Lettura popolare III Avvento B

 

Lettura popolare III Avvento Anno B_GV1,6-8.19-28

 

Gv 1, 6-8.19-28

Giovanni il Battista, testimone della luce

 

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Il testo si divide in quattro parti :1) la testimonianza di Giovanni (vv 6-8) 2); l’aspetto negativo della sua risposta agli inviati dei giudei (vv 19-21); 3) l’indicazione da parte di Giovanni della propria identità (vv 22-23); 4) il ruolo specifico che Giovanni ricopre nel progetto di Dio.

Giovanni sopraggiunge in modo inatteso nel contesto del prologo poetico del Vangelo di Giovanni. Giovanni è testimone mandato da Dio perché venga riconosciuta l’attività illuminatrice del L

ogos sulla terra e tutti possano credere per mezzo di tale testimonianza (6-8). Egli ricapitola tutta la profezia che orienta alla venuta del salvatore, attualizzando per ogni tempo e per ogni luogo l’attesa di salvezza di Israele e dell’umanità intera. In questo senso Giovanni assume il ruolo universale, lungo tutta la storia, dei testimoni che Dio manda per orientare gli uomini verso la luce della sua rivelazione.

A questo punto la liturgia taglia il resto del prologo e salta alla presentazione narrativa di Giovanni il Battista, con la sua testimonianza che inaugura il processo che opporrà Gesù ai suoi contemporanei durante tutto il suo ministero. L’interrogatorio inizia con la domanda dei sacerdoti e leviti, provenienti da Gerusalemme: “Chi sei tu?” (v. 19). Si tratta delle autorità religiose, rispetto alle quali Giovanni il Battista sembra essersi collocato in una posizione originale, se non di aperta polemica (cfr Lc 7, 29-30). Egli risponde in modo apparentemente fuori luogo, affermando di non essere lui il Cristo (Messia, unto dallo Spirito) (v. 20). In realtà la domanda della autorità puntava proprio a questo, ossia a capire se egli si attribuiva delle caratteristiche messianiche, come confermano le successive domande (v. 21). Il profeta, con l’articolo determinativo, indica colui che compie la promessa di Dt 18, 15 che prevede una figura profetica del calibro di Mosè, affine, per importanza e ruolo, al messia della tribù di Davide. Anche Elia, grande profeta di Israele, nella credenza di Israele deve tornare alla fine dei tempi, per preparare il tempo del messia davidico (Sir 48, 4. 10; Ml 3, 1. 23 o ad esempio si ritrova negli scritti di Qumran). Ma Giovanni nega di essere il profeta o Elia.  A questo punto la domanda dei capi chiede una risposta estesa e Giovanni, costretto a definire la sua identità, ricorre alla parola della Scritture, (Is 40, 3). Egli è la voce della Parola, che testimonia la vicinanza della salvezza di Dio e indica il cammino, la strada che conduce al messia. All’ultima domanda, che riguarda la sua attività battesimale egli risponde affermando di battezzare solo con acqua e dichiarando che in mezzo al popolo c’è uno  che essi non possono riconoscere e che viene dietro a lui. Questa definizione: “viene dietro di me”, indica chiaramente il messia, colui che non può essere “scalzato” da Giovanni, perché è lo sposo che ha il diritto di sposare la vedova per dare ad essa una discendenza (cfr Dt 25, 5-10), ossia tutta l’umanità. Giovanni allora non è lo sposo, ma “l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta ed esulta di gioia alla voce dello sposo” (Gv 3, 29). Egli come testimone propizia l’unione tra il Verbo e l’umanità e prepara la strada alla luce, perché illumini le tenebre dell’umanità.,

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  Come la luce sta illuminando le mie tenebre…. Quali persone o occasioni mi hanno testimoniato un po’ di luce? (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Gv 1, 6-8.19-28 (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il tempo in cui avviene la predicazione del Battista?

