Accompagnare ogni uomo in cammino (Omelia per Epifania)

I magi arrivano dall’oriente seguendo la stella. L’oriente è il luogo dove sorge il sole e la stella è ciò che illumina la notte e indica la direzione all’uomo pellegrinante.  Tutti gli uomini di tutti i popoli, di tutte le condizioni sociali, senza eccezioni, vengono dall’oriente, perché la vita umana è una luce, un dono enorme, destinato a sorgere e a rimanere per l’eternità.

Essi seguono la stella di notte. Anche nella notte delle vie tortuose e difficili, lì dove tante volte gli uomini non comprendono la loro strada e sembra loro di essere sempre al punto di partenza, essi seguono una stella. È la stella della loro umanità autentica, che ricerca il vero, il bene e il bello. Nel lavoro onesto e competente, nella scoperta di cose nuove, nella contemplazione della natura, nel gusto dell’arte: l’umanità in ricerca percorre tante strade seguendo la stella, per arrivare da Gesù e per portare da lui tutte le ricchezze dei popoli, come dice Isaia, cioè tutte la pienezza e la bellezza dell’uomo, che si costruisce in modo autentico.

Ma c’è ancora un passaggio intermedio. Prima di arrivare da Gesù i magi hanno bisogno di passare da Erode  e di avere un’indicazione “ufficiale” della nascita di Gesù. Si, perché Erode è re di Israele, e dovrebbe come recita il Deuteronomio, contemplare il libro della legge ogni giorno, nell’attesa del profeta degli ultimi tempi, del messia. Chi se non lui dovrebbe essere informato della nascita del messia?

Eppure Erode non legge la Parola di Dio  personalmente, se la fa leggere e spiegare da altri, dagli “esperti”. In questo modo egli non assolve più quella funzione di sentinella, di testimone di Dio per i magi.

Erode è ogni cristiano che, non leggendo personalmente la Parola di Dio, non contemplandola nella sua vita, non è più testimone credibile di Dio per tutti gli uomini che hanno bisogno di lui per trovare la strada che porta a Gesù.

Erode è ogni battezzato che delega agli “esperti” (preti, vescovi, teologi…) il rendere ragione della propria fede a coloro che incontra nel suo cammino, avendo paura di dialogare ed esporsi con sincerità e dolcezza.

Erode è la Chiesa quando strumentalizza la parola di Dio a fini politici e perde la sua missione fondamentale, quella di evangelizzare,  di indicare ai magi, ai cercatori di ogni tempo, la strada per giungere dal messia che è nato ed offrirgli tutti i loro doni.

Il primo compito della Chiesa è evangelizzare. Ma la Chiesa non sono i preti o i vescovi, siamo tutti noi battezzati.

Comprendere questo significa uscire dall’orto chiuso dei nostri giri rassicuranti ed aprirci a tutti gli uomini che incontriamo nella nostra vita, come a cercatori di Dio.

Significa anche coltivare un’attenzione per la ricerca interiore di ogni persona, per le sue domande, i suoi dubbi, accompagnandola nel cammino. Accompagnare e non dare risposte precostituite è il modo migliore per mostrare la strada di Betlemme, lasciando che ciascuno trovi la casa di Gesù tramite la sua stella.

Significa infine sentire una passione per l’uomo, per ogni uomo, e per il mistero e la ricchezza della sua persona e della sua vocazione. Evangelizzare è l’arte di ogni battezzato, finalmente convertito dalla tentazione di controllo di Erode e capace di farsi amico di ogni uomo che cerca Dio nella sua vita.

 

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Il potere della croce

Omelia per Cristo re, Anno C

Il re è colui che detiene il potere, che concentra nella sua persona il controllo di tutte le leve che, una volta azionate, cambiano le strutture e la società. Gesù è re, perchè ha certamente un potere in grado di cambiare, di trasformare radicalmente il mondo. Ma in che senso? Non si tratta di una potenza che opera sul piano delle strutture immediatamente politico – economiche, per impedire o favorire l’aggregarsi di forze, in grado di repererire e controllare energia, materie, o anche informazione, che è il petrolio dei nostri tempi. è una potenza che opera radicalmente a monte, in ciò che origina ogni movimento esterno, in quel luogo invisibile che è il cuore umano e la sua intenzionalità. è una potenza che opera un cambiamento, un ribaltamento radicale, che plasma il cuore dell’uomo e lo rende veramente umano, capace di riconoscere la bontà, l’innocenza e la verità.
Come si converte il buon ladrone? Precisamente riconoscendo l’innocenza di Gesù, la sua sofferenza innocente, come una potenza in grado di salvarlo. Questo è il grande ribaltamento, la grande trasformazione operata dalla croce di Cristo, ossia riconoscere che il vero potere non opera sul piano visibile delle potenze derivate, quelle che l’uomo può manovrare, ma sul piano invisibile dell’amore, un’amore che soffre per noi, che si dona, che perdona, un amore il cui simbolo e la cui manifestazione piena risiede nella croce. La leva del potere più grande della storia, un potere in grado di ribaltare la storia è la croce e Gesù è il re che l’ha azionata per primo, causando una catena incontrollabile di ribaltamenti, in terra e in cielo.
Non sono i potenti che si tengono strette le loro cariche per salvarsi a cambiare la società ma la croce di colui che non ha salvato se stesso per salvare gli altri. Questa croce oggi si trova nelle terre dimenticate dell’Africa, li dove si consuma il sacrificio economico degli ultimi della terra; si trova tra le onde del mar mediterraneo, li dove tante donne e bambini sono morti in cerca di una migliore speranza; si trova nelle stanze degli ospedali, dove si consuma il dramma di anziani che muoionno in solitudine o di bambini a cui non è stata concessa la libertà di nascere. Questi sono coloro che cambieranno il mondo, grazie alla potenza trasformante dell’amore di Dio. Anzi l’hanno già cambiato, perchè la grazia ha già operato in loro, in modi a noi sconosciuti per costruire il Regno di Dio, un regno che poggia sulle fondamenta degli ultimi della terra.
Anche nella nostra vita personale non sono sempre i nostri successi ad indicare la verità più profonda di noi stessi, e a cambiarci, a trasformarci nella capacità di riconoscere il bene che è intorno a noi, ma le nostre sconfitte. è dentro ai contrasti, alle difficoltà nel lavoro che io scopro che gli altri esistono e che il progetto di Dio per me non si riduce ad un disegno teorico partorito dalla mia mente. è dentro alle fatiche di un rapporto matrimoniale che scopro come l’altro non è riducibile ad una risposta ai miei bisogni, e che la mia vocazione è qualcosa che mi supera infinitamente, un dono che passa attraverso la croce per generare il bene e l’amore. è dentro al la sofferenza che genera l’educare quando sembra che nulla dei nostri sforzi passi, che i miglioramenti e i cambiamenti siano troppo lenti per poter essere attribuiti a qualche merito di colui che educa… precisamente in questo momento il sacrificio di colui che si dona ha un senso e opera il cambiamento attraverso la legge della croce che il Signore Gesù ha promulgato come re.
Sacrificio è certamente una parola scomoda e ambigua. Ma il sacrificio del re che governa la storia sulla croce non è altro che il dono dell’amore di Dio, un dono capace di vincere ogni ingiustizia, ogni tentazione verso i male e lo scoraggiamento che può attraversare l’uomo che soffre e combatte in questa vita.