua persona.

– Percepisco la presenza del Regno di Dio nella mia vita?  

  • Quale luogo?

Siamo in Galilea, il luogo dell’incontro tra i discepoli e Gesù risorto (Mc 16,7). Il primo annuncio della resurrezione avverrà proprio in Galilea.

– La terra della gente, del lavoro quotidiano, delle tante culture ravvicinate è per me il campo della missione o non ha nulla a che fare con il Regno di Dio?

  • Cosa accade?

Gesù è il protagonista, con le sue azioni. Egli annuncia il Vangelo di Dio, che si riassume nel compiersi del tempo delle promesse, e nell’avvicinarsi del Regno. Questo movimento richiede una risposta: cambiamento di mentalità e fede in questo annuncio.

Egli passa lungo il lago di Galilea e chiama i discepoli. Con la loro risposta essi concretizzano la conversione richiesta.

  • Quali personaggi sono in gioco?

– Gesù passa e vede. Egli è il protagonista assoluto delle due scene di chiamata. Il suo passaggio è il tempo opportuno, in cui si compiono le promesse. Con il suo sguardo vede più in profondità delle apparenze e intuisce la vocazione di questi pescatori. Li vede nella loro vita ordinaria e in essa vede il loro futuro.

  • Colgo anch’io nella mia vita il passaggio di Gesù?
  • Come mi guarda Gesù nella vita quotidiana? Cosa vede di me?
  • Quale invito mi sta facendo?

 

– I discepoli subito lasciano le reti e lo seguono:

  • Di fronte all’urgenza del compiersi della promessa di Dio, quale conversione nella mia vita?
  • Sono pronto a rispondergli?
  • Cosa dovrei lasciare?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.