Non è precisato il tempo né il luogo, se non al v. 29 (Betania, al di là del Giordano), al di fuori del testo indicato dalla liturgia. Nei vv. 6-8 la testimonianza di Giovanni, sembra assoluta, sciolta da qualsiasi condizionamento temporale. Egli rende testimonianza alla luce, perché gli uomini arrivino alla fede. Si parla di tutti gli uomini e non di qualche uomo. Tutti infatti sono orientati alla luce. Sono convinto che nel cuore di ogni uomo c’è l’orientamento alla luce e che io posso rendervi testimonianza? Quali tenebre nella mia vita e come lascio che vi entri la luce? In che modo ed in quali occasioni mi è capitato di testimoniare la presenza di Gesù? Sono capace di cogliere in ogni momento la Sua presenza e di testimoniarla?

 

  • Quale luogo?

La disputa sembra avvenire nei pressi di Gerusalemme, dal momento che i sacerdoti e i leviti sono mandati da li. Il contesto del giudizio e dell’accusa è evidente. Siamo già in un tribunale, in cui le forze delle tenebre si stanno muovendo contro la luce e chi testimonia per essa. Ma il processo sarà l’occasione per Giovanni di dare testimonianza e di preparare la strada. Penso alla storia dell’umanità e mia personale come ad un banco di prova del bene? Quali occasioni possono provenire anche dalle prove? Che significato potrebbe avere la “crisi”, intesa nei suoi molteplici aspetti?Posso testimoniare che anche la crisi è “positiva?”

  • Chi è Giovanni e qual è la sua missione?

Il Battista non è il Cristo, il messia, non è il profeta pari a Mosè previsto dal Deuteronomio, e non è nemmeno Elia ritornato per preparare la strada. Egli è solamente uno che battezza con acqua e parla con una voce che riassume e concentra il messaggio di tutte le Scritture. Egli chiede al popolo di convertire le sue vie per entrare nel compimento delle promesse profetiche, e incontrare il messia. Cosa sono per me le Scritture di Israele, l’Antico Testamento? Mi parla di Gesù e mi conduce a Lui?

 

 

Quale rivelazione è contenuta qui?

Giovanni non è lo sposo che si unisce all’umanità sposa ma colui che favorisce tale unione, con la parola e il battesimo con l’acqua. Il Messia-sposo è già in mezzo a noi, spetta a noi riconoscerlo ascoltando la testimonianza di Giovanni. Dove passa per me Gesù messia? A quale voce dare ascolto per cogliere il suo passaggio? Ad esempio la voce di qualche persona, o del Vangelo domenicale?

 

Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

 

 

 

 

 

 

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lettura popolare XXXI TO Anno A

Lettura popolare XXXI TO Anno A

 

 

Mt 23,1-12

Farisei ipocriti

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Gesù parla alle folle, che indicano il popolo di Israele, in mezzo a cui vi sono anche i suoi discepoli (v. 1), pronunziando un’arringa contro gli scribi e farisei, ossia quella classe di capi e dottori della Legge, che con la loro conoscenza e il loro prestigio, e anche la fama della loro perfezione morale/cultuale, esercitavano la leadership su ampi strati della popolazione ebraica, non solo in Gerusalemme. Gesù inizia il discorso proprio sottolineando il loro ruolo di “traduttori” ed interpreti della Legge di Mosè, facendo riferimento alla cattedra, una specie di sedile di marmo con braccioli, che veniva posto accanto alla teca della Torah (Legge di Mosè) nelle sinagoghe. Questi capi avevano il primo posto e potevano commentare la Parola di Dio, con l’autorità derivante da Mosè in tutte le sinagoghe (v.2). Gesù non intende tanto criticare la legittimità del ruolo che scribi e farisei avevano assunto ai suoi tempi, ma sottolineare l’incoerenza tra il loro insegnamento e la loro vita. Egli infatti esorta la folla ad osservare tutto quanto essi insegnano, come già aveva detto nel discorso della montagna, affermando che chi trasgredisce anche un minimo precetto della Legge, sarà considerato minimo nel Regno dei cieli (cf. 5,19-20). Ma l’accento del suo discorso cade sulla distanza tra la teologia e le opere dei farisei: il problema quindi non è tanto contestare i farisei in ciò che dicono, ma evitare assolutamente il rischio di comportarsi come loro si comportano. La loro interpretazione finisce per appesantire la vita delle persone, senza che essi ne siano minimamente consapevoli, perché non si curano di portare insieme alla gente quei pesi. La loro è una lettura astratta e comoda della dottrina, lontana dalla realtà delle cose. Al contrario di Gesù, vero maestro, che porta il suo giogo dolce e il suo carico leggero insieme con i suoi discepoli (11,29), essi non toccano pesi né li spostano con un dito, e il loro obiettivo è sempre autocentrato, ossia quello di apparire, essere visibili, contare di fronte agli altri, in tutti i luoghi pubblici, ossia nei banchetti, nelle sinagoghe e nelle piazze. La Legge, che doveva essere posta sulla fronte o nel braccio destro per indicare la totalità dell’amore per Dio vissuta nella coscienza dell’uomo (Dt 6,4-9), viene ora strumentalizzata attraverso vistose capsule e cordicelle, fatte apposta per apparire davanti agli altri. Anche il mantello, con le sue frange ai quattro angoli, terminanti in nappe, rappresentava il ricordo continuo della Legge, ma purtroppo diventa una forma di esibizionismo.

Questa invettiva di Gesù ha parentele molto strette in alcuni documenti rabbinici, che fanno autocritica sui loro atteggiamenti. Quindi si può affermare che il vero obiettivo dell’evangelista, nel riferire queste parole di Gesù, non è tanto quello di allontanare i discepoli di Gesù dai farisei, quanto piuttosto di mostrare, partendo dagli oppositori di Gesù, a quali tentazioni può essere sottoposto l’uomo religioso ed anche, nel suo complesso, la comunità cristiana. La lotta contro narcisismi, carrierismi, ricerca di visibilità e potere fa parte della vera spiritualità cristiana, che si fonda sulla paternità di Dio e sulla fraternità, che pone ciascun membro sullo stesso piano (vv.8-9). Se l’unica guida è il Cristo (v.10), ciò significa che la sua prassi di servizio, nella direzione del dono di sé e dell’umiltà, è l’unica strada da seguire per entrare nella vera gloria di Dio (v.11-12)

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita.  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione degli avversarsi di Gesù, vedono la legge sganciata dal suo riferimento fondamentale, che è l’amore.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 23,1-12. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto simbolico dove avviene la disputa? Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, che è il luogo del culto di Israele nei confronti di JHWH suo Dio. Anche questa accusa di Gesù a scribi e farisei, dunque, avrà a che fare con il rapporto tra Dio e il cuore dell’uomo.

 

  • Chi sono i personaggi che Gesù accusa?

Sono scribi e farisei, ossia capi religiosi, uomini di successo e di leadership.

– sono seduti sulla cattedra di Mosè: quale cattedra occupo o vorrei occupare? Come la occupo?

essi dicono e non fanno : mi trovo anch’io ad essere talvolta incoerente?

– non vogliono muoverli con un dito: quali pesi, tensioni, fatiche fuggo, per evitare di essere anch’io compromesso?

– per essere ammirati dalla gente: quali gratificazioni ricerco? Esse sono l’obiettivo del mio agire?

chi si umilierà sarà esaltato: come vivo questo valore nel seguire Gesù?

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXX TO Anno A

Lettura popolare XXX TO Anno A

 

 

Mt 22,34-40

Amore di Dio e del prossimo

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

La notizia che i sadducei sono stati ridotti a mal partito nella disputa contro Gesù sulla resurrezione dei morti è subito circolata a Gerusalemme (cf. 34; vv. 23-33) ed è arrivata a capi e agli scribi della setta dei Farisei. Essi si radunano in uno stesso luogo, sempre con l’intenzione di mettere alla prova Gesù. La domanda di uno di loro suona però più come una domanda di scuola, che come una disputa su di una materia controversa. I maestri della legge infatti erano molto impegnati nella distinzione tra comandamenti “pesanti” (grandi, importanti) e comandamenti “leggeri” (piccoli, meno importanti), non per ammettere una possibilità di esenzione da quelli leggeri, ma per cercare di sintetizzare tutta la legge (fatto di 248 comandamenti e 365 proibizioni) in pochi principi fondamentali, da cui dipende tutto il resto della legge. Il rischio di questa domanda è quello di creare una conversazione scolastica e teorica, che abbia poca rilevanza concreta e dia soprattutto l’occasione ai maestri di sfoggiare la loro conoscenza. Gesù risponde citando Dt 6,5: “amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutta la tua mente”, che per gli ebrei è ancor oggi un punto di riferimento fondamentale. Amare Dio significa obbedire alla sua legge, alla sua volontà concreta. “Con tutto il cuore” è un’espressione che indica la totalità dei propri pensieri e decisioni. “Con tutta la tua vita” indica la concretezza dei propri atti vitali, da quelli biologici a quelli superiori, affettivi e morali. “Con tutta la tua mente” indica specificamente l’intelletto, la facoltà di riflettere e giudicare. Si tratta di un elenco che elenca le diverse facoltà o parti dell’uomo e la totalità degli stessi: dunque non c’è una parte dell’uomo che possa rimanere esterna all’amore per Dio. Il secondo comandamenti citato da Gesù è più originalmente posto da Gesù allo stesso livello del precedente. Si tratta del comandamento dell’amore del prossimo, che si trova in Lv 19,18, insieme ad una serie di comandamenti negativi sul non rubare, non mentire, non giurare il falso, non odiare il prossimo o non discriminare lo straniero (cf. 19,11-18.34). Dunque l’amore per il prossimo non rimane un sentimento, ma si concretizza in una serie di comportamenti precisi nei suoi confronti. Se tuttavia per il libro del Levitico il prossimo è principalmente un membro del popolo di Israele o, al massimo, uno straniero residente in Israele, invece per Gesù questo comandamento ha un’estensione illimitata, che riguarda anche i nemici (cf. Mt 5,43). È importante sottolineare, poi, l’espressione “come te stesso”: non si può amare l’altro se non si ama anche se stessi, non con un attaccamento egoistico, ma con la gratitudine di chi sa apprezzare se stesso come dono di Dio. E qui il comandamento dell’amore del prossimo si congiunge con l’amore di Dio, che ne è come il fondamento.

L’amore dunque, conclude Gesù, è il cardine e il compimento di tutta la legge, che porta ad unità il progetto di Dio contenuto nella Scrittura e insieme rende unita e armoniosa anche la nostra vita (v. 40; cf. 7,12). L’osservanza di ogni specifico comandamento della Legge risulta quindi complessivamente sintetizzata dall’intersecazione dei due grandi comandamenti: l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Non si tratta di abolire qualcosa, ma di portare a compimento, in modo globale e armonico, il progetto di Dio rivelato dal messia Gesù.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. In questi giorni ho fatto tutto quello che dovevo fare e mi sono sentito diviso tra tante cose… ho saputo vivere anche qualche occasione per amare?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. La domanda contribuisce a mettere il partecipante nella posizione degli avversarsi di Gesù, vedono la legge sganciata dal suo riferimento fondamentale, che è l’amore.

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce:  Mt 22,34-40. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  •  Qual è il contesto simbolico dove avviene la disputa? Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, che è il luogo del culto di Israele nei confronti di JHWH suo Dio. Anche questa disputa, dunque, avrà a che fare con il rapporto tra Dio e il cuore dell’uomo.

 

  • Chi sono i personaggi con cui Gesù disputa?

Sono i discepoli dei farisei, scribi esperti di Sacra Scrittura. Essi vogliono ancora metterlo alla prova, con una domanda di scuola, un po’ teorica. Gesù risponde richiamandosi alla concretezza dell’amore.

  • Quante volte anch’io mi pongo domande molto teoriche su Dio e sulla religione, senza coglierne immediatamente la rilevanza per la vita?

Come risponde Gesù?

Gesù cita Dt 6,5 mettendo al primo posto della legge l’amore per Dio, con tutta la persona e la sua vita.

 

  • Ho messo Dio realmente al primo posto nella mia vita, nei miei pensieri, sentimenti e scelte concrete, oppure ci sono altre cose che alla fine si sovrappongono e determinano piuttosto le mie scelte?

 

Poi cita Lv 19,18 sull’amore per il prossimo, vicino o lontano che sia, che si concretizza in azioni precise nei suoi confronti. Tale amore procede da una comprensione dei doni ricevuti, e quindi da una stima e un affetto anche nei confronti di sé stesso.

 

  • So vivere l’amore per Dio dentro al mio servizio concreto al prossimo, nel lavoro, in famiglia con gli amici?
  • Sento che servo gli altri non per riempire una mia mancanza, ma per un movimento di gratitudine nei confronti di Dio per quello che sono e che possiedo?

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXVIII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVIII TO Anno A

Mt 22,1-14

Invito alle nozze

Il messaggio nel contesto

 

IMPORTANTE: questa breve contestualizzazione e spiegazione del brano evangelico serve da preparazione remota per l’accompagnatore, prima dell’incontro. Si tratta di mettersi in preghiera personalmente, leggere il brano evangelico e poi approfondirlo con attenzione. Le considerazioni svolte sotto non sono da “ripetere” ai partecipanti, ma da tenere presente durante l’incontro.

 

Questa parabola è detta da Gesù nei confronti dei sacerdoti, farisei e notabili del popolo (cf. 21,45). Sono i responsabili giudaici che Gesù accusa di rifiutare in modo ingiustificato e sorprendente il Regno di Dio e che alla fine reagiranno con ancora maggiore ostilità nei suoi confronti, perché non possono comprendere il linguaggio della parabola, diretto in realtà alla comunità cristiana. (cf. 13,13-15). La parabola è costruita in modo da destare stupore e disapprovazione nei confronti degli invitati alle nozze del Re che, invece di sentirsi onorati e felici di essere chiamati a far parte di un tale evento di gioia, non si curano affatto dall’invito, reiterato per due volte. Il lettore comprende immediatamente la portata dell’invito, si tratta delle nozze messianiche, predette da Isaia (cf. Is 49 in cui il tema del servo-messia nei vv. 1-13 anticipa quello di Gerusalemme sposa nei vv. 13-26) e compiute da Gesù sposo (9,15 e 25,1-13). La gravità del rifiuto degli invitati emerge così in modo molto forte ed è aumentata sia per la reiterazione del rifiuto sia perché la tavola imbandita è già pronta. Inoltre di fronte all’invito, al culmine dell’assurdità, gli stessi inviati del re vengono insultati e uccisi (v. 6). Di fronte ad una tale gratuita violenza e disprezzo, la punizione non può che essere la distruzione della città (che rappresenta la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito nel 70 d.C.) e l’invio di nuovi messaggeri per invitare tutti coloro che si trovano ai confini delle strade (v. 9), buoni e cattivi. Questo re assume i tratti di Gesù, che guarisce i malati e gli impuri e siede a mangiare con peccatori e pubblicani (cf. 9,2; 11,19), cioè parte dagli esclusi e lontani, perché i «vicini», coloro che osservano la legge e che sono i primi invitati lo rifiutano e lo insultano (cf. 12, 24). È lo stile del Regno di Dio, che allarga la sua rete a tutti, buoni e cattivi, senza trascurare nessuno (cf. 13,47), ed è lo stile gratuito dell’annuncio del vangelo dei primi missionari cristiani che devono andare e fare discepoli tutti i popoli (cf. 28,19), dopo che i capi di Israele hanno rifiutato i profeti e Gesù (cf. 23,29-32). L’epilogo inaspettato, anche se in parte anticipato dalla presenza sia dei buoni che dei cattivi al banchetto, è quello dell’uomo che viene trovato dal re senz’abito nuziale. Quest’abito rappresenta l’obbedienza alla volontà del Padre (cf. 5,20; 21,31) attraverso l’amore del prossimo (cf. 25,31-46). Anche coloro che appartengono alla comunità cristiana non devono coltivare illusioni o false sicurezze: la salvezza non è un banale automatismo, ma passa attraverso la perseveranza nell’amore. Il rischio di vedere la propria esclusione dal Regno di Dio è ancora più severo della condanna inflitta alla città che ha rifiutato Gesù (ossia Gerusalemme) perché questa volta è definitivo. La frase finale: «molti sono i chiamati e pochi gli eletti», non vuole però mettere paura, ma infondere coraggio, perché se la chiamata è rivolta a tutti, la definitiva elezione non può avvenire senza che l’uomo vi cooperi con il suo amore, portando frutto nella propria vita (cf. 21,43 e Ap 19,8).

 

 

 

 

 

 

Come realizzare concretamente l’incontro?

 

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

 

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

 

  1. Ricordiamo la vita. In questa giornata o in questo tempo c’è stato un invito da parte di una persona (o di Dio), che mi sento i aver preso in considerazione, oppure trascurato?  (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al Cenacolo a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico. Gli ostacoli e la forza di superarli sono infatti in comune con il personaggio dei “barellieri”, la cui “fede” viene lodata da Gesù. Questo collegamento non deve essere esplicitato dall’accompagnatore, perchè saranno gli stessi partecipanti a scoprirlo nell’approfondire la lettura.

 

 

  1. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 22,1-14. (10 minuti)

 

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perchè il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

 

 

 

  1. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)

Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.

Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuzioni condivise dai partecipanti.

Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, tempi, personaggi, verbi di azione. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.

Ecco uno schema possibile di domande:

 

  • A chi Gesù racconta questa parabola?

La parabola è raccontata da Gesù ai capi dei farisei e ai sacerdoti. Si tratta dei potenti di Israele, che di lì a poco avrebbero rifiutato Gesù come re/messia e l’avrebbero consegnato nelle mani dei romani e fatto morire di croce. Questo contesto è importante per comprendere la parabola, che parla di un re insultato e rifiutato dai cittadini invitati alle nozze.

 

  • Quale contesto simbolico in cui la parabola è raccontata?

Ci troviamo ancora nel luogo del tempio, dove Gesù insegna alla folla (cf. 21,23). Gesù si manifesta come re e messia, proprio attraverso il rifiuto dei capi. All’interno della parabola il rifiuto dei cittadini è la svolta perché l’invito possa essere rivolto a tutti.

 

  • Chi sono i personaggi della parabola e che ruolo hanno?

I personaggi sono: il Re, i servi inviati, gli invitati per primi e gli invitati per ultimi, i commensali e quello che non indossava l’abito nuziale.

 

-La regia e l’iniziativa è sempre del Re, che parla, manda e chiama. Come mi pongo davanti ad un re così generoso da reiterare l’invito?

-I servi obbediscono all’invio, anche se questo può costare loro la vita. Quale disponibilità offro a Dio nell’essere da lui inviato?

-Gli invitati sono chiamati dal re, con insistenza, segno della sua pazienza nei loro confronti. Anche se la prima volta non vogliono, egli continua a chiamarli, reiterando e spiegando l’invito. Quale pazienza sono chiamato ad esercitare nella mia vita?

-Paradossale è l’atteggiamento del re, che non si scoraggia, e manda a chiamare tutti coloro che i servi trovano. Questi ultimi chiamati sono buoni e cattivi e vengono chiamati ai punti finali delle strade, ossia ai confini.  Dopo si situano nella mia vita questi “confini” verso i quali andare?

– Il re passa a vedere gli ospiti e interroga quello senza l’abito nuziale. Sono consapevole che la dimensione del giudizio di Dio è presente nella storia umana?

– L’uomo senza abito nuziale viene legato e cacciato fuori, secondo l’ordine del re. Come percepisco il legame tra misericordia di Dio, chiamata universale e giudizio? Cos’è nella mia vita l’abito nuziale?  

 

  • Quale rivelazione è in gioco qui?

Il Re che invita lo fa in modo incondizionato e gratuito. Si tratta di un invito alla gioia e alla festa, che è rivolto a tutti, senza eccezioni, fino ai confini. Dio infatti non esclude nessuno. Ma egli rispetta anche la libertà di chi è invitato: se non vuole andare, può solo replicare l’invito ma non può costringere. O ancora se va, ma senza volerlo veramente, senza adeguare la sua vita all’abito della gioia e dell’amore, anche in questo caso Dio non può far altro che accettare questa scelta individuale e renderla pubblica.

 

  1. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può autare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

Lettura popolare XXVII TO Anno A

 

I vignaioli omicidi
Mt 21,33-46
Il messaggio nel contesto
Nel contesto di un discorso di Gesù rivolto ai capi dei giudei, nel luogo del tempio, dopo la parabola dei due figli, Gesù racconta un’altra parabola, quella cosiddetta dei “vignaioli omicidi”. Il tema simbolico della vigna rimane e la sua importanza si accresce. Infatti se nella precedente parabola esso costituisce semplicemente lo sfondo della chiamata al lavoro dei due figli, qui invece Gesù si sofferma su numerosi particolari. Il padrone circonda la vigna con una siepe, scava una buca per il torchio e costruisce una torre. Questi dettagli sono in parte ricavati da Is 5,1-3, con il richiamo esplicito alla torre (pyrgos) e al torchio. Dopo aver dato in affitto la vigna a dei contadini, il padrone parte in viaggio e al tempo della vendemmia manda i suoi servi a ritirare la parte del raccolto che gli spetta. Un lettore attento vede in questi servi che vengono maltrattati dai contadini un’allusione ai profeti, che vengono lapidati e uccisi (cf. 1Re 19,10.14; Ger 7,25-26). L’invio dei servi si ripete, un po’ stranamente, dal momento che un padrone normale avrebbe dovuto rispondere con la forza. Il numero maggiore dei servi serve a sottolineare la molteplicità di ulteriori occasioni che questo padrone ha dato agli affittuari e mostra la sua particolare gratuità. Infine con incredibile magnanimità il padrone invia anche il suo figlio, con una considerazione di carattere sostanzialmente morale: “avranno rispetto di mio figlio”. Invece i fittavoli fanno il ragionamento dei figli di Giacobbe ai danni del loro fratello Giuseppe (cf. Gen 37,20), e si alleano tutti insieme per farlo fuori e avere loro l’eredità. La malvagità di questi uomini è talmente scoperta da esigere un giudizio esplicito, che Gesù chiede ai suoi stessi interlocutori, che in tal modo finiscono per autogiudicarsi. La citazione del Sal 117 in bocca a Gesù parla di una pietra scartata, diventata testata d’angolo di un edificio: questo versetto viene letto in tutta la tradizione cristiana primitiva come un riferimento al messia (cf. At 4,11) morto e risorto. Ciò significa che questo figlio che gli affittuari hanno ucciso non è altri che Gesù stesso, il messia morto in croce che con la sua resurrezione diventa pietra d’angolo di una costruzione dalla quale i capi di Israele vengono gettati fuori. Si tratta del Regno di Dio, che sarà dato ad un popolo in grado di farlo fruttificare. Qui l’evangelista non pensa direttamente alla Chiesa, ma ad un popolo, allargato anche ai pagani, in grado di portare finalmente frutto, in contrapposizione ai capi, scribi e farisei, che hanno impedito i frutti. A rigore non viene quindi sostituito Israele, ma i suoi capi. Tale sostituzione implica tuttavia una trasformazione che non riguarda solo i capi, ma anche il popolo stesso, che è in grado di allargarsi e portare frutto, grazie alla pietra che ora è testata d’angolo.

Per la lectio divina
 Invoco lo Spirito Santo (con un canto o con la Sequenza)
 Leggo il brano del Vangelo, almeno due volte con attenzione: Mt 21,33-43.
 Cerco di comprendere maggiormente il significato del testo, con l’aiuto del breve commento precedente.
 Prego, rileggendo la mia vita alla luce della Parola appena compresa.
 Dialogo con Gesù e con il Padre, lasciandomi trasportare, nel chiedere, nel ringraziare, nel lodare, nel contemplare, a seconda di ciò che sento.

Per la lettura popolare

Collocazione spaziale: è bene curare particolarmente la collocazione spaziale dei partecipanti all’incontro. È opportuno scegliere configurazioni geometriche che favoriscano la percezione dei partecipanti di trovarsi coinvolti allo stesso livello e senza distinzioni gerarchiche con gli accompagnatori (meglio un cerchio di sedie che un tavolo “da relatore” con le file di sedie davanti)

durata: 1h (tutte le indicazioni temporali sono puramente indicative dei rapporti che dovrebbero stabilirsi tra le fasi dell’incontro, ma non sono da prendere alla lettera)

1. Ricordiamo la vita. (15 minuti)

 

Questa domanda ha l’obiettivo di coinvolgere i partecipanti al gruppo di preghiera a partire dalla loro vita. Deve essere posta in modo molto informale e quasi naturale, come se l’incontro non fosse ancora iniziato realmente. L’accompagnatore sa invece che con questa domanda i partecipanti iniziano a condividere le loro esperienze dentro al contesto interpretativo del racconto evangelico.

2. Leggere con attenzione il brano del Vangelo (almeno due volte) e soffermarsi su una parola che colpisce: Mt 21,33-43 (10 minuti)

La lettura può essere condivisa, un versetto a testa, perché il tesoro della parola sia concretamente partecipato da tutti, allo stesso livello. Poi si danno cinque minuti per scegliere una parola che colpisce l’attenzione e la curiosità di ciascuna persona e per condividerla, uno dopo l’altro.

3. Iniziare un dialogo un pò più approfondito a partire dalla lettura (30 min)
Partendo dalla condivisione della parola si può invitare qualcuno, che sembra un pò più estroverso e a suo agio nel gruppo, ad esplicitare il “perchè” ha scelto quella parola. A questo punto si aiutano anche gli altri, ponendo delle domande, a condividere le loro impressioni e valutazioni.
Alcune domande possono essere poste, senza pretendere di seguire un ordine logico preciso, ma seguendo le intuizioni condivise dai partecipanti.
Può essere utile partire da domande riguardanti luoghi, personaggi, verbi. Si tratta non solo di aiutarli a comprendere il testo, ma anche a condividere la loro vita, identificandosi nei personaggi.
Ecco uno schema possibile di domande:

Qual è il contesto spazio-temporale del racconto
– Gesù sta parlando nel tempio, cuore di Israele, e risponde all’accusa dei capi del popolo con una controaccusa in parabole.
La parabola, luogo e personaggi
– C’è un padrone della vigna e degli affittuari, infine ci sono i servi e c’è il figlio del padrone.
Cosa fanno i personaggi.
– Il padrone aveva ceduto la vigna in affitto: quale responsabilità degli uomini e mia in particolare?
– Il padrone manda i servi: quale mandato sento da parte di Dio?
– I vignaioli uno lo uccisero e un altro lo lapidarono: quale violenza e tentazione di possesso nel mondo di oggi e nella mia vita?

Cosa dicono i personaggi
– Il padrone dice: “Avranno rispetto di mio figlio”. Cosa penso di un Dio così “ingenuo”?
– I vignaioli dicono: “Avremo l’eredità”. In cosa consiste questa eredità? Questo folle tentativo è ancora in atto?
– La Scrittura dice: La pietra scartata. Dove vedo oggi questa pietra scartata dalla società?
Quale rivelazione?
– Il Regno di Dio sarà tolto ai capi e dato ad un popolo che porta frutto, un popolo la cui pietra angolare era la pietra scartata dai precedenti costruttori.
4. Condivisione della vita nella preghiera (5/10 min). L’ultimo passo, dopo la condivisione della vita, è invitare ad una breve preghiera, magari formulata inizialmente dall’accompagnatore. Qualche minuto di silenzio può aiutare a far risuonare la vita e la Parola condivise e raccogliere alcuni elementi che possono essere stimoli per una preghiera. Il partecipante che non intende pregare sentirà comunque che la propria condivisione è stata ascoltata e che la sua vita è stata messa davanti a Dio nella preghiera di altre persone